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domenica 9 dicembre 2012

Recensione THE KING'S BAND

THE KING'S BAND - THE ANTICHRIST
(2012, Autoprodotto)
HARD'N'HEAVY


I the king's band sono il progetto di Karlage king, progetto musicalmente promosso dalla Necrotorture agency che riporta agli albori sonorità tipicamente di gruppi come Skid row, Motley crue, L.A. guns in chiave personalmente ed irriverentemente rivisitata.
Radio hell getta le basi di un sound semplice e d'impatto destinato a rimanere bene in testa, non ci sono virtuosismi particolari, sia in esecuzione strumentale che in tecnica canora, per non parlare poi del livello di pronuncia ma fatto sta' che questo pezzo nella sua semplicità è di sicuro impatto.
Gypsy night e Sex after night procedono con preoccupanti interpretazioni canore, ma musicalmente rimangono ben strutturati nella loro onestà, seppur in gioco di incastro dei riff a lungo andare diventi noioso e prevedibile a livello qualitativo totale i pezzi quadrano bene.
Trip in the after life e You are my bitch cercano di districarsi in tempi davvero lunghi per i pezzi, che contraddinstinguono un po' tutti i pezzi. Ciò penalizza il risultato finale anche alla luce di una mancanza di idee e d'innovatività, ma come detto precedentemente, queste lacune unite ad un'interpretazione vocale davvero anomala comunque non toccano l'impatto del pezzo che nel complesso rimane decente nonostante tutto
In death or glory oltre a chiudere il pezzo, la prova vocale tocca i minimi storici di questolavoo, davvero imbarazzante a tratti.
Considerando la prova vocale, la tecnica esecutiva, la composizione metrico musicale dei pezzi forse sarebbe stato meglio ordinare le idee e far uscire questo lavoro tra qualche anno, magari curando anche la produzione visto la pessima resa di questa.
Salvo la visione irriverente e simpatica sia della band che del genere proposto, ma come proposta musicale decisamente da evitare.

Voto: 4/10

Tracklist:
1 Radio Hell
2 Gypsy Night
3 Sex After Night
4 Trip In The After Life
5 You Are My Bitch
6 Death Or Glory

Furia

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sabato 2 luglio 2011

Recensione - SIDESLIP TO HELL


SIDESLIP TO HELL – Gash The T(h)rash
(2011, Autoprodotto)
Hard Rock/Heavy Metal

Quando sento persone che si lamentano perché il Rock è morto, che non ha più nulla da dire, che non offre nulla di innovativo ma reinterpreta sempre sé stesso, mi sale una profonda e distruttiva rabbia… perché quelle stesse persone in realtà non fanno nulla per valorizzare una scena musicale che ha bisogno di supporto, più che di facili critiche!
Il Rock muore di continuo, eppure è ancora qua, simile a sé stesso eppure diverso, ma sempre fottutamente cazzuto: il Rock è morto, lunga vita al Rock!
Perché questa premessa? Perché di buon Rock ce n’è ancora in giro, e la band di cui vi parlerò appartiene a questa schiera.
I quattro fancazzisti e beoni che formano i Sideslip To Hell hanno grinta da vendere, unita a una tecnica degna di nota, oltre a una buona verve compositiva. Menzione speciale per il cantante Davide “Dave” Garro, che ha dalla sua un timbro graffiante perfetto per il genere.
E le chitarre? Il basso? La batteria?
Ottimo lavoro da parte di tutti, a partire dallo stesso Dave e di Stefano “Ramon” Ramondetti alle chitarre, così come per la sezione ritmica di Gianmaria “Paro” Parodi al basso e Andrei “Slobovich” Silvestru alla batteria. Si sente una certa influenza da parte dei Black Label Society… Il combo è compatto e sicuro dei propri mezzi e non perde un colpo per tutta la durata del demo.
Il demo, appunto…
Solo tre pezzi (di cui uno, MASS ADDICTION GUN, con un breve intro), che dicono tanto ma non si ha la misura della “lunga distanza”… come si comportano i 4 nel momento in cui devono misurarsi con 10/12 pezzi? Non dubito del fatto che siano in grado di sfornare un full lenght degno di questo nome: questo Gash The T(h)rash non fa altro che stuzzicare la curiosità… ma ovviamente ora sono attesi al varco!
Va bene, ragazzi… finora abbiamo scherzato… ora aspetto la prova di maturità! E fatevi valere in giro…
For those about to rock, we salute you! \m/

