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giovedì 23 maggio 2013

Recensione WILL'O'WISP

WILL'O'WISP - KOSMO
(2012, NADIR MUSIC)
PROG DEATH

I will o wisp tra vicissitudini e varie calcano la scena da oltre 20 anni, ed ora presentano questo ambizioso Kosmo alla nostra attenzione, album dalle tinte prog technical death, tra Atheist e Cynic come influenze e sound.
Un intro accattivante ci catapulta nei vortici ritmici di Five colours e Six forms of existence, ottimi pezzi strutturati nella ricerca sadica della perfezione compositiva, sicuramente per costruzione dei pezzi e per esecuzione siamo di fronte a livelli alti.
Persecution, Choose my matrix e Going back impreziosite da una produzione ottima che sfocia in un suono pulito e preciso, trasportano in meandri musicali molto piu' cupi, i pezzi sono articolati e fusi in stili diversi con una maestria davvero invidiabile, unica pecca per ora, la chitarra che non osa e resta ferma al contrario di una sezione ritmica molto piu' poliedrica ed esaltante.
Going back e Kosmo segnano il passo di pezzi che per la loro composizione dopo un po' risultano difficile da seguire e dove la matrice death lascia il posto a ricerca forsennata di melodia ed elettronica incalzante.
La seconda parte di questo lavoro, con Om mani pad me hum, a Place of rebirth e Bardo thodo continua ad esaltare la caratura tecnica dei musicisti, perfettamente a loro agio nell'interpretare un genere ambizioso e difficile da comporre ed incastrare, ma qui le doti non mancano.
Chiudendo il lavoro con The thoroughness of thought e Sumatra-buddhi bisogna dire che se in precedenza ritmica ed assoli non sono stati all'altezza della sezione ritmica anche la prova vocale si assesta sicuramente in strati qualitativi decisamente inferiori alla prova ritmica.
Sicuramente una band rodata con capacità tecniche sopraffine, un album suonato bene che si attesta in un genere che magari di death ha poco e nulla ma col prog dice violentemente la sua.
In futuro quando tutti i componenti si esprimeranno ad alti livelli sicuramente il risultato sarà molto piu' positivo.
Per ora un ottimo cd per i fan del genere e della didattica.

Voto: 6/10

Tracklist:
1- Mrtyu (Instrumental)
2- Five Colours
3- Six Forms Of Existence
4- Persecutions
5- Choose My Matrix
6- Going Back (My Samsara)
Part 1 (Mauna)
Part 2 (Garuda)
7- Kosmo
8- Om Mani Pad Me Hum
9- A Place Of Rebirth
10- Bardo Thodol
11- The Thoroughness Of Thought
12- Sumatra-Buddhi


Furia
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giovedì 7 marzo 2013

Recensione SECRETPATH

Secretpath - Wanderer
(2012, Autoprodotto)
Death/black


lavoro che sicuramente lascerà spiazzati i fan della prima ora, perchè i secretpath con questo nuovo lavoro, hanno deciso di mettere da parte mode e clichès vari, rendendolo piuttosto imprevedibile e variopinto nel suo insieme di sfuriate black ed elementi classicheggianti, death e prog, che nel loro insieme, hanno sicuramente costituito un lavoro fresco e godibile.
Sarebbe già sufficiente ascoltare "essence of chaos", con tutti i cambi improvvisi, ma ben amalgamati tra sfuriate black e intermezzi classici, per rendersi conto della qualità compositiva delle band. Degno di nota anche "in praecipiti Esse", coinvolgente e ben arrangiato. Da tenere sottocchio questa brava e capace band calabrese. Potrebbe in futuro offrire ulteriori sorprese e consolidarsi nel panorama del metal estremo.

Voto: 7.5

Tracklist:
1. Essence Of Chaos
2. The Dark Forest Of My Insanity
3. In Praecipti Esse
4. ... And So I Return To The River
5. I'm Your Guide


Diego
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domenica 9 dicembre 2012

Recensione XFILIA

XFILIA - DEMO II
(2010, AUTOPRODOTTO)
DEATH BRUTAL


Da Belluno gli Xfilia presentano questo Demo II con una proposta death metal radicata nell'old school in pieno stile Deicide e Morbid angel dipanandosi in alcune sparate nel settore brutal con riferimenti molto più chiari a band come i Suffocation.
The herald, Mutilate ed inquisition fanno vedere bene la quadratura dei pezzi, la sessione ritmica è precisa e ben incastrata nella ritmica e le prove strumentali non hanno alcuna sbavatura.
War for dominance ed Into the depths risaltano le caratteristiche di questo Demo, da un lato una prova sia di riffing che solista da parte delle chitarre pefettamente armonizzata e che fà intravedere anche se in fase embrionale, ottimi spunti tecnico personali che in futuro potrebbero meglio delineare e contraddistinguere il sound, dall'altro una prova dietro le pelli davvero esaltante incalzata da un timbro vocale sempre presente e prezioso per tuaa la riuscita dei pezzi.
Sicuramente un demo serve più a tastare le qualità della band che ad altro,e dunque, anche se questo sound è ben suonato e ben strutturato risulta ancora acerbo sia a livello qualitativo che personale, ma le qualità intraviste fanno ben sperare per i futuri progetti sonori della band.

Voto: 5/10

Tracklist:
1 The Herald
2 Mutilate
3 Inquisition
4 War For Dominance
5 Into The Depths


Furia
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domenica 29 luglio 2012

