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giovedì 19 settembre 2013

Recensione Macabre Enslaver

Macabre Enslaver - Le Sporche Strade Della Mente
(2012, Mother Death Productions)
Ambient Black Metal


Sicuramente chi dice che il lato più estremo del metal sia ormai saturo e monotono, non si è mai imbattuto in casi come il one man band dei Macabre Enslaver.
Questo Le sporche strade della mente infatti, è un pensiero contorto ed ancestrale di sofferenza umana tradotto in musica e trasportato nei menadri di un genere che la band definisce Lo-fi Christian Black Metal che musicalmente si muove in un sound lacerante e particolare come quello statunitense di Xasthur o il Burzum degli album più sperimentali se cosi' posso osar dire.
Questo lavoro è diviso in 8 tracce dal titolo Cancro, tutte fini a ribadire il concetto musicale di sofferenza ed apatia umana, un lavoro sicuramente ambizioso con innumerevoli sfaccettature, che trova il suo apice nella 7 traccia, stupenda nel suo dipanarsi che riassume da sola tutto il concetto filosofico e musicale dietro questo disco.
Di fronte ad una registrazione che potrebbe senza dubbio essere migliorata, la proposta musicale risulta caotica ed a volte troppo caotica.
Sicuramente le parti vocali sono stupende incastrate in tanta elettronica e sonorità che sfiorano addirittura il doom in determinati passaggi, il tutto catapultano in tematiche ambient e dark di un gusto sopraffino.
Sono rimasto piacevolmente sorpreso da cotanta inventiva in questo progetto, dalle grandissime potenzialità secondo me, che purtroppo ad oggi non sono espresse al meglio.
Infatti la presenza di molteplici sfaccettature sonore e stilistiche fanno risultare il disco un calderone di idee messe alla rinfusa in alcuni passaggi.
Senza dubbio nel prossimo lavoro, con una maggiore maturità compositiva tutte le potenzialità del pensiero di questo one man band avranno possibilità di manifestarsi in tutta la loro sostanza per ora promuovo più l'originalità e leprospettive che il sound di un album che i patiti del genere dovrebbero ascoltare con molto interesse perchè questa band ha tutte le carte in regola per far parlare violentemente di sè in futuro.
Per ora come dicevo, grande originalità, ottime idee ma forse sarebbe il caso di sedersi e fare una cosa e bene piuttosto che inserire tante variabili che a volte cozzano in primis tra di loro.

Voto: 6


Tracklist:
1 - Cancro I
2 - Cancro II
3 - Cancro III
4 - Cancro IV
5 - Cancro V
6 - Cancro VI
7 - Cancro VII
8 - Cancro VIII


Furia
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giovedì 23 maggio 2013

Recensione WILL'O'WISP

WILL'O'WISP - KOSMO
(2012, NADIR MUSIC)
PROG DEATH

I will o wisp tra vicissitudini e varie calcano la scena da oltre 20 anni, ed ora presentano questo ambizioso Kosmo alla nostra attenzione, album dalle tinte prog technical death, tra Atheist e Cynic come influenze e sound.
Un intro accattivante ci catapulta nei vortici ritmici di Five colours e Six forms of existence, ottimi pezzi strutturati nella ricerca sadica della perfezione compositiva, sicuramente per costruzione dei pezzi e per esecuzione siamo di fronte a livelli alti.
Persecution, Choose my matrix e Going back impreziosite da una produzione ottima che sfocia in un suono pulito e preciso, trasportano in meandri musicali molto piu' cupi, i pezzi sono articolati e fusi in stili diversi con una maestria davvero invidiabile, unica pecca per ora, la chitarra che non osa e resta ferma al contrario di una sezione ritmica molto piu' poliedrica ed esaltante.
Going back e Kosmo segnano il passo di pezzi che per la loro composizione dopo un po' risultano difficile da seguire e dove la matrice death lascia il posto a ricerca forsennata di melodia ed elettronica incalzante.
La seconda parte di questo lavoro, con Om mani pad me hum, a Place of rebirth e Bardo thodo continua ad esaltare la caratura tecnica dei musicisti, perfettamente a loro agio nell'interpretare un genere ambizioso e difficile da comporre ed incastrare, ma qui le doti non mancano.
Chiudendo il lavoro con The thoroughness of thought e Sumatra-buddhi bisogna dire che se in precedenza ritmica ed assoli non sono stati all'altezza della sezione ritmica anche la prova vocale si assesta sicuramente in strati qualitativi decisamente inferiori alla prova ritmica.
Sicuramente una band rodata con capacità tecniche sopraffine, un album suonato bene che si attesta in un genere che magari di death ha poco e nulla ma col prog dice violentemente la sua.
In futuro quando tutti i componenti si esprimeranno ad alti livelli sicuramente il risultato sarà molto piu' positivo.
Per ora un ottimo cd per i fan del genere e della didattica.

Voto: 6/10

Tracklist:
1- Mrtyu (Instrumental)
2- Five Colours
3- Six Forms Of Existence
4- Persecutions
5- Choose My Matrix
6- Going Back (My Samsara)
Part 1 (Mauna)
Part 2 (Garuda)
7- Kosmo
8- Om Mani Pad Me Hum
9- A Place Of Rebirth
10- Bardo Thodol
11- The Thoroughness Of Thought
12- Sumatra-Buddhi