The Rock Child

Contatti:



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giovedì 23 giugno 2011

Recensione - ONELEGMAN


ONELEGMAN - The Crack
(2011, Buil2Kill Records)
Hard Rock/Metal

Lo ammetto: quando Torrrmentor mi passò il disco della Rock band Onelegman per recensirlo, ho avuto per qualche istante il pregiudizio che si trattasse della solita band alle prime armi che in mancanza di una propria identità musicale ripropone pari pari le proposte musicali delle gloriose band dell’Hard Rock ottantiano, scopiazzando il songwriting ma (ovviamente) non il loro carisma e la loro, ai tempi, originalità.
Mi son dovuto tuttavia ricredere non appena ho iniziato ad ascoltare The Crack, il loro album in questione. Descriverei gli Onelegman come una band di Hard Rock moderno, che prende spunto anche da generi un po’ più particolari come il Nu Metal, il Crossover e il Post Grunge e che risulta, paradossalmente, originale e convincente. Comincio l’analisi del disco dicendo che alla Dysfunction Productions hanno fatto un lavoro più che discreto, e davvero non si rimpiangono le grandi produzioni della Geffen Records: livellamento dei volumi, cura delle linee vocali e delle coperture coi chorus… ogni cosa è al suo posto.
Come già anticipato, l’Hard Rock trattato dagli Onelegman è quello che contraddistingue gli ultimi due decenni (anni 90 soprattutto), quindi non aspettatevi dei mega assoloni o delle esplosioni di tecnica o di follia e allegria compositiva: il mood generale è pertanto più oscuro, decadente, sincopato e relativamente cattivo. Il disco è composto da nove brevi tracce, e ognuna sembra legata al sound di una particolare band. Troviamo infatti assonanze coi Velvet Revolver (SEE THAT TRUTH), Creed (THE CRACK), Placebo (NAKED HEART), Korn (ENN), gli ultimi e meno scontati Bullet For My Valentine (BLACK LAMB), Deftones (DREAM ON), Marilyn Manson (PRISONS), System Of A Down (VORTEX) e infine i Nickelback (TOMORROW MORNING IMPRESSION). Sembra un aspetto bizzarro, ma provate a sostituire, con l’immaginazione, la voce del cantante degli Onelegman con quelle delle band sopracitate nelle rispettive canzoni e mi crederete. Ogni canzone, pertanto, è come se fosse un tassello di un puzzle, ed è diversissima da tutte le altre senza però rinnegarle o facendo sembrare l’album un miscuglio disomogeneo. The Crack è compatto, diretto, graffiante e originale, a suo modo: sebbene infatti si riprendano in qualche modo i canoni di band già esistenti e famosissime, lo si è fatto in un modo molto particolare, che si limita a “strizzare l’occhio” ma non copia assolutamente nulla.
Personalmente mi ha colpito molto la voce del cantante, e ho iniziato ad odiarlo (scherzosamente parlando) in quanto se avessi avuto anche io una voce così avrei senza dubbio seguito quella vocina interiore che anni fa mi consigliava di seguire attivamente e a tempo pieno la scena musicale, e che decisi di mettere a tacere per mancanza di talento. Che invidia! Non saprei descriverla a parole, potrei magari in alcuni punti rassomigliarla a quella di Jonathan Davis (Korn), ma farei un errore in quanto è molto più eclettica e versatile, riuscendo ad entrare anche nei regimi delle voci estreme e facendo un’ottima figura anche lì.
Davvero una grande prova per gli Onelegman, a cui faccio soltanto due appunti: per prima cosa, il minutaggio: 31 minuti finiscono troppo in fretta! Non si fa nemmeno in tempo a prendere confidenza con l’ambientazione sonora, che l’album è già finito. Infine, avrei (personalmente) gradito la presenza di una ballad propriamente detta (oltre alla splendida Power ballad TOMORROW MORNING IMPRESSION), che confermi la validità degli Onelegman anche a bassi regimi di potenza.
In ogni caso, faccio i miei complimenti a questa band che sebbene non suoni i generi che ascolto abitualmente, ha saputo colpirmi e sorprendermi.