Recensione ONICECTOMY

Onicectomy - Drowning for salvation
(2011, COYOTE RECORDS)
Brutal Death

Dopo aver ascoltato il promo, l’intero album Drowning for salvation dei baresi Onicectomy acquista ancora più pregio visto il lavoro di artwork ed impaginazione.
Musicalmente se si cercano melodie, falsetti e cavalcate di miny pony in foreste incantate, consiglio vivamente di cambiare album. Qui si fa metal, del più violento e marcio in circolazione, un sound tra Suffocation e Dying fetus, death brutal di scuola americana con quel pizzico di personalità che rende le band pugliesi del settore una garanzia per gli amanti del genere.
Un intro che serve solo a prepararsi al peggio, ci porta subito a Brain pressure breaking skull ed Burned heart extirpation, proponendo un concentrato di tecnica e violenza inaudite. Il muro sonoro piazzato dai riff è monolitico, una mazzata sonora degna di band ben più navigate, ma già da questi primi due brani ci si rende conto che la tecnica esecutiva e le composizioni muscali dei pezzi ci porgono di fronte ad un livello tecnico alto.
Tears purifying ways of sacriface ed Huma flesh dressing mettono in risalto il timbro vocale, un growl mai troppo cupo e scontato ma piuttosto un timbro dominante che impreziosisce il grande lavoro strumentale dietro ogni pezzo, curato molto anche nei testi, incentrati sui sacrifici umani del popolo azteco, altro punto che fa alzare il livello qualitativo dell’album visto l’ottimo modo in cui è trattato.
Virgin women cannibalistic ritual, è il pezzo che riassume tutto l’album, preciso, veloce, tecnico, violento……insomma perfetto, un pezzo dove tutti i capisaldi del genere vengono interpretati e personalizzati dimostrando quanto, avendone le capacità, si possa rendere ancora più completo un genere così estremo.
I hope you die è un dolce intramezzo per ricaricare le batterie, con un particolare gusto melodico compositivo, trovare un pezzo simile in un album talmente estremo è un’ottima trovata sia a livello compositivo che tecnico esecutivo.
Sins Piercing Impaled Wombs, Falling To The Cannibal Butchery e Drowning For Salvation chiudono questo lavoro con una mazzata nei denti proprio come era cominciato. Incastri ritmici perfetti, un lavoro dietro le pelli che a volte fa addirittura pensare ad una drum machine grazie anche all’incalzante prova del basso a rendere ancora più devastante la sezione ritmica, ed un growl che spazza via tutto, un sound maturo e micidiale che in ogni pezzo di questo Drowning for salvation si è fatto gustare ed apprezzare.
Se dovessi giudicare solo le doti tecniche degli Onicectomy ed il sound che esce fuori da questo Drowning for salvation, sarebbe tutto da promuovere a pieni voti, ma volendo andare oltre, una band così matura a livello compositivo non tenendo conto dell’anagrafe, è un miracolo che in puglia ormai è una costante.
Natron, exhumer, vulvectomy, stilness blade, human slaughterhouse, golem, mutala, onicectomy, necrotorture sono solo alcuni esempi reali di quanto la puglia sia un faro per il metal estremo non solo italiano, ecco perché questo drowning for salvation è un ottimo album che rafforza questo concetto e visto i margini di miglioramento della band prevedo tante soddisfazioni in futuro per questa band.


Voto: 7/10

Tracklist:
1 Brain Pressure Breaking Skull
2 Burned Heart Extirpation
3 Tears Purifying Ways Of Scarifice
4 Huma Flesh Dressing
5 Virgin Women Cannibalistic Ritual
6 I Hope You Die 1:22
7 Sins Piercing Impaled Wombs
8 Falling To The Cannibal Butchery
9 Drowning For Salvation

Furia
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Recensione SEPHIRAH

Sephirah - The Glorious Nihilism
(2011, Autoprodotto)
Death/black

Spesso e volentieri ci si chiede, quando arriva il fatidico momento di recensire qualsivoglia album di genere estremo, se l’autore è più o meno consapevole del titolo che vuole (O vorrebbe…) dare un certo impatto (prima di quello sonoro) al proprio lavoro….Facendo un percorso a ritroso, partiamo dal lato compositivo; in questo caso mi trovo dinanzi l’ennesimo progetto death/black farcito qua e là da qualche tappeto tastieristico a dire il vero poco efficace, salvo episodi discretamente azzeccati quali "Voyage through the realms ov confusion" dove fortunatamente l’amalgama di riffs taglienti accompagnati da una discreta ritmica e da un soddisfacente growling mai impastato anche se a tratti poco incisivo, tiene fedele compagnia alle atmosfere dal suono gelido tipicamente novantiano, con qualche reminiscenza alla sister of mercy dei lavori più tardivi; altro ed ultimo, a mio avviso, episodio degno di nota si riscontra in the rise of awekening, dove emerge in maniera quasi sincera il carattere più diretto e tagliente dell’intero lavoro. Purtroppo le note positive terminano qui, perché dalla terza traccia in poi, inizia un lavoro di copia/incolla che lascia poche speranze, rese, ancor più vane, da quelle fastidiose invasioni di campo determinate dalle tastiere, buttate qua e là per esasperare, se vogliamo, la già precaria struttura compositivo/atmosferica, che ahinoi sembrava essere partita con tutti i buoni propositi. Ora , per non esacerbare ulteriormente gli animi, rimando semplicente gli autori ad andare a trovare il significato kabbalistico di “SEPHIRAH”; una volta scoperto, capirete che cosa c’entra con “THE GLORIOUS NIHILISM”.
BUONA FORTUNA.


Voto: 4/10

Tracklist:
Voyage Through the Realms ov Confusion
The Pulse ov Awakening
New Aeon Rising
Against the Skies
The Call ov Pure Darkness
Real Sun Resurrected
The Glorious Nihilism
Dogma Requiem

Demisteriis78
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lunedì 7 maggio 2012

Recensione INDECENT EXCISION

Indecent Excision - Deification Of The Grotesque
(2011, Grindethic Records)
Brutal Death Metal