Furia
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giovedì 7 marzo 2013

Recensione NAHABAT

Nahabat - Essence
(2012, Autoprodotto)
Ambient/Dark Metal


La copertina di un disco è raramente garanzia della sua bellezza musicale. Serve più che altro a suscitare una particolare emozione che raggiunge il cervello e a sua volta si collega al portafogli dell'acquirente (spesso accade con quelle copertine che ritraggono donnine nude et similia). Altre volte invece fungono da biglietti da visita, a spiegare in maniera visiva il contenuto sonoro (vale ad esempio con le copertine dei Rhapsody o dei gruppi black metal). Più raramente, infine, offrono a chi le scruta simbolismi arcani o allegorie occulte, in modo da catturare l'attenzione di chi certe cose le percepisce. E' proprio questo il caso di Essence, il primo EP dei Nahabat, con una copertina che definire emblematica è poco. Multi-interpretativa anche. E la cosa bella è che le sensazioni che suscita tale raffigurazione si riscontrano perfettamente anche nelle canzoni (solo tre, purtroppo) presenti nell'EP: un dark ambient molto etereo e oscuro, che però guarda verso la luce. Onirico come non mai, Essence è una piccola e brevissima perla sonora capace di canalizzare il pensiero verso direzioni uniche. A me, ad esempio, ha suscitato l'immagine di un cielo coperto, nubi fitte, e una luce che a spiragli ci filtra attraverso. Un'atmosfera cupa, lugubre, ma con un retrogusto di speranza.. o forse di paura. Chi siamo noi, angeli in pena che bramiamo il ritorno del sole? O demoni timorosi della luce divina? Chi è la figura angelica, sofferente e al tempo stesso estasiata, raffigurata sulla copertina? Potrebbe essere ognuno di noi, esseri figuratamente alati e in grado di volare, ma ingabbiati in una società tecnocratica che non fa altro che distruggere i nostri sogni e tenta di sotterrarci, sebbene siamo fatti per toccare l'infinito.
Questa è l'interpretazione che ci ho dato io, ma ognuno di noi può scorgere qualcosa di differente, ed è proprio questa la genialata di Essence. Un tappeto di liquide e sognanti atmosfere tastierose che mi hanno ricordato le sonorità che ho tanto amato nei primi anni '90, unite ad una batteria morbida che raramente si concede dei brevi slanci di velocità. Essa però, come anche chitarra e basso, sono suonati in maniera soffusa e dolce, per suscitare appunto quella sensazione di "trasporto" che contraddistingue una produzione fuori dagli schemi, che proprio per questo motivo va incoraggiata e supportata. Il composto è arricchito da una voce femminile calda e dolcissima, con una malinconia velata che ben si sposa col sound dell'EP.
Non dò un voto più alto di 7 solo perché appunto si tratta di un EP di brevissima durata. Non si fa nemmeno in tempo a lasciarsi trasportare ed estraniarsi dal mondo che... è già finito. Che questa recensione valga pertanto come incoraggiamento per la produzione di un full-lenght che attinga a piene mani da Essence ma che allunghi l'emozione per la durata di un album vero e proprio.

Voto: 7

Tracklist:
01) Prelude
02) Essence
03) Helios anima


Grewon
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Recensione THE ABYSS GODS

The Abyss Gods - Birth Of The Gods
(2012, Autoprodotto)
Heavy/Progressive Metal

La biografia dei The Abyss Gods è ricca di date, festival e collaborazioni di grande spessore. Mentre il loro debut album è alle porte, mi accingo a recensire il loro ep autoprodotto, dal titolo “Birth of the Gods”. La mitologia, reale o fantastica, sembra quindi essere il filo conduttore dei loro componimenti, che musicalmente risentono di diverse influenze. Di base, troviamo un heavy metal molto “americaneggiante”, con una voce aspra e ruvida e richiami anche all’hard rock di fine anni 80. In alcuni passi è però facile sentire la correlazione col metal oscuro e introspettivo dei primi Amorphis, quelli di “The Karelian Isthmus” e “Tales from The Thousand Lakes”.
Birth of the Gods” è composto da soli tre brani di lunghezza standard; un demo dunque, più che un ep, ma le definizioni si sprecano, è la musica ciò che conta.
Sommariamente, devo ammettere che non sono rimasto particolarmente affascinato da questo disco: non è per la produzione carente (caratteristica ovvia per le band alle prime armi, e che non intacca minimamente il giudizio complessivo), ma proprio per il songwriting in generale, che in diversi punti mi è parso approssimativo e incontra il suo picco creativo solo nella strumentale “Into destiny”. Un altro elemento disturbante è rappresentato dai cori aggiunti alla voce principale, che non ottengono a mio avviso il risultato sperato, cioè quello di supportare la lead vocal. Questo problema è facilmente risolvibile a livello di produzione, e si deve tener anche conto che in sede live queste imprecisioni assolutamente non si sentono.
Cos’altro dire: i The Abyss Gods sono musicisti abili e decisi, e questo si vede. Questo breve ep di debutto è ancora un po’ acerbo, ma le potenzialità di questa band si vedono eccome: sicuramente dal vivo le impressioni sono di indubbio spessore. Resto in attesa del loro full-lenght, e sono personalmente molto fiducioso per il loro futuro.

Voto: 5

Tracklist:
01) Birth of the gods
02) Into destiny
03) Race against time


Grewon
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Recensione SECRETPATH

Secretpath - Wanderer
(2012, Autoprodotto)
Death/black


lavoro che sicuramente lascerà spiazzati i fan della prima ora, perchè i secretpath con questo nuovo lavoro, hanno deciso di mettere da parte mode e clichès vari, rendendolo piuttosto imprevedibile e variopinto nel suo insieme di sfuriate black ed elementi classicheggianti, death e prog, che nel loro insieme, hanno sicuramente costituito un lavoro fresco e godibile.
Sarebbe già sufficiente ascoltare "essence of chaos", con tutti i cambi improvvisi, ma ben amalgamati tra sfuriate black e intermezzi classici, per rendersi conto della qualità compositiva delle band. Degno di nota anche "in praecipiti Esse", coinvolgente e ben arrangiato. Da tenere sottocchio questa brava e capace band calabrese. Potrebbe in futuro offrire ulteriori sorprese e consolidarsi nel panorama del metal estremo.

Voto: 7.5

Tracklist:
1. Essence Of Chaos
2. The Dark Forest Of My Insanity
3. In Praecipti Esse
4. ... And So I Return To The River
5. I'm Your Guide


Diego
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Recensione NEFESH

NEFESH - Shades and Light
(2012, Necroagency)
power/prog


Il nuovo lavoro dei Nefesh sembra aver finalmente raggiunto un buon livello di maturità sia compositiva che di padronanza tecnico-strumentale. Tutto ciò coadiuvato anche dal lavoro di registrazione e produzione, affidata fortunatamente alle mani di Frank Andiver prodotto nei leggendari Finnvox studio. Lo stile della band si contraddistingue da un power impreziosito da elementi sinfonici(buono il lavoro alle tastiere) infarcito da elementi prog e neoclassici, oltre che di metal estremo...Ma proprio riguardo a quest'ultimo aspetto, devo notare la poca incisività(o cattiveria diranno in tanti..) che probabilmente ha bisogno di essere approfondita ma non ingurgitata ad ogni costo; decisamente più convincenti risultano essere le parti classicheggianti e prog, segni di un'attitudine naturale della band. Degno di nota anche l'utilizzo, mai scontato, di parti cantate in italiano in diversi brani come Delirium of war, Tears e la title track...Apprezzabili, oltre ai brani sopracitati, anche tifonomachia e souther e la un pò "annacquata" Surexi(non è da tutti cimentarsi in suite prolisse e variopinte...). Interessanti e godibili anche i preludi strumentali che precedono alcuni brani.
Da ascoltare perchè nel complesso ben realizzato e godibile!