Grewon

Contatti:

Tracklist:

01 – See That Truth
02 – The Crack
03 – Naked Heart
04 – Enn
05 – Black Lamb
06 – Dream On
07 – Prisons
08 – Vortex
09 – Tomorrow Morning Impression

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mercoledì 11 maggio 2011

Recensione - BLACK ROSE


BLACK ROSE - Not Safe For Work
(2008, Autoprodotto)

I Black Rose sono una band salentina attiva dal 2003, dedita ad un sano e robusto Hard Rock di matrice ottantiana, che trae la propria ispirazione soprattutto dalla scena statunitense con gruppi come Aerosmith e Guns N’ Roses, ma ascoltando questo album datato 2008, si nota che il combo pugliese strizza l’occhio anche all’Hard Rock inglese. Not Safe For Work si apre con l’inquietante suono di una sirena da sbirri che ci introduce nel roccioso mid tempo di ONE STEP TO FALL, brano che riporta al sound dei primi anni ottanta dei Whitsnake, dove la voce del cantante/chitarrista Eric, pur non toccando tonalità particolarmente alte, ricorda in qualche modo il calore dell’ugola di David Coverdale.
Notevole anche il brano successivo GONE AWAY, dove si alza il tiro e si mette in evidenza l’ottimo lavoro della sezione ritmica con una particolare nota di merito al batterista Alen, e si arriva quindi alla Power ballad OCEAN OF FEELINGS, dove Eric offre una grande prova, oltre alla voce, anche negli assoli di chitarra davvero di gran gusto. LIFE, AN AMAZING GAME è uno dei pezzi più aggressivi e tirati del lotto, un grande esempio di Hard Rock con un 4/4 travolgente che ricorda qualcosa dei primi Guns, e con l’apporto in questo brano dello special guest Giovanni Rizzo alla chitarra solista si notano delle reminescenze che riportano ai Van Halen.
Il disco continua su questi connotati stilistici per tutta la sua durata, Hard Rock senza fronzoli e senza compromessi, non si cerca l’originalità in un genere musicale così definito, ma chi se ne frega!!! E’ Rock allo stato brado, e risulta difficile ascoltare un disco come Not Safe For Work senza stare lì a battere il piede a tempo, quindi il risultato non può che ritenersi positivo. Il Rock c’è e trascina alla grande, forse la pecca del disco è che a mio modo di vedere si poteva “accelerare” di più: brani come LADY VIOLET o la già citata OCEAN OF FEELINGS, e la conclusiva e struggente CLOUD, WORLD, ME sono sicuramente delle ballads ben riuscite che toccano dentro, ma dispiace non dare ulteriore spazio a pezzi come HONEYLIE GIRL, un vero omaggio ai Guns N’ Roses di Appetite For Destruction. In ogni caso l’album in questione si lascia ascoltare molto piacevolmente nonostante la produzione in alcuni punti sembra risultare un tantino piatta, e sicuramente i Black Rose si presentano come una solida realtà del panorama underground italiano… ROCK ON!!!

Piranha

Contatti:

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giovedì 5 maggio 2011

Intervista - ESSENZA


Rispondono quest’oggi alle nostre domande i fratelli RIZZELLO, Carlo & Alessandro, fondatori e colonna portante di una delle band più longeve della nostra scena Salentina: gli Essenza!

1) Ciao a voi, partiamo proprio dal dato anagrafico, quest’anno festeggerete i 18 anni di vita degli Essenza, vero? Un’enormità per una band underground! Qual è il segreto di tanta durata? Essere fratelli in una band aiuta?
Carlo: Verissimo! Quest’anno, esattamente ad agosto, gli Essenza festeggeranno 18 anni di attività ininterrotta. Ad essere onesti, non sono in grado di spiegarti come ci siamo riusciti, perché la cosa è andata avanti in modo del tutto naturale. Non ti nascondo che in questi 18 anni di problemi ce ne sono stati tanti. Siamo riusciti a superarli, con un po’ di determinazione, con la nostra testa dura… e negli ultimi anni, grazie anche al supporto non indifferente di amici, stampa specializzata e fans.
Alessandro: Fino a che avremo qualcosa da dire e da mettere in musica, saremo sempre pronti e determinati.