Gli indecent excision portano questo Deification of the grotesque, esplorando territori e sonorità di brutal death che gli appassionati del genere gradiranno senz'altro.
Far partire un album di questo genere con The genesis of inhuman brutality, una parte di un film horror splatter, è quasi doveroso tanto per l'inizio che per il proseguio dell'album, ma già da Entwined by vermin submerged by vomit, si capisce che questo lavoro non è semplicemente questo, ma ha molto di più.
Ritengo infatti questo pezzo il migliore dell'album che da solo riassume quanto di buono c'è in queste tracce, produzione pulita ed ottima, atta ad esaltare tanto i suoni che un growl azzeccatissimo, nè sterile ed eccessivamente cavernoso nè debole ed inefficace, perfettamente incastrato con la ferocia delle ripartenze quanto nelle parti più cadenzate, che troppo spesso risultano più efficaci delle accelerazioni.
Purulent glansectomy, Torment through abnegation of euthanasia, Sculpture of severed remnants altro non fanno che rafforzare il concetto espresso nel primo pezzo, costruiti senza sbavature ed eccessi, segno di una maturità compositiva apprezzabile ed interpretati con un ottimo groove, di sicuro non si grida al miracolo per innovatività e personalità ma non si corre il rischio di allontanarsi dai canoni del genere, con degli spunti personali in fase di crescita, che potrebbero in futuro fare la differenza.
La title track, Compulsive consuption of rotten entrails e decomposed fetus collection esaltano ancora una volta ripartenze e parti vocali, credo che proprio la prova vocale sia il valore aggiunto di quest'album, valore che se curato potrebbe veramente fare la differenza in futuro.
Kaleidoscopic view of the innards e Chickenfuck chiudono in modo ottimo questo lavoro, marcando quanto di buono si è sentito in tutte le tracce.
Partendo da un lavoro grafico in copertina ed un artwork davvero buono e passando per un'ottima produzione ed un sound devastante ritengo che per gli amanti delle sonorità estreme questo sia un lavoro da non lasciarsi scappare.
Nel particolare, è buffo che le parti cadenzate risultino sempre migliori delle accelerazioni, non è una critica, ogni band ha un proprio sound ed una propria particolarità, e proprio per questo dico che in un futuro prossimo, puntando su particolarità come questa o come il tipo di growl, il sound di questa band possa staccarsi dai canoni imposti dal genere ed uscire magari dalla nicchia esclusiva dei fan del genere.
Sicuramente siamo di fronte ad un'ottima band con grandi potenzialità, che si esprime in un genere che finalmente oserei dire, grazie alla bravura di chi lo interpreta, sta trovando lo spazio che merita anche in Italia.

Voto: 6

Tracklist
1 The genesis of inhuman brutality
2 entwined by vermin submerged by vomit
3 purulent glansectomy
4 torment through abnegation of euthanasia
5 sculpture of severed remnants
6 deification of the grotesque
7 compulsive consuption of rotten entrails
8 decomposed fetus collection
9 kaleidoscopic view of the innards
10 chickenfuck

Furia

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lunedì 23 aprile 2012

Recensione SICKENING

Sickening - Against The Wall Of Pretence
(2011, Amputated Vein Records)
Brutal Death Metal

Secondo album per i toscani Sickening, dopo Ignorance supremacy, la band torna a sfornare brutal death metal marcio e devastante senza compromessi.
On the edge of Psychosis apre le danze facendo subito notare il tupa tupa tipico della scuola death americana e la successiva Blind obsession conferma un sound di chiara ispirazione a mostri sacri come Morbid angel, Cannibal corpse, Deicide ed Obituary dove l'incastro di ripartenze e blast beat denota una crescita rispetto al loro precedente lavoro.
Neurological disease è un altro tributo alla matrice death metal, con un ottima prova sul fronte dei riff martellanti, supportati da una batteria sempre alla'ltezza del suo compito.
Against the wall of pretence ed Inner suffocation danno la prova del miglioramento compositivo raggiunto dal loro primo album, la sezione ritmica è incastrata perfettamente sia nei tempi cadenzati che nelle ripartenze, i riff sono pregevoli e la prova del basso non si limita a semplice "accompagnamento" della cassa, ogni strumento è suonato bene e fà la sua parte nell'incastrarsi in un sound globale, probabilmente non originale ma di sicuro impatto, peccato per la prova vocale che in alcuni fraseggi risulta estranea al contesto del sound.
Unearthly illusions, Clones of a stereotype continuano il micidiale massacro sonoro iniziato, e mai interrotto, dalla prima traccia, violenza ragionata e sparate ferocissime, buon sound con una produzione, che secondo me, valorizza al meglio il genere espresso.
Blast of Madness e Mental collapse chiudono questo album, senza distaccarsi dagli altri brani, puro death metal come lo zio Sam vorrebbe, le doti tecniche e la maturità compositiva intrapresa rendono ogni suono amalgamato nel contesto di groove ottimamente proposto da tutta la band.
Secondo album per questa band, che fà vedere un cammino di maturazione compositiva che comincia a dare i suoi frutti, sicuramente quest'album non vincerà il premio originalità ma in quanto a death metal, è un ottimo acquisto.
Per quanto riguarda la prova dei componenti, sicuramente cominciano ad incastrarsi con molta facilità e pathos per chi ascolta, il cantato non sempre è all'altezza del resto della band ma sicuramente ci sarà tempo per affinare e magari rendere proprio sia il sound globale che le prestazioni personali, l'attitudine di certo non manca.
Concludendo, ritengo questo Against the wall of pretence un buon album per gli amanti del death metal di scuola americana.

Voto: 6

Tracklist:
1 On The Edge Of Psychosis
2 Blind Obsession
3 Neurological Disease
4 Against The Wall Of Pretence
5 Inner Suffocation
6 Unhealthy Illusions
7 Clones Of A Stereotype
8 Blast Of Madness
9 Mental Collapse


Furia
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Recensione Psycho Scream

Psycho Scream - Psycho Scream
(2011, Autoprodotto)
Thrash/Death Metal

Ammetto che il thrash/death metal non è esattamente la mia specialità, ciònonostante penso di essere in grado di carpire il talento di una band del settore, quando ovviamente presente. Il lavoro che mi accingo a recensire è il primo demo autoprodotto degli Psycho Scream, una band emiliana di recente formazione, che comprende quattro brevi tracce, utili più che altro a capire le intenzioni musicali della band, più che a dare conferma del suo valore. È una dignitosa parentesi musicale, non c’è che dire: strumentalmente ci sono valide idee e sono anche suonate in maniera impeccabile e convincente. A livello di produzione non si può ovviamente gridare al miracolo, ma stranamente i ragazzi son riusciti a creare un risultato sonoro discretamente omogeneo e piacevole all’ascolto. L’unico appunto mi tocca farlo alla voce: cacofonica e malamente registrata: sembra quasi come se il cantante si fosse coperto la bocca durante l’esecuzione.. ora non saprei dire se ciò dipenda da un difetto nella registrazione o in una scarsa tecnica canora (penso e spero la prima ipotesi), ma mi duole ammettere che si tratta dell’anello debole dell’ep, che abbassa il voto finale di un punto e mezzo.
Sostanzialmente resta sempre il fatto che non si può chiedere troppo: come già detto in altre recensioni lo scopo del demo di debutto è quello di fungere da “biglietto da visita” per farsi conoscere. Gli Psycho Scream si presentano sommariamente bene, e con alcuni aggiustamenti possono senz’altro aspirare a posizioni di prestigio nel panorama thrash/death. Restiamo quindi in attesa di sviluppi futuri.