Voto: 7

Tracklist
1) Intro
2) Delirium Of War
3) Tifonomachia
4) Preludio
5) Everytime
6) Souther
7) Tears
8) Preludio
9) Hug Me
10) I Can’t Fly
11) Surexi
12) Shades And Lights
13) Outro

Diego

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Recensione CARTON

Carton - Perfect World
(2012, senza etichetta)
Hardcore/Alternative


I Carton nascono a Roma nel 2007 da un'idea di Cristiano Iacovazzo, già voce e basso dei Tintozenna (1996/2007); però, i primi tempi son resi difficili da continui cambi di line-up e soltanto nell'autunno 2008 la line-up si assesterà con Dan PK alle chitarre, con Ferruccio Di Marzio dietro le pelli e Maciej Mikolajczyk al basso, poi sostituito da Alessio Martucci nel settembre 2011.
La loro musica è una sapiente e originale miscela di grooves alla Pantera uniti alla potenza e schiettezza dell'Hardcore e dell'alternative metal dei primi anni '90; la voce sputa rabbia in ogni canzone e ricorda, in "salsa" romana, la graffiante cattiveria di Zach De La Rocha; i riff son potenti e sporchi al punto giusto.
Questo loro secondo lavoro in studio contiene dieci tracce: dalla title-track all'ottava (don't blame me) son brevi, con una media di tre minuti, e tiratissime...vere mazzate sui denti; la penultima, la più lunga, è un po' più melodica e articolata; mentre l'ultima traccia ripercorre il loro stile, sebbene particolare e più complessa.

Voto: 8,5/10

Tracklist:
01) Perfect World
02) Shut up
03) Jump
04) Horror kebab
05) Fuckin' hard day
06) Brave captains
07) Wrong way
08) Don't blame me
09) Young lost
10) Prophecy 2.0.12


EvilViking
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martedì 8 gennaio 2013

TOP & FLOP 2012... secondo Grewon!

TOP

Ensiferum - UNSUNG HEROES (folk extreme metal)

Dopo il tiepido "From Afar", finalmente i finnici si son ripresi e hanno sfornato un album forte, solido e compatto. Epicità ai massimi livelli.


Eluveitie - HELVETIOS (folk death metal)

Finalmente un loro disco dove death metal e inserti folk si amalgamano correttamente. Non siamo ancora ai livelli di perfezione dei Suidakra, ma finalmente c'è qualcosa di veramente cazzuto dai tempi di "Spirit".


JAM Project - THE MONSTERS (jrock)

Ennesima riconferma per una super band in grado di spaziare in ogni genere musicale, dal pop al progressive metal.


Marillion - SOUNDS THAT CAN'T BE MADE (neo progressive rock)

Ah però. Dire che è il miglior disco dei Marillion da "Marbles" ad oggi pensate sia un eufemismo? Beh, ascoltatelo e cambierete idea.


Demon Hunter - TRUE DEFIANCE (groove metal)

Una formazione americana nata come gruppo metalcore, che negli anni si è evoluta verso un sound più complesso e studiato. Ottima prova anche quest'anno, a dimostrazione che non servono necessariamente testi anticristiani per produrre del metal di qualità.




FLOP


Luca Turilli's Rhapsody - ASCENDING INTO INFINITY (Power Symphonic Metal)

I risultati della dipartita di Luca Turilli non sono stati una gran cosa. Disco monotono, ripetitivo e talvolta anche fastidioso. E' triste doverlo ascoltare e ricordare i capolavori dell'era d'oro dei Rhapsody, nostalgia canaglia!


Skunk Anansie - BLACK TRAFFIC (Post Grunge)

Dopo lo spumeggiante "Wanderlustre", sembrava che la reunion degli Skunk Anansie avrebbe portato una serie di dischi di forte spessore. Invece il nuovo "Black Traffic" è piuttosto deludente. Troppo breve e con ben poche idee interessanti.


Sonata Arctica - STONES GROW HER NAME (Progressive Power Metal)

"Unia", il disco che segnò il cambiamento radicale dei Sonata Arctica, aveva diviso la critica. "The Days of Grays" invece ottenne diversi riconoscimenti positivi, e lasciava ben sperare. Purtroppo, con "Stones Grow Her Name" si è fatto un passo indietro, verso la monotonia e la piattezza. Peccato.


Gotthard - FIREBIRTH (Melodic Hard Rock)

Tutto il mondo sta acclamando quest'album (il primo dopo la morte del grande Steve Lee) come un eccezionale capolavoro. Sarà, ma non è riuscito a prendermi più di tanto. Non quanto i precedenti dischi, perlomeno. Inizia e finisce senza lasciarmi emozioni indelebili.


Wintersun - TIME I (epic extreme metal)

Sette anni. Sette lunghi anni di attesa per quest'album, che finalmente è uscito. E' bello? Si, decisamente. Ma perché cavolo lo hanno diviso in due parti, facendo uscire solo un acerbo ep? Se li avessero uniti entrambi (sicuramente non si sarebbero superati gli 80 minuti del CD) la valutazione sarebbe stata diversa.