2) In questo lungo lasso di tempo qual’è stato il punto di maggiore esaltazione e il punto più difficile per voi?
Carlo: Tirando un po’ le somme, devo dire che i momenti più felici sono stati quelli successivi alla pubblicazione dei nostri cd. Ognuna delle pubblicazioni, a partire dai due demo pre ’98, passando dai vari live, ep, compilation… fino ai tre full lenght (Suggestioni del 2000, Contrasto del 2002 e Devil’s Breath del 2009), è stata seguita da molto entusiasmo, valanghe di recensioni e concerti fortunati.  Ognuna di queste tappe ha contribuito alla nostra crescita artistica e direi anche “umana”. Certo, non siamo diventati ricchi e famosi, ma siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo fatto!!!
Uno dei momenti più difficili è stato quello di affrontare l’uscita dalla band di mio fratello Luca (primo batterista degli Essenza), nel 2003. Per fortuna abbiamo trovato Paolo Colazzo, che si è integrato benissimo nella formazione e che ora è un membro insostituibile della band.

3) Le radici e le influenze musicali degli Essenza affondano esclusivamente negli anni 80 o c’è anche qualche riferimento moderno? Come la pensate sull’attuale scena Metal (locale e non)? Il meglio è già stato detto oppure no?
Carlo: Le nostre influenze musicali sono molto variegate, siamo tutti e tre dei gran divoratori di musica. Abbiamo ascolti molto disparati, anche in ambiti lontani dal Metal. Certo, la base sulla quale abbiamo costruito il nostro sound è una miscela tra gli schemi dell’Hard Rock anni ’70 e il Metal classico degli anni ’80, ma il nostro approccio tecnico e compositivo ha molti aspetti comuni al Thrash ed al Power Metal moderni. La verità è che non abbiamo un unico filone di riferimento, siamo più propensi a miscelare soluzioni stilistiche che possano esprimere al meglio l’essenza del pezzo sul quale stiamo lavorando.
Se poi devo descrivere le mie personali preferenze musicali, sono comunque in difficoltà, perché amo in egual modo le grandi band dei ’70 (Black Sabbath, Deep Purple, Kansas, Boston, Thin Lizzy, Rush…), l’Heavy classico degli ’80 (Van Halen, Racer X, Ac/Dc, Riot, Mr. Big, Ozzy solista, Judas Priest, Rage…), l’Heavy Glam dei Cinderella, Ratt, Poison, Dokken, il Thrash di Annihilator, Megadeth ed Anthrax, l’innovazione dei primi Dream Theater e dei Symphony X, il Power di Helloween, Blind Guardian, Gamma Ray, il Southern dei Lynyrd Skynyrd, Pride and Glory e Black Stone Cherry… e, non me ne vogliate, ma trovo sempre qualcosa di interessante anche in alcune band più moderne. Sì, per esempio ho apprezzato Scream, Aim And Fire dei BFMV, Shogun dei Trivium, Blackbird degli Alter Bridge (e tanti altri). Non sono assolutamente d’accordo sul fatto che solo le vecchie band hanno qualcosa da dire. E sono innamorato anche dell’underground, in tutte le sue forme più sincere. Così, solo per fare alcuni esempi  di Metal band locali, trovo interessantissimi (senza escludere alcun sotto-genere) L’Impero delle Ombre, Lonny Blaster, Hopesend, Backjumper, Black Rose, Stonecutters, Cast Thy Eyes, Clinicamente Morti, Silvered e quelle che io considero le “nuove leve” Dreker, Folk ‘n’ Troll, Southern Cult… Di progetti seri ce ne sono davvero tanti. Purtroppo la scena locale pecca di un vero e proprio movimento, per cui si è costretti a fare affidamento a strutture, finanziamenti e canali molto limitati.

4) Il vostro ultimo full Devil’s Breath (recensito qui) è datato 2009. C’è il progetto di dare alle stampe un successore o ancora non è nei piani?
Carlo: Abbiamo in cantiere tante nuove idee, ma prima di affrontare una nuova avventura in studio (e specialmente una lunga trafila promozionale) speriamo di allacciare nuovi contatti con una buona etichetta. La BigMud Records ci ha permesso di allargare i nostri orizzonti: interviste, recensioni, compilation, rotazioni in radio, e tanti contatti all’estero (specialmente in Sud America e Paesi dell’Est), ma ora che l’etichetta è stata praticamente inglobata in un’altra Indie italiana, abbiamo necessità di cercare un altro valido supporto alle nostre attività.