Voto: 5/10

Tracklist:
01 – Psycho scream
02 – Song of the madness
03 – Ten thousand nightmares
04 – Skyfire

Contatti:
Myspace: www.myspace.com/pscream
Facebook: www.facebook.com/psychoscreammetal



Grewon
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Recensione HATRED

Hatred - The Bleeding Arcitecture
(2011, Crash And Burn Records/Masterpiece)
Death Metal

I romagnoli Hatred, presentano questo The bleeding architecture come loro primo full lenght, album dalle tinte death metal spiccatamente tecniche che si discosta seppur in fase embrionale dall'anonimato dei canoni del genere.
Wounds attacca la preparazione ad un massacro sonoro di rara violenza e cattiveria, Masses infection ed Hymn to desolation sono terribilmente devastanti, un muro sonoro spaventoso con una quantità di riff incastrati, che porta la sezione ritmica a fare gli straordinari per reggere l'impatto.
Rise of devourment, a dawn beyond itavia (30 years lies), procedono senza tregua un massacro sonoro di una precisione chirurgica, una prova vocale sempre sopra le righe valorizza la grandissima mole di lavoro fatta dal resto degli strumentisti, ma fermandosi un attimo, oltre alla nuda ferocia si nota, nei dovuti modi ovviamente, una personale interpretazione che discosta questo album dalla monotonia dei miliardi di gruppi fedeli solo ed esclusivamente ai capisaldi del genere.
Pure scorn embonied, Cold breath of god e vaults of weakening sono un calcio in bocca a chi sognava un attimo di tregua, niente di più lontano, riff velenosissimi e blast beats massacranti, chitarre vorticose ed un urlatore che fà sempre la sua porca figura, questo è death metal, chi cerca melodie e tempi falsettati farebbe bene a cambiare album.
Chiude questo lavoro la title track The bleeding architecture, risaltando tutti gli spunti che hanno contraddistinto quest'album, tecnico, feroce, violento e senza tregua, eseguito perfettamente da un insieme di strumentisti che è andato ben oltre che timbrare il cartellino del genere.
Ottimo lavoro, con tanti spunti lodevoli, dall'interpretazione all'attitudine compositiva, speriamo che si continui su questa strada e soprattutto che gli ottimi livelli intravisti abbiano la possibilità di esplodere del tutto una volta raggiunta una maggiore maturità compositiva.

Voto: 6

Tracklist
1 Wounds
2 Masses Infection
3 Hymn To Desolation
4 Rise Of Devourment
5 A Dawn Beyond
6 Itavia (30 Years Lies)
7 Pure Scorn Embodied
8 Cold Breathe Of God
9 Vaults Of Weakening
10 The Bleeding Architecture


Furia
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Recensione DELIRIUM X TREMENS

Delirium X Tremens - Belo Dunum Echoes From The Past
(2011, Punishment 18 Records)
Death Metal

I bellunesi Delirium x tremens tornano con questo ambizioso e particolare concept, basato sulla storia della "Città splendente", Belo dunum appunto, valorizzando la propria storia oltre che il proprio sound.
Un death metal di stampo classico apre la narrazione di quello che più che un album, definirei un cammino, con tanto di narratore.
Già nella opener I was ci si trova di fronte ad un death metal massiccio e granitico, senza sbavature ma sempre nelle righe dei canoni del genere.
Tra accelerazione e tempi cadenzati Teveron The sleeping giant fa notare oltre alla particolarità e la ricercatezza del testo incastrato in un contest, la quadratura della sezione ritmica, death metal old school senza particolari entusismi, ma perfettamente eseguito.
The legend of cazha selvarega pigia sull'acceleratore, con risultati spaventosi...un mix di tempi serrati e blast beat dove la prova vocale la fà da padrone.
Pur essendo io direttamente del "mestiere", la grandezza e l'originalità di questo concept si vede in artiglieria alpina....in quanti pazzi avrebbero creduto possibile un connubio tra cori alpini e death metal? eppure c'è. ed il risultato è che questo Artiglieria da montagna risulta il pezzo più bello dell'album a mio avviso, perfetto in tutte le sue sfaccettature, dalla marzialità dei tempi all'incedere vocale, con il perfetto incastro di innovazioni stilistiche e strumentali, un segno di maturità oltre che di originalità.
The guardian ci porta agevolmente verso 33 days of pontificate (vatican inc), dove si continua sulle linee della coesistenza tra granitico death metal e sperimentazione sonora, con buoni risultati anche qui, segno che alla base del concetto di sperimentazione ci sono solidissime basi di preparazione tecnica ed un sound ben rodato. L'inversione di tendenza, porta la prova vocale sempre regnante nei precedenti pezzi cedere il passo ad una prova solistica davvaro accattivante, la particolarità è che nessuno strumento domina mai gli altri, ma in tutti i pezzi la coesione è davvero invidiabile.
An old dusty dream, Life before nothing, scream of 2000 screams e the memory, chiudono quest'album con la tragedia del vajont, traducendo in musica l'angoscia di una tragedia annunciata, la ferocia del fango che spazza via tutto, la rabbia dell'accaduto e la tristezza e l'inquietudine del ricordo, musicalmente rappresentati al massimo sia nel lento incedere del pezzo, quanto nella violenta accelerazione portando ogni strumento al massimo della sua esibizione, con una prova particolarmente capace dietro le pelli.

Musicalmente ci troviamo di fronte ad un death metal suonato bene, senza sbavature e preziosismi sonori particolari.
La prova concettuale rende questo album una perla di rara bellezza, una tale valorizzazione della propria terra tramutata in musica e con sperimentazioni talmente lontane dal metal meritano rispetto innanzitutto, se poi musicalmente ne esce un prodotto valido come in questo caso, i meriti sono ancora più alti.
Grande album, che si prende di diritto la palma di prodotto originale e ben suonato in un panorama di genere dove troppe volte si deve restare nell'anonimato d'esecuzione per non sfatare i canoni sacri del genere.