MIGLIOR ALBUM ITALIANO/UNDERGROUND

(EchO) - DEVOID OF ILLUSIONS (Doom Metal)
Un capolavoro assoluto, atmosfere liquide per un'esperienza sonora senza precedenti. Un prodotto eterogeneo ed eclettico, che colpisce dritto al cuore
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TOP & FLOP 2012... secondo Furia!

top album 2012
obscura (illegimitation)
incantation ( vanquish in vengeance)
beheaded (never to dawn)
dying fetus ( reign supreme)
psycroptic (the inherited repression)

flop album 2012
soulfly (enslaved)
exilia (decode)
meshuggah (koloss)
vision divine (destination set to nowhere)
cradle of filth (the manticore and other horrors)

top italiani
antropofagus (architecture of lust)
natron (grindermeister)
coprophiliac (Whining bitch treatment)
necrotorture (gore solution)
buffalo grillz (manzo criminale)


miglior live
7 vulgar fest
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Recensione MadMaze

Madmaze - Frames Of Alienation
(2012, Punishment 18)
Thrash


Purtroppo mi trovo a recensire un disco che non mi piace, spero che questi ragazzi non me ne vogliano...
I MadMaze sono senza dubbio dei musicisti preparati, i quali anni passati a coverizzare i loro gruppi preferiti hanno forgiato una capacità di esecuzione nettamente sopra la media, fattore che gli ha permesso di offrire al pubblico un prodotto professionale di discreto livello. Chiunque abbia come band di riferimento gli Anthrax o i Testament simpatizzerà (come minimo) per questo gruppo modenese. Tra i testi, che trattano argomenti come il controllo mentale da parte dei media e delle religioni, ho apprezzato il testo dedicato al progetto MK-ultra, il quale tratta prevalentemente il punto di vista di chi è controllato, argomento molto caldo per chi è interessato ai mezzi sofisticati dei poteri forti.
Il fatto che non ci siano novità a livello di proposta musicale, è una caratteristica ormai talmente comune che parlarne in maniera negativa sembra superfluo, tuttavia penso che anche senza innovazioni epocali si possa dare un'impronta personale a un genere ben assimilato e interpretato, non ritengo comunque "Frames of Alienation" un buon esempio.
Il motivo per cui non mi piace è che gli arrangiamenti sono talmente articolati e scolastici da perdere di vista la "nobile causa" della violenza e della sfacciataggine. I pezzi mi sembrano troppo lunghi e paradossalmente troppo simili tra loro. Il fatto che mi siano piaciuti solo il pezzo strumentale (Beyond) e la traccia fantasma, mi fa pensare che l'attitudine compositiva in questione sia più ispirata sulle melodie che sulla violenza, senza alcuna malizia ovviamente.
Mi spiace non poter dare un voto alto a una Band con tali potenzialità, ma non me la sento di darlo per questo disco. In futuro chissà
...

Voto: 6/10

TrackList
1. Walls Of Lies
2. Sacred Deceit
3. Mad Maze
4. Cursed Dreams
5. Beyond (Instrumental)
6. Caught In The Net
7. Lord Of All That Remains
8. Mk-Ultra
9. Retribution

Roberto Scalisi
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domenica 9 dicembre 2012

Recensione ROCKRAGE

ROCKRAGE - VALKIRJA
(2012, AUTOPRODOTTO)
HARD ROCK

Da teramo i Rockrage con questa loro autoproduzione riportano sonorità hard rock che ormai è quasi impossibile ascoltare, sia nell'underground che fuori.
Apre questo album, The beginning facendo subito capire le linee guida del sound, ispirato fortemente ai mostri sacri del genere, dai Led zeppelin ai Whitesnake con venature melodico molto Guns'n'roses.
Best love, I hate the world e To love and hate fanno vedere una buona quadratura sia negli arrangiamenti che nella sessione ritmica, un sound eseguito didatticamente senza esaltazioni nè sbavature.
Too bad e Hole in my soul continuano senza scalpore sulle linee tracciate dalle precedenti tracce, facendo notare una buona esecuzione tecnica che col passare dei pezzi diventa precisa rispetto adalcuni passaggi oscuri precedentemente ascoltati.
Valkirja, uprising portano direttamente a Walk on by myself che considero il pezzo più bello di quest'album sulle ali di un sound apprezzabile, che mischia riff ottantiani a momenti più melodici ben eseguiti e ben riprodotti.
Chiude questo Valkirja Wide hips 69, nel modo onesto e trascinante come aveva iniziato.
Sicuramente i Rockrage presentano un lavoro onesto, ben suonato e ben interpretato senza sbavature nè esaltazioni stilistico compositive.
Se da un lato mi verrebbe da dire che per fortuna il rock non è morto dall'altro considero questo album piatto e troppo legato alle band ispiratrici e troppo poco ad un'interpretazione più personale di questo sound.
Più in avanti nel tempo, acquisendo una propria identità nel sound, probabilmente promuoverò a pieno la band, per ora mi sento di promuovere solo l'esecuzione tecnica e le qualità della band.

Voto: 5/10

TRACKLIST:
1 The Beginning
2 Best Love
3 I Hate The World
4 To Love And Hate
5 Too Bad
6 Hole In My Soul
7 Valkirja
8 Uprising
9 Walk On By Myself
10 Wide Hips 69


Furia
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Recensione THE KING'S BAND

THE KING'S BAND - THE ANTICHRIST
(2012, Autoprodotto)
HARD'N'HEAVY


I the king's band sono il progetto di Karlage king, progetto musicalmente promosso dalla Necrotorture agency che riporta agli albori sonorità tipicamente di gruppi come Skid row, Motley crue, L.A. guns in chiave personalmente ed irriverentemente rivisitata.
Radio hell getta le basi di un sound semplice e d'impatto destinato a rimanere bene in testa, non ci sono virtuosismi particolari, sia in esecuzione strumentale che in tecnica canora, per non parlare poi del livello di pronuncia ma fatto sta' che questo pezzo nella sua semplicità è di sicuro impatto.
Gypsy night e Sex after night procedono con preoccupanti interpretazioni canore, ma musicalmente rimangono ben strutturati nella loro onestà, seppur in gioco di incastro dei riff a lungo andare diventi noioso e prevedibile a livello qualitativo totale i pezzi quadrano bene.
Trip in the after life e You are my bitch cercano di districarsi in tempi davvero lunghi per i pezzi, che contraddinstinguono un po' tutti i pezzi. Ciò penalizza il risultato finale anche alla luce di una mancanza di idee e d'innovatività, ma come detto precedentemente, queste lacune unite ad un'interpretazione vocale davvero anomala comunque non toccano l'impatto del pezzo che nel complesso rimane decente nonostante tutto
In death or glory oltre a chiudere il pezzo, la prova vocale tocca i minimi storici di questolavoo, davvero imbarazzante a tratti.
Considerando la prova vocale, la tecnica esecutiva, la composizione metrico musicale dei pezzi forse sarebbe stato meglio ordinare le idee e far uscire questo lavoro tra qualche anno, magari curando anche la produzione visto la pessima resa di questa.
Salvo la visione irriverente e simpatica sia della band che del genere proposto, ma come proposta musicale decisamente da evitare.