5) Come sono andate le recenti date? Dopo 18 anni c’è ancora l’emozione del brivido live?
Carlo: Mi ritengo estremamente soddisfatto dei concerti fatti dal 2009 ad oggi. La band ha trovato uno straordinario affiatamento, che si traduce in un ottimo groove. Per alcune date abbiamo dovuto sostituire temporaneamente Paolo o Alex, perché purtroppo non è sempre facile pianificare gli impegni artistici e non, ma a volte dei compromessi sono necessari per il bene della band, e siamo fiduciosi che i nostri fans e amici ci possano capire. In definitiva però, abbiamo avuto l’occasione di suonare in ottimi festival e in rassegne molto partecipate, e ce ne attendono degli altri prossimamente, nei quali non vediamo l’ora di esibirci… E a dire la verità, recentemente anche alcuni locali della zona si sono mostrati molto disponibili ad ospitarci.
Alessandro: Suonare nell' underground diventa ogni giorno sempre più difficile anche perché i posti in cui farlo sono sempre più rari; la scena pullula di cover bands e di imitatori dei grandi “nomi”. Resta davvero poco spazio per chi si batte per la propria musica e per le proprie idee. Le “garage bands” di un tempo spesso adesso si riducono a squallide imitazioni del peggiore showbusiness di massa.

6) Entrambi siete anche organizzatori di eventi, tra cui due molto apprezzati qui da noi come il Rock Pride e lo Spongstock , cosa ci potete anticipare delle edizioni di quest’anno?
Carlo: Ti ringrazio per questa domanda. Organizziamo questi due eventi totalmente dedicati alla musica Hard & Heavy underground di qualità, perché crediamo che siano necessarie delle vetrine professionali per valorizzare l’operato di band che hanno passione e grandi capacità. Nelle precedenti edizioni abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico, ma continuiamo a faticare per l’ottenimento di fondi, sponsorizzazioni, spazi, permessi… Fortunatamente dei piccoli aiuti ci sono forniti da radio, webzine, giornalisti, associazioni e piccole imprese locali, anche se ci resta l’amaro in bocca nel vedere l’attenzione dei mass-media e delle istituzioni focalizzata su pochi grandissimi eventi non sempre dal grande valore culturale e artistico. Ma mi fermo qui per non fare polemiche. Resta il fatto che c’è una grande disponibilità delle band (locali e non) e dei ragazzi dello staff, che permettono di andare avanti a costo di grandi sacrifici.
Mentre per lo Spongstock III preferisco non anticipare niente (questo festival è in programma per agosto), ricordo tutti i lettori che il 7 maggio prossimo a Spongano, ci sarà la seconda edizione del Rock Pride Fest (sito ufficiale www.essenzamanagement.com/RPF) con Mnemos, Folk ‘n’ Troll, Hopesend, Essenza e i romani GRAAL. Abbiamo cercato di accontentare i gusti musicali più disparati… ma senza uscire dal seminato: è di Hard Rock ed Heavy Metal originale di cui vogliamo occuparci… ed è esattamente quello che troverete sul palco di questo evento. Abbiamo bisogno di tutto il supporto locale possibile per permettere al festival di crescere, per cui vi invito a non mancare e a venire a divertirvi.

7) Quale obiettivo vi ponete per il futuro? Si arriverà a un quarto di secolo di Essenza?
Carlo: Il nostro obiettivo principale è di suonare on stage quanto più possibile…, di non snaturare mai il nostro “true-sound” e di portare la nostra musica quanto più lontano possibile!!!

Grazie per aver risposto alle nostre domande, salutate i nostri lettori come volete voi!
Carlo: Siamo noi a dover ringraziare te e tutti quelli che supportano le band come la nostra! Invito tutti a visitare il nostro sito ufficiale www.essenzamanagement.com e specialmente ad ascoltare i brani di Devil’s Breath su Youtube, MySpace, LastFM… e magari di acquistare il cd!
Spero anche di incontrarvi tutti personalmente al Rock Pride fest II. Non resterete delusi!

Torrrmentor

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