Voto: 7

Tracklist:
1 I Was
2 Teveròn, The Sleeping Giant
3 The Legend of Càzha Selvàrega
4 Artiglieria Alpina
5 The Guardian
6 33 Days of Pontificate (Vatican Inc)
7 An Old Dusty Dream
- Vajont, 9 ottobre 1963 -
8 Life Before Nothing
9 Scream of 2000 Screams
10 The Memory


Furia
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Recensione BLASPHEMER

Blasphemer - Devouring Deception
(2010, Comatose Music)
Brutal Death Metal

Dalla lombardia, i Blasphemer con i 5 pezzi di questo EP devastante, Devouring deception, non solo danno un seguito all'ottimo On the inexistence of god, ma gettano le basi per rappresentare degnamente un caposaldo del sound estremo italiano.
Con un invocazione parte il primo di questi 5 pezzi, Devouring deception che dà appunto il nome al lavoro, e dipana da subito tutta la sua ferocia, micidiale mix di tecnica e cantato gutturale, in pieno stile Disgorge e Severed savior, il tutto incastrato perfettamente con diversi spunti personali che rendono il sound originale e micidiale nello stesso tempo.
Let him bleed e Revealed fraud continuano incessantemente a meravigliare l'ascoltatore, facendo notare da un lato la maturità compositiva ed esecutiva rispetto ad On the inexistence of god, e dall'altro la personalità raggiunta nell'espressione del sound sia dal punto di vista dell'esecuzione tecnica che nell'inserimento di linee melodiche totalmente integrate nel complesso del sound valorizzando pure.
I am god è una cover degli statunitensi Broken hope,dall'album Loathing del 1997 interpretata magistralmente Dai blasphemer, mentre Cloaca of iniquity è un vecchio cavallo di battaglia della band che pur distaccandosi leggermente dall'esecuzione e dalla costruzione musicale dei primi 3 pezzi risulta chiudere nel migliore dei modi questo Ep. un concentrato di violenza di rara bellezza.
Considerando il sound di On the inexistence of god, la dedizione e l'attitudine dimostrata in questi anni, le doti tecniche e l'ottimo sound che esce fuori da questo Ep, ci rimane solo da ascoltare l'album per intero, partendo dal punto fermo che i Blasphemer rappresentano a pieno titolo una delle band per eccellenza nel sound estremo italico.


Voto: 7


Tracklist:
1 Devouring Deception
2 Let Him Bleed (On The Inverted Cross)
3 Revealed Fraud
4 I am God (Broken Hope Cover)
5 Cloaca Of Iniquity (Single Version Remastered)


Furia
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giovedì 22 marzo 2012

Intervista - INVERACITY

I: Ciao, scusateci se c'è voluto tanto per ritornare. Siamo stati incasinati da morire con gli Inveracity scrivendo nuova roba per il terzo disco e coi Dead Congreation che andranno in tour in Aprile. Quindi eccoci qui!

1) Inveracity, Brutal Death Metal band dalla Grecia, attivi dal 2000 col demo "Defeated human raped", da dove prendete ispirazione per il vostro sound mortale?

I: L'ispirazione viene dalle Death Metal bands che amiamo e il Death Metal in generale ci vale come ispirazione, semplicemente.


2) Da "Defeated human raped" a "Circle of Closest" fino a "Extermination of million", quali sono i temi di cui parlate nei vostri testi?

I: I testi hanno sempre un legame con la violenza, fisica e mentale. Abusi, repressione, inganno, e lo stato mentale di un uomo che cerca di fuggire dalle situazioni di cui sopra. Non penso che questo cambierà mai perché la musica violenta richiede questo tipo di argomenti nei suoi testi.


3) Dopo "Extermination of millions", guardando avanti ad un vostro nuovo album, cosa c'è di nuovo su quel fronte?

I: Abbiamo il 90% di quest'album già pronto, che possibilmente si chiamerà "Lowlife syndicate". 10 tracce che combinano la ferocia di "Circle of perversion" con un maggiore tecnicismo come "Extermination of millions", ma l'elemento tecnico sarà solo messo a servizio della brutalità, non sarà l'aspetto predominante della musica.


4) Cosa pensate dell'underground estremo EURP, vi sembra che i generi stanno finalmente riscoprendo gli estremi?

I: Dipende come la si vede. Non penso che l'estremo ha bisogno di essere riscoperto o qualcosa del genere. E' già stato fatto tutto in passato quindi a mio avviso è giusto una questione di ispirazione, pura e semplice. Quando i primi dischi Death Metal comparvero verso la fine degli anni 80 o gli inizi dei 90, non penso che si possano confrontare con quello che viene prodotto oggi. Se riesci ad aggiungere qualcosa di nuovo alla tua proposta, va bene e ci sono band che lo fanno con successo, ma può anche essere una trappola in cui la tua band può cadere e diventare soltanto un numero nella folla.


5) Cosa pensate del fatto che ci sono sempre meno festival che promuovono le band underground, specialmente le più estreme?

I: Beh la cosa ha senso, no? Siccome il Metal è così popolare ora, e i festival sono così tanti, ogni organizzatore vuole che l'intera organizzazione frutti più soldi di quelli che ha speso quindi non penso che se i soldi non vengono dalle band popolari possano venire dalle band underground estreme (ride, Nda). Fortunatamente ci sono ancora dei festival estremi underground per chi vuole parteciparci.


6) Cosa pensate della situazione estrema in Italia?

I: Sta andando forte di sicuro. Ci sono delle band veramente cattive che vengono dal vostro paese e lo dico anche facendo il confronto con la scena greca. Siamo stati in contatto con qualcuna di queste band e abbiamo in progetto di fare dei concerti in Italia, anche se sembra ancora un po' strano che questo non sia mai successo prima.


7) Quali sono i vostri piani per il futuro e quando vi vedremo in sede live?

I: Pubblicare il nostro terzo album è la priorità principale adesso. Subito dopo vengono i concerti e il tour e stiamo già contrattando per farne possibilmente uno coi ragazzi dei Cerebral Bore. Sperando in questo modo di riuscire a calcare anche i palchi italiani. Grazie per le domande.


Grazie a voi per la vostra gentilezza, i vostri fan e io speriamo di vedervi presto in un concerto qui in Italia.