Voto: 4/10

Tracklist:
1 Radio Hell
2 Gypsy Night
3 Sex After Night
4 Trip In The After Life
5 You Are My Bitch
6 Death Or Glory

Furia

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Recensione TRAILS OF SORROW

Trails Of Sorrow - Languish In Oblivion
(2012, Domestic Genocide Records)
Funeral Doom Metal


Ogni volta che mi trovo tra le mani un disco di funeral doom metal, un brivido mi percorre puntualmente la schiena. Non si tratta del mio genere preferito, ma di un qualcosa che so già a priori mi saprà donare diverse emozioni e saprà catturarmi nelle sue lugubri ambientazioni.
Non so come mai, ma finora non ho mai ascoltato un album funeral doom che non mi sia piaciuto: dev'essere perché essendo un genere ESTREMAMENTE di nicchia, si hanno sempre le idee ben chiare quando si decide di intraprendere questo pericolosissimo sentiero. "Languish in Oblivion", l'album di debutto degli italici Trails of Sorrow, non fa eccezione. Dieci tracce di oscura pesantezza musicale, intervallata qui e là da brevissime accelerazioni gotiche, che vagamente rimembrano anche il suicidal black. Non saprei scegliere una traccia in particolare, in quanto ognuna di esse è un tassello di un puzzle, perfettamente incastrato agli altri. La lievissima influenza "gothic" la si ritrova anche nella quantità delle tracce (dieci, appunto) e nella loro durata non eccessiva, in netto contrasto con gli standard del funeral doom che invece prevede pochissime tracce ma dall'immane prolissità.
Cinquantacinque minuti di tristezza razionale, cadenzata e imperante, come una marcia di battaglia ma di un esercito che va incontro ad un destino già segnato. Un plauso a tutti i musicisti, che fanno il loro dovere in maniera impeccabile; forse avrei gradito una maggiore presenza della tastiera, ma non c'è nulla di cui lamentarsi. Il growling utilizzato è di splendida fattura: cupo, ruvido e cavernoso, e mi ha riportato alla mente i magnifici Mournful Congregation; tuttavia devo fare un piccolo appunto alla pronuncia inglese, non sempre precisa.
Sostanzialmente non si può parlare di un capolavoro assoluto del funeral doom metal, tuttavia si tratta pur sempre di un buon album, e considerato che è anche quello di debutto, tutto lascia supporre per un futuro pieno di sorprese da parte dei Trails of Sorrow.

Voto: 7,5

Tracklist:
01 - Dreams are dying
02 - Lying as to live is to suffer
03 - A grave of loneliness
04 - Trees crying leaves
05 - See my blood flowing
06 - In luce
07 - Suffering comes
08 - Wonderful memories
09 - A blinking shadow
10 - Ora è la fine

Contatti:
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Grewon
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Recensione KALIDIA

Kalidia - Dance Of The Four Winds
(2012, Autoprodotto)
Symphonic Power Metal

L'eredita dei Rhapsody è dura a perdersi: avendo dato vita quasi un ventennio fa a un genere nuovo, l'hollywood metal (cioè un power metal sinfonico con sonorità che richiamano alla mente le epiche colonne sonore hollywoodiane), sono stati l'orgoglio nazionale per moltissime persone, me compreso. I puristi del metal estremo li hanno ovviamente odiati (ed hanno avuto i loro buoni motivi), ciò non toglie che siano riusciti a creare un autentico trend, e determinato il proliferare di numerose band di power sinfonico.
Fatte le ovvie differenze, anche i Kalidia sono gli eredi di questa tendenza, ormai in declino e riservata a pochi eroi che strenuamente la difendono (e a mio avviso fanno anche bene). Come si evince dal loro ep, questa formazione propone un power sinfonico con voce femminile come solista. La voce è molto pulita e pertanto è facile accostare i Kalidia agli ultimi Nightwish o agli italiani Ancient Bards.
Con quattro brevi tracce non è possibile dare un giudizio molto preciso sul valore di una band, mi limiterò quindi alle mie prime impressioni, positive con qualche riserva. Fresco, semplice e diretto: questo è il sound dei Kalidia, lontano dalle prolissità e dai toni austeri e troppo filo-teutonici di molte formazioni del genere. Brani decisi e concisi, che colpiscono dritto al cuore e fanno capire subito le loro intenzioni. Questo è delizia ma anche croce, in quanto toglie spazio all'innovazione e al coinvolgimento sulla distanza. La band sembra sommariamente timorosa di osare, e preferisce adagiarsi su percorsi già battuti, anche se bisogna riconoscere che lo fa con notevole bravura.
Lo scorrere delle quattro tracce avviene con leggerezza, in maniera fluida e senza cali di tono: ci sono quindi le basi per un full-lenght di tutto rispetto. Per il momento, nella mia umiltà mi permetto di dare ai Kalidia la sufficienza piena per un prodotto simpatico e gradevole, che spero serva da preludio un lavoro più completo e appagante per chi ama il symphonic power.

Voto: 6/10

Tracklist:
01) The lost mariner
02) Winged lords
03) Reign of Kalidia
04) Shadow will be gone

Grewon

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giovedì 22 novembre 2012

Recensione TEZZA F.

Tezza F. - The Message: A Story of Agony, Hope and Faith
(2012, Autoprodotto)
Power/Avantgarde Metal


Un artista sconosciuto, e una copertina tutt'altro che interessante. Anzi, oserei dire piuttosto scialba. Tutto farebbe supporre che si tratti di uno di quei dischi autoprodotti che fanno sbadigliare dall'inizio alla fine. Beh, niente di più sbagliato: non appena l'album parte nel lettore, ci si deve necessariamente ricredere. "The Message: A Story of Agony, Hope and Faith" è una vera e propria "favola" sonora, un concept album composto da dodici tracce in tutto, un autentico concentrato di interessantissime emozioni, con ben poche pecche.
Non mi dilungherò molto in questa recensione, in quanto per analizzare ogni singolo tratto di quest'eterogeneo composto sonoro si dovrebbero spendere infinite frasi e parole, e la prolissità che ne deriverebbe inquinerebbe la considerazione di questo meritevole lavoro. Mi limiterò pertanto a citare alcune associazioni che mi sono venute in mente, cosa assai difficile data l'originalità compositiva di "The Message". per prima cosa, le radici più profonde sono quelle del power metal che strizza l'occhio alla sinfonia: non so perché ma mi son venuti in mente gli Avantasia (side-project del frontman degli Edguy Tobias Sammett) ma anche gli Ayreon. Come già accennato poco fa, infatti, le canzoni sono quasi totalmente differenti l'una dall'altra, e ognuna di loro è da considerare come un tassello della storia, con uno stile ed un approccio sempre nuovi e diversi da quelli delle altre.
Lati negativi del disco? Una certa sommaria insicurezza di fondo, sicuramente dovuta forse alla poca fama di questo progetto musicale: si può dire ciò che si vuole, ma alla fine è sempre l'acclamazione popolare il motore che spinge una band a fare di meglio e ad acquisire il carisma necessario per imporsi su un mercato sempre più saturo di uscite, ma paradossalmente sempre più povero di qualità, ahimé.
"The Message: A History Of Agony, Hope and Faith" è fortunatamente un lavoro più che discreto, e si rivela essere una piacevole sorpresa per qualunque tipo di ascoltatore, dato che propone un massiccio contenuto sonoro dalle innumerevoli sfaccettature.

Voto: 7,5

Tracklist:
01) Quies aeterna (intro)
02) Wings of a tragedy
03) Fading lightless
04) Caelorum signa (interlude)
05) Whisper symphony
06) My face in the mirror
07) At the dawn of a new day
08) This shining flame
09) Outside
10) In nomine Patris (interlude)
11) The message
12) Beyond the gates of Heaven (outro)

Grewon

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Recensione CROMO

Cromo - Unchained
(2012, Autoprodotto)
Hard Rock/Heavy-Power Metal


Curiosa proposta quella dei Cromo, una band di cui sinceramente non avevo mai sentito parlare ma che mi ha piacevolmente colpito, sia per la complessiva originalità del proprio sound che per l'esecuzione tecnica.
Il genere musicale è quanto mai difficile da catalogare precisamente: abbiamo infatti elementi di hard-rock tardosettantiano/ottantiano con influenze glam: Kiss, Motley Crue, Poison sono due nomi altisonanti che si possono citare per fornire un metro di valutazione. Tuttavia ci sono anche alcune influenze "tastierose" con lievi accenti prog, che mi hanno fatto ripensare dapprima agli Europe, e poi ai primissimi Dream Theater, quelli di "When Dream and Day Unite".
L'EP in esame è composto da sei tracce, per la durata complessiva di circa 25 minuti. Come già detto prima, l'impressione avuta è quella di una band che sa il fatto suo e semplicemente propone diverse soluzioni musicali per il semplice gusto di farlo, per divertimento e non perché non si hanno le idee chiare su quale direzione prendere. E' altresì probabile che nell'immediato futuro, considerate le impressioni della stampa e dei fans su quest'ep, si possa preferire l'una o l'altra strada, ma ciò non toglie che questo Unchained, sebbene non sia un capolavoro, sia comunque divertente e piacevole da ascoltare: venticinque minuti di buona musica, soprattutto per gli amanti del genere. I puristi dell'heavy metal classico, o dell'hard rock, possono magari storcere il naso davanti a quest'ecumenismo musicale che evita di schierarsi apertamente dall'una o dall'altra parte. Eppure basta aprire un po' la mente per riuscire a gustarsi un EP discreto e ben ideato.
Speriamo che in futuro i Cromo possano migliorarsi e siglare un prodotto con più carattere e in grado di imporsi sulla scena musicale satura di band, ma sempre affamata di talenti meritevoli.

Voto: 6,5

Tracklist:
01) Hitchhiking
02) Heavy metal lover
03) Storm warning
04) Tide of flood
05) Shine my star
06) Wasted time


Grewon
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Recensione Chemical Genocide

CHEMICAL GENOCIDE - IN HIPOCRISY THEY TRUST
(2012, Autoprodotto)
Thrash


Quanta fatica per questi ragazzi arrivare a questo demo, si perchè questa giovane band tarantina dopo un primo rodaggio, necessario per farsi le ossa in sede live, è stata poi decimata da quel fenomeno che tende a distruggere molte promettenti band del sud: la cosiddetta diaspora universitaria.
Dispersi così in varie zone d'Italia e lontani parecchi km tra di loro, peri componenti diventa difficile continuare il progetto e tutto sembra ormai perso, fino all'arrivo dell'Estate, in cui ritrovandosi tutti insieme si riprende con decisione, per dare alla luce almeno una piccola testimonianza dell'esistenza del gruppo, ed è così che prende forma "In Hipocrisy they trust".
Questo piccolo demo di 3 tracce (più un intro) sicuramente poco per formulare un giudizio, ma per i motivi sopra citati si capisce che non si poteva fare di più... 12 minuti soltanto che però riescono nell'intento di far capire a pieno lo stile Chemical Genocide.
Thrash senza fronzoli, nudo e crudo, di quello anni '80 (lo stesso ambito dei più noti concittadini Assaulter di cui potrebbero essere idealmente dei "figliocci")nella sua essenza più classica, riff taglienti, doppio pedale a raffica e voce sporca e cattiva. I primi nomi che mi son venuti in mente ascoltando questi 3 pezzi sono i Morbid Saint e i Demolition Hammer, peccato finisca già tutto subito, lasciando un pò di amaro in bocca.
Un piccolo assaggino insomma, che comunque ci fa intuire buone capacità, nella speranza che ci sia un seguito, sarebbe un peccato se "In Hipocrisy They Trust" diventasse il testamento di questa band, c'è sempre bisogno di thrash e i Chemical Genocide potrebbero risultare interessanti
Voto: 6,5/10