Furia

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sabato 3 marzo 2012

Recensione VERATRUM

Veratrum - Sentieri Dimenticati
(2012, Autoprodotto)
Black-Death

Dopo il loro ottimo demo Sangue, i bergamaschi Veratrum ultimano questo concept album,Sentieri dimenticati agevolmente improntato su sonorità death/black metal.
Dopo l'anonimo intro La voce del silenzio, l'attacco di Uomo, ci riporta dove Sangue ci aveva lasciati, un mix tra death metal di matrice polacca e black dal sound svedese, tra Vader ed Azarath per inquadrare il sound, fatto sta che i progressi fatti sulla precisione e la violenza del sound sono grandissimi.
Il cantato italico sicuramente dà valore a tutto il lavoro, ma in Lo sventramento dei guardiani della terra cava, I trionfi più grandi ed Ars goetia, la valorizzazione dei punti di forza della band rappresenta la svolta artistica, le partiture sono sempre più violente e taglienti, supportate in egual dose sia dalla sezione ritmica che dalla prova canora, una maturità compositiva ed una ricercatezza nei testi che ora è un dato di fatto di questa band.
Il brano I braceri del tempio di thot rappresenta un intramezzo strumentale molto bello e ben incastrato nel contesto dell'album, talmente ben eseguito che porta diretti alla ferocia cadenzata di Ritorno ad atlantide, non perdendo mai l'attitudine ed il groove che rappresenta la band stessa, ogni pezzo è una dose di adrenalina e violenza mai confusa, ma sapientemente calcolata ed eseguita ad ogni colpo.
Orizzonte è buona per ricaricare le batterie ma insieme alla parte iniziale di Thule è il preludio del massacro sonoro che con Agarthi chiude questo album davvero bello, sapiente frutto di una miscela di death e black che solo con ottime qualità tecniche e compositive poteva dare questo risultato.
Se il demo Sangue era affascinante, questo Sentieri dimenticati è una conferma del valore di questa band e della personale ferocia del sound che ricrea.
Ottimi sotto ogni punto di visto, con l'aggiunta del cantato in italiano a rappresentare il valore aggiunto di personalità e qualità.

Voto: 7

Tracklist:
1 la voce del silenzio
2 uomo
3 lo sventramento dei guardiani della terra cava
4 i trionfi più grandi
5 ars goetia
6 i braceri del tempio di thot
7 ritorno ad atlantide
8 orizzonte
9 thule
10 agarthi

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Recensione MIDIAN

Midian - Screaming Demon
(2011, Autoprodotto)
Thrash Death

Da caserta i Midian con tutta la carica del loro potente thrash/death portano alla ribalta la loro fatica musicale Screaming demon.
L'intro fa intravedere quanto possa essere ricercato il sound di quest'album, seppur la lunghezza dopo un po' lo faccia diventare una nenia, l'attacco è davvero ottimo.
Con Living madness e Buried alive il sound comincia ad essere maggiormente delineato, la costruzione dei pezzi risulta essere subito elaborata, con incastri di basso e batteria di rara bellezza, il tutto contornato dalla voce al vetriolo della singer, che nelle parti urlate rappresenta il valore aggiunto del disco.
La parte iniziale di Dark eden molto introspettiva viene subito spazzata via dalla potenta dell'incedere che in Divine deletion diventa ancora più potente, grazie anche ad una registrazione perfetta, la sezione ritmica macina una quantità industriale di spunti di headbanging, con ripartenze e tempi cadenzati che fanno risultare ogni pezzo mai noioso e scontato.
Time to die e Midian soprattutto, rafforzano ancora il sound di composizione dei pezzi, ogni dettaglio è curato, dagli incastri all'esecuzione tecnica alla tonalità della voce, tanta cura e tanta ricercatezza da sembrare anche troppa in alcuni frangenti accademici, soprattutto in qualche assolo particolarmente lezioso e riff che purtroppo, pur essendo di gusto e ben eseguiti poco hanno di tagliente ed estremo.
Kingdome gone, Eternal Ways of sorrow e Suffer agonies alternano tutto ciò che il genere impone egregiamente, la prova alla batteria merita un plauso particolare, soprattutto nella dinamicità delle ripartenze e la versatilità delle scomposizioni, il tutto supportato da un basso sempre all'altezza, ben oltre le carattristiche generiche proprie di questo sound.
Chiude il lavoro la strumentale I heard, che francamente poteva lasciar posto ad un altro pezzo più tirato, visto il troppo ricorso a fraseggi melodici nella totalità del lavoro.
Colpisce sicuramente la cura sia della registrazione che della composizione dei pezzi, molto curata e ricercata, il tutto eseguito con un ottima tecnica ed un invidiabile groove.
Tanti buoni spunti in questo Screaming demon, che più avanti, con un sound più maturo e con questa ricercatezza compositiva, potrà sicuramente suonare in modo molto più violento di ora.
Se da un caposaldo si deve partire, la voce al vetriolo di Miriam rappresenta un valore aggiunto su cui puntare, e magari in futuro prediligere la ferocia alla melodia o almeno non far diventare parte integrante dei pezzi l'accademica esecuzione strumentale.

Voto: 6

Tracklist:
1 Intro
2 Living Madness
3 Buried Alive
4 Dark Eden
5 Divine Deletion
6 Time To Die
7 Midian
8 Kingdom Gone
9 Eternal Ways Of Sorrow
10 Suffer Agonies
11 I Heard

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Recensione GRIMNESS69

Grimness69 - The Bridge
(2010, Xtreem Musics)
Death

I Grimness di una volta, ora Grimness69, portano questo The bridge che a differenza dei tempi grind dei suoi predecessori si attesta su tempi più cadenzati e ragionati di death metal, primi Obituary, Avulsed, Bolt thrower rappresentano le influenze principali del sound di questo lavoro.
Già con White room è chiaro come abbassando la velocità d'esecuzione, una tonalità gutturale come quella di Gaetano può farla da padrone nell'intero proseguio dell'album stesso.
Le marce distorsioni ed il lento dipanarsi della batteria fanno apprezzare sia Chariot of acrimony che The shining key, pezzi frutto della più accurata scuola americana, dove l'esecuzione tecnica amalgamata ad un ottima prova del frontman rendono ogni pezzo sempre all'altezza delle aspettative da una simile line up.
Down to the bones, Illheaven hells, Feeling regalano anche qualche accelerazione, sempre con le precisazioni del caso, dove tutta la band dimostra di essere all'altezza della situazione anche quando si pigia sull'acceleratore, una batteria versatile con un ottima sezione ritmica che sfoggiano un sound maturo e roccioso in ogni mid tempo di esecuzione.
The first words of a dead ed Adore the ten fathers regalano ennesimi macigni sonori, distorsioni, suoni gutturali, registrazione tutto incastrato a dovere nella ricerca di un sound morboso che padroneggia tutto il groove di quest'album.
Dopo un intermezzo di diversi secondi di silenzio, tanti quanto indicato dal titolo, si rivede la Doomsday Carillon del primo album, che non ha affatto perso la sua spietata ferocia anzi, lenta ed implacabile, pezzo che racchiude in sè tutto il sound di questo lavoro.
Album che segna una svolta, almeno momentanea nel sound di questa band, che dalle sfuriate grind, ora dimostra il suo valore anche in un album più lento, dove la prova più difficile è non diventare monotoni, e credo che questo The bridge abbia superato in parte la prova, soprattutto grazie ale caratteristiche dei componenti della band.
Di sicuro non paragonabile ai suoi predecessori questo The bridge, ma in ambito estremo si difende bene, ben suonato, ben strutturato e ben eseguito ma sicuramente migliorabile, soprattutto visto il valore della band.

Voto: 6

Tracklist:
1 White Room
2 Down To The Bones
3 Chariot Of Acrimony
4 The Shining Key
5 Illheaven Hells
6 The First Words Of a Dead
7 Adore The Ten Fathers
8 Feeding
9 V
10 VII
11 XI
12 XIII
13 XVII
14 XIX
15 XXIII
16 XXIX
17 Doomsday Carillon

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lunedì 13 febbraio 2012

Recensione CADAVER MUTILATOR

Cadaver Mutilator - Nechronicles
(2009, Autoprodotto)
Death

Mini cd di 5 tracce per i palermitani Cadaver mutilator, che sbattono questo Nechronicles in faccia a tutti i fan di death metal come scuola americana comanda, lavoro che delizierà i palati dei fan di Hate eternal, Cannibal corpse e Suffocation solo per fare qualche nome.
L'intro è solo il preludio a quanto male può fare Putrid meat walking, sano death metal senza fronzoli e melodiche comportamentali di sorta....pura violenza death metal che da inizio al massacro nel migliore dei modi, con una prova dietro le pelli davvero esaltante.
Rotten flesh puppet ci permette di apprezzare il timbro vocale, sempre costante e presente in un connubio perfetto di riffing ed accelerazioni, con un sound che si discosta dai rigidi canoni del genere, permettendosi anche qualche piacevole virtuosismo.
Cannot folder e Proliferation through carnal gorge, mettono in gioco tutta la sapienza compositiva unita alla tecnica d'esecuzione, un mix di riff taglienti e ripartenze valorizzato da una registrazione davvero ottima ed una prova vocale devastante.
End of days, chiude questi 5 brani, con un interpretazione che rende unico un sound così estremo, rappresentando una maturità compositiva vista in gruppi come gli Hate eternal di mr Rutan, segno che si può valorizzare anche il sound più estremo se si hanno le qualità tecniche per farlo.
Ottima registrazione e ricercatezza nell'artwork in questo Necronichles, che insieme alle doti tecniche ed all'attitudine nel sound, portano questo lavoro tra i top album per il genere espresso.
Il genere estremo, oltre a Natron, Hour of penance, Putridity, Sickening e tante altre validissime band, per il valore dimostrato, può annoverare senza dubbio, i Cadaver mutilator, tra i migliori gruppi estremi ad oggi presenti in Italia.
Un album perfetto sotto ogni oggettivo e soggettivo punto di vista che consiglio non solo ai fan del genere ma anche a chi non creda che la coerenza e l'attitudine estrema paghino.

Tracklist
1 Putrid Meat Walking
2 Rotten Flesh Puppet
3 Cannon Folder
4 Proliferation Through Carnal Gorge
5 End of Days

Voto 7


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Recensione ABSURD UNIVERSE

Absurd Universe - Habeas Corpus
(2011, Punishment 18)
Death

Direttamente dai Paesi bassi, gli Absurd universe, che più che una band, visto la loro line up, definirei il side project dei Sinister, arrivano con questo debut album, Habeas corpus che lascia un po' l'amaro in bocca ai fan di questa formazione.
La curiosità nell'ascoltare questo gruppo cover dei Sinister tiene giusto History of a new hell ed Freedom Less, poi il dubbio che il batterista si sia impantanato sulla stessa scomposizione perenne diventa una certezza.
Blood collector, Ship of enslavement ed A stone for your skull secondo me rischiano addirittura la denuncia di plagio da parte degli Slayer..... per fortuna che sull'esecuzione tecnica dei pezzi c'è da scoccare una lancia in favore dei nostri eroi, che dimostrano tutta la loro maestria nel costruire ed eseguire tecnicamente un pezzo....ma tolto quello, tutto il resto è noia.
Anonimamente siamo arrivati a metà album e continuando con red water e Boiled by dead Water, la musica non cambia, qualche riff più entusiasmante supportato da un cantato accattivante per una prova generale della band che definirei scolastica, nulla di più.
Under Command e New world domination// the endless quet chiudono finalmente quest'album, che mi ha fatto letteralmente sprecare un trenta minuti della mia vita.
Sulle qualità tecniche della band e la registrazione, nulla da obiettare, tutto perfetto per attirare l'attenzione di un pubblico meno preparato ed esigente di quello dei Sinister.
Ma ne valeva davvero la pena?
Un lavoro di una monotonia disarmante, che si sarebbe potuto accettare come demo di una band x underground, ma da una simile line up, si esige di più, molto di più visto il sound a cui ci hanno abituato.
Un album anonimo nelle idee e scolastico nell'esecuzione del sound, lavoro di cui si puo' fare tranquillamente a meno.

Tracklist:
1.History of a New Hell
2.Freedom Less
3.Blood Collector
4.Ships of Enslavement
5.A Stone for Your Skull
6.Red Water
7.Boiled by Dead Water
8.Under Command
9.New World Domination/The Endless Quest