Tracklist:
1 Intro
2 Under Systematic Annihilation
3 In Hipocrisy They Trust
4 Chemical Genocide


Torrrmentor
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Recensione Desecrate

DESECRATE - XIII THE DEATH
(2012, Autoprodotto)
MELODIC DEATH METAL


Dopo 12 anni da Moonshine tales tornano I Desecrate da Genova con questo XIII the death, presentando un death metal tecnico che tende verso il lato melodico del genere ispirandosi a gruppi come dark tranquillity ed In flames ma non tralasciando una più personale proposta nella rielaborazione del genere.
Croatoan parte in maniera pregevole, ma non è questo un album di estremismi sonori, infatti la nuova line up mette le basi per un sound melodico ed accattivante anche grazie alla presenza del pianoforte ad impreziosire la costruzione musicale sia di questo pezzo che della strumentale ed accattivante Roanoke subito dopo.
XIII, tsunami ed anonymous si discostano per un attimo dalle cupe atmosfere per spingere un po’ sull’acceleratore, facendo notare una buona tecnica e coesione strumentale da parte di tutti i musicisti della band, il tutto unito ad una buona prova vocale perfettamente incastrata nel sound, peccato che manchi quel quid di violenza e ferocia ma come dicevo, non è questo un album di death metal propriamente detto……..
Altro intermezzo musicale con Mishka’n davvero piacevole, che ancora una volta contraddistingue questo lavoro nella ricerca melodica che risulta davvero di gusto sia musicale che sperimentale, pianoforte, flauti… non si odono tutti i giorni in album metal, ma a volte rappresentano quella nota piacevole, se eseguiti bene come in questo caso.
Hashashiyyin e Karma tornano a picchiare, seppur facendo intravedere qualcosa di pericolosissimo…il maledetto cantato in pulito, che per fortuna fa solo una comparsa fugace, musicalmente invece aumentano il ritmo collegandosi con Demon e My devil’s gonna cry facendo notare la ricercatezza metrico compositiva unita alla bravura nell’esecuzione che per ora ha contraddistinto tutta la sessione ritmica.
My silent crying è il pezzo che da solo riassume tutto il concetto musicale di quest’album con il pianoforte a rincorrersi con il growl creando un qualcosa di originale e musicalmente valido, infatti tutto l’album si contraddistingue per l’alternarsi di melodia e distorsioni incastrate perfettamente nelle liriche e valorizzate da una sessione ritmica sempre incalzata dalla batteria, il tutto atto a creare un sound piacevole ed in diversi passaggi anche molto personale,da qui The gallows of sakem e The illusion gate si muovono sulle stesse tematiche tecnico musicali per chiudere quest’album che sicuramente puo’ vantare un’ottima costruzione metrica e sonora, suonato tecnicamente bene e che non disdegna di osare sul piano interpretativo.
Chiude questo XIII the death la strumentale the illusion riportando l’album sui cupi toni introspettivi che lo avavno aperto.
Come dicevo, album che non ha una sbavatura, i pezzi sono costruiti bene ed articolati anche meglio a livello metrico,musicalmente è suonato benissimo senza virtuosismi esaltanti ma nemmeno stecche allucinanti.
Dal punto di vista musicale, ci si potrebbe far raggirare dalla dicitura death metal, totalmente pro forma perché la proposta musicale qui tutto è tranne che death, anzi,per la costruzione dei pezzi accosterei la band più a sonorità alla Dark lunacy per intenderci per arrivare nelle espressioni più “violente” ad un death melodico e senza velleità dell’aria nordica, dunque consiglio questo lavoro ai cultori di melodia e sperimentazione piuttosto che a quelli di death metal.

Tracklist:
1. Croatoan
2. Roanoke
3. XIII
4. Tzunami
5. Anonymous
6. Mishkah'n
7. Hashashiyyin
8. Karma
9. Demon
10. My Devil's Gonna Cry
11. My Silent Crying
12. The Gallows Of Salem
13. The Illusion Gate
14. The Illusion


Voto: 6


Furia
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Recensione CONCRETE

Concrete – Madness
(2012, Autoprodotto)
Thrash/Metal



Questo primo lavoro è datato 2012, ed è stato registrato nei Bunker Studios, con l'aiuto di Fabio “Trai” Intraina in fase di mix e mastering. Ma, prima di dare alla luce i loro pezzi inediti, che compongono la tracklist del loro EP “Madness”, i Concrete si sono fatti le ossa in diversi live, suonando i classici delle loro bands di riferimento, quali Anthrax, Sepultura, Sodom, Testament.
Formatisi nel 2009 grazie all'idea di Daniele Orlandi (al basso) e Luca Nazzari (dietro le pelli), e reclutati Massimo Ercoli (alla chitarra solista) e Manuele Ruggiero, che, oltre alla chitarra ritmica, si occupa anche della parte vocale, i Concrete, nella zona sud di Milano, cercano una propria strada nel mondo del metal, producendo un buon Thrash Metal di vecchia scuola, diretto e potente.
Ascoltando le sei tracce del Ep “Madness” (sebbene “interlude”, sia un breve intro strumentale), saltano all'orecchio alcuni aspetti: il loro songwriting è una sapiente miscela di thrash/speed e le tracce risentono sicuramente delle sonorità e dei riff di matrice old school; altro aspetto positivo è la produzione, che riesce a far godere abbastanza bene dei vari suoni, senza fastidiosi fruscii. Di contro, si potrebbe obiettare che, ispirandosi fortemente alla scuola anni '80, il loro thrash non porta novità nel panorama metal; e ciò farà storcere il naso a chi è alla costante ricerca di sonorità nuove e alternative; certo non a me che, già adolescente nei primi anni di vita del thrash, resto ancorato a quei riff e a quegli stilemi di metal.