Voto 4


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mercoledì 25 gennaio 2012

Recensione NATRIUM

Natrium - Elegy For The Flesh
(2011, Punishment 18)
Death Metal

Direttamente dalla sardegna i Natrium ci presentano questo elegy for the flesh, altra perla di brutalità di terra italica.
Già la title track ci fà capire che come stile siamo di fronte ad un sound estremo tipico di gruppi come Deeds of flesh e Suffocation tra i tanti, con una precisione d'esecuzione chirurgica nell'incastro della sezione ritmica.
Memetic infection e Breastfed with mendacity sono un tributo al Death Metal anni 90, Cannibal corpse su tutti, una prova vocale devastante supportata da accelerazioni e blast beat che esaltano la prova dietro le pelli. Sarin benison, Ravenous theophaghist impressionano per la loro ferocia, sembra di ascoltare una band che viene direttamente dalla Florida, con l'aggiunta, che finalmente non ci sono influenze melodiche di sorta, Death Metal is violence, senza compromessi, ed i ragazzi quando si tratta di manifestare ferocia sanno il fatto loro.
Allograft Harvesting, Clinical savagery e chiudendo Plastined birth, altro non fanno che esaltare le doti tecniche espresse in tutti i pezzi di quest'album, una valanga di riff sostenuti da una batteria che sembra un carro armato il tutto tenuto salto da una prova vocale devastante e con un'attitudine e groove da veri veterani, mettiamoci pure una registrazione perfetta...... ed il risultato non puo' che far piacere ai fan del genere come il sottoscritto. Se non conoscessi almeno un po' l'underground estremo italiano, direi che questa band è un miracolo.....ma negli ultimi anni il Death Metal italiano ci ha fatto togliere parecchie soddisfazioni, dunque il terreno più fertile dove i Natrium potevano esprimersi ad oggi, è l'Italia.
Album micidiale, perfetto, eseguito con tecnica assurda e supportato da una registrazione ottima.
Con simili doti, i Natrium sono di diritto un'altra ottima realtà nell'underground estremo italiano.

Tracklist:
1. Elegy For The Flesh
2. Memetic Infection
3. Breastfed With Mendacity
4. Sarin Benison
5. Ravenous Theophaghists
6. Allograft Harvesting
7. Clinical Savagery
8. Plastinated Birth


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mercoledì 28 dicembre 2011

Recensione LAST ETERNAL BREATH

Last eternal breath - From a tormented soul
(2011, Autoprodotto)
Death

Dalla sicilia i Last eternal breath, ci presentano questo From a tormented soul, autoproduzione di 4 pezzi di puro death metal di matrice americana, Death ed obituary su tutti, strizzando l'occhio a sonorità piu' svedesi in pieno stile At the gates ed In flames.
In the aeons parte subito dimostrando di che pasta sono fatti i ragazzi,gli incastri armonici sono ricercati e di gusto, degni di una band di "veterani", con una sezione ritmica incalzante al cospetto di un ottima prova vocale per un frontman cosi' giovane, ma piu' di tutto la prova delle chitarre rappresenta il valore aggiunto di questo pezzo.
Echoes of war, è più ragionata e cadenzata, dove la prova vocale la fà da padrone e soprattutto dimostra che avendone le qualità anche il basso può uscire dal ruolo troppo semplicistico di "accompagnamento".
Last eternal breath,e Pandeistic chiudono questo lavoro in crescendo, parlando di valore espresso, infatti i due brani finale sono decisamente superiori, anche perchè più spiccatamente Shuldiner come sound.
Dettano i canoni di quanto di buono espresso finora, con i suoi tempi serrati i fraseggi chitarristici e la devastante prova vocale.

Ottima prova da parte dei messinesi, sia quando si tratta di ostentare le proprie qualità che quando si parla di trasformarle in sound diretto, buona anche la registrazione pur essendo un demo autoprodotto.
Sicuramente con un album intero, i ragazzi potranno esprimere molto meglio il loro valore rispetto a soli 4 pezzi, che visto il valore espresso sanno un po' di poco.
Spero solo che nei prossimi lavori, la band si orienti più verso la matrice americana del sound, (visto che hanno tutte le qualità per suonare simile genere), evitando di esagerare con le influenze melodiche, (per ora ben dosate in questo from a tormented soul) che a lungo andare potrebbero prendere possesso del sound cancellando quello che di buono si è dimostrato fin ora.

Traklist:
1 In the aeons
2 Echoes of war
3 Last eternal breath
4 Pandeistic

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mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione UNSCRIPTURAL

Unscriptural - Oblivion
(2011, Autoprodotto)
Death Metal/ Black Metal

Un carillon come intro da' il via a questo Oblivion dei calabresi Unscriptural, band delineata in un genere Death Black come matrice, ma con un sound arricchito da ambientazioni horror ed impreziosito da una sezione ritmica davvero invidiabile a dispetto di quanto il genere richiederebbe.
Gia’ ascoltando Pact with satan ci troviamo di fronte ad una matrice Death Black che presto si dipana verso orizzonti più orchestrati in pieno stile Dimmu borgir, dove oltre all’ottima prova di Growl e Screaming del singer, un cantato femminile dà ancora maggior pregio al pezzo.
Con Blood e Werefolf ciò che di buono si era ascoltato prima prende ancora più piede, supportato egregiamente da una batteria sempre sopra le righe e le ritmiche di basso che rendono ottimi i pezzi, anche quando sarebbe difficile perché il sound tra latrati ed ululati tende esageratamente verso la versione Moonspell del genere.
The ritual ed Unscriptural variano ennesimamente il sound verso soglie molto più gradite, impossibile non fare capo a Celtic frost e Bathory in questi due pezzi, lenti e micidiali nel loro dipanarsi, anche in un pezzo che dura oltre 12 minuti, ogni colpo è assestato con una maestria tale che il brano non risulta mai monotono, anzi micidiale nel suo incalzare e tutto mi sarei aspettato da un album di questo genere tranne che potesse regalare una “cavalcata” di simile bellezza, frutto dell’ottimo lavoro d’ incastro di tecnica strumentale e stili di canto proveniente da sound diversi tra loro, ma fatti abilmente coesistere.
Un’altra perla di calabra fattura questo Oblivion, lavoro che mette in mostra ottima coesione strumentale supportata dalla parte sinfonica senza mai che questa prenda possesso del sound, infatti, credo che i due punti forti di questo lavoro siano che il sound vero e proprio, è suonato e radicato a generi estremi che i componenti masticano molto bene, quindi la parte sinfonica è un abile contorno che non snatura la matrice estrema del sound, e la produzione davvero pulita che esalta suoni che diversamente sarebbero risultati di dubbio gusto. Pur non essendo un noto ammiratore di sinfonie e sinth vari, devo ammettere che ques’album è davvero interessante, e finchè resta l’equilibrio tra le diverse nature del sound, questa band può ritagliarsi di diritto un posto tra le band più promettenti del nostro panorama.

Furia

Tracklist:
1. Pact With Satan
2. Blood
3. Werewolf
4. The Ritual
5. Unscriptural

Contatti:
http://www.myspace.com/unscriptural
https://www.facebook.com/Unscriptural

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