Voto: 7/10


Tracklist:
1. sycon
2. fuckcilation
3. devastation
4. interlude
5. lobotomized
6. madness

EvilViking

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domenica 29 luglio 2012

LIVE REPORT - ROCK PRIDE FEST III

ROCK PRIDE FEST III

Sabato 09 Giugno 2012
@Largo San Francesco, Spongano (LE)

Tempo d'estate, tempo di Rock Pride! Con il primo caldo di giugno ecco arrivare la terza edizione del rock pride, un festival supportato anche da noi di Metalarci Webzine, organizzato da gli Essenza (sempre più un punto di riferimento nell'organizzazione di eventi rock metal tra Rock Pride e Spongstock)che sempre con grande passione e professionalità si caricano sulle spalle questo festival, diventato per gli amanti delle sonorità più classic, ormai un appuntamento fisso e irrinunciabile.
La location scelta quest'anno è una graziosa e tranquilla piazzetta di Spongano, a quanto pare ignota a gli abitanti locali (curioso notare che non sia stato l'unico ad avere problemi, chiedendo informazioni) e nonostante l'aver girato in lungo e in largo il paese si arriva poco prima dell'inizio del festival.
Il bill in questione quest'anno propone come headliner i marchigiani Ibridoma, gli Essenza, i baresi Twilight Gate e i Cobra; In apertura invece troviamo due cover band, Master Faster e Il Caos Strisciante, rispettivamente di Metallica e Verdena, scelta discutibilissima e solo in parte giustificabile con l'ormai evidente mancanza di nuove leve.

Dopo un inizio quindi un pò fuori contesto è con i COBRA che entra nel vivo, la band tarantina suona la carica con il proprio hard'n heavy vecchio stampo facendoci finalmente respirare l'atmosfera tipica del Rock Pride, la spiccata presenza scenica del caratteristico singer, supportato da ben 3 chitarre (forse un pò ridondanti) fanno certamente presa su un pubblico già più numeroso e abbastanza disomogeneo. Il repertorio Cobra poggia su pezzi di facile impatto e di grande orecchiabilità, tant'è che il pubblico sembra quasi trascinato a canticchiare i facili anthem rigettati dal palco. Esibizione intensa e convincente.



Setlist:
Black Widow
Metal War
Dark Warrior
Mary's Blood
Lord of Babylon

E' il momento dei Twilight Gate, band barese attiva dal 2008, ma che solo di recente sembra essere arrivata a far parlare di sè. Le aspettative sono alte, del resto sono freschi vincitori del Cold Flames contest, un biglietto da visita niente male (ndr: sono stati anche da poco confermati all'Agglutination) ma già dal primo pezzo si ha la netta sensazione di trovarsi davanti una band di caratura superiore: tecnica ottima, esecuzione impeccabile, presenza scenica da band consumata, un mix assolutamente irresisistibile che coinvolge anche chi, come me, non è particolarmente avvezzo alle sonorità power-prog.
Il sound rimanda a gruppi come Dream Theater e Symphony X, nulla di particolarmente originale, ma ciò che fanno è fatto estremamente bene. Chiusura col botto affidata alla cover di Halloweed be thy name, un classicissimo che mette i brividi anche a gli spettatori più freddi.Nota di merito al cantante, voce cristallina e spiccata teatralità nei movimenti.
Altro trionfo per i Twilight Gate, per chi non li conosceva una scoperta senza dubbio positiva!



Setlist:
Scent of Twilight (Intro)
Fate
Land of the Wiseman
Portrait of the Warlord
Halloweed be thy name ( Iron Maiden cover)

Su gli Essenza c'è rimasto ben poco da dire, l'affiatato storico trio sfodera l'ennesima prova di grande esperienza, col piglio sicuro di chi sa di essere il gruppo più atteso, anche in virtù del fatto di giocare in casa. La scaletta verte ovviamente sull'heavy dei pezzi dell'ultimo full "Devil's breath" senza trascurare però anche il passato di stampo litfibiano, rappresentato da "l'alieno su di noi". Sicuramente appagante per loro vedere la gente che da sotto il palco sa a memoria le loro canzoni e le canta insieme a loro.
i pezzi più coinvolgenti sono proprio a inizio (la bellissima "devil's breath" dai chiari richiami megadeth) e fine esibizione ( "dance of liars"). Speriamo di avere però a breve notizie di nuovi pezzi, "Devil's Breath" inizia a essere datato e c'è bisogno di nuova linfa. Nel frattempo rivedere uno show Essenza è sempre garanzia di soddisfazione.



Setlist:
devil's breath
deep into your eyes
edge of collapsed world
rock 'n' roll blood
l'alieno è su di noi
universe in a box
dance of liars

Dopo gli Essenza, per motivi personali ho dovuto lasciare il concerto, ma per non lasciare il report mutilato dell'esibizione degli Ibridoma vi lascio alle parole del chitarrista Essenza Carlo Rizzello, che ha accettato di concludere per me:

Gli Ibridoma sono l'ultima formazione in scaletta al Rock Pride fest III edizione. La band marchigiana, sotto etichetta SG Records, ha collezionato una lunga serie di live in Italia ed all'estero, ed è reduce da un tour europeo recentissimo in compagnia dei Rhapsody. La band si esibisce in uno spettacolo incentrato su sonorità tipicamente heavy metal, che richiamano in alcuni tratti gli Iron Maiden più classici, ma che in più momenti risultano arricchite da elementi di derivazione più moderna.
Da notare, sicuramente l'ottima prestazione del cantante Christian Bartolacci, dotato di una timbrica versatile e da una considerevole estensione vocale, e l'ottimo lavoro dei chitarristi, capaci di costruire un tappeto sonoro roccioso e melodico allo stesso tempo. Oltre ad una serie di estratti dalla loro discografia, tra cui le ottime "night falling", "i'm not sorry" e la recentissima "night club", la band regala al pubblico, che si lascia coinvolgere caldamente fino all'ultima nota del concerto, una personale versione di "symphony of destruction" dei Megadeth.



Setlist:
Alone in the wind
Night falling
I'm not sorry
Last supper
Seven day of death
Night Club
Symphony of destruction (Megadeth cover)
Page 26

In conclusione il Rock Pride continua a essere un imperdibile appuntamento dell'estate salentina, apprezzato anche al di fuori dei confini locali, come tra l'altro dimostrato anche dalla presenza di gente che da Bari o Taranto ha fatto fior di km per esser lì sotto il palco. Pieno supporto da Metalarci Webzine per il Rock Pride, arrivederci alla prossima edizione!


Torrrmentor
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