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giovedì 19 settembre 2013

Recensione Macabre Enslaver

Macabre Enslaver - Le Sporche Strade Della Mente
(2012, Mother Death Productions)
Ambient Black Metal


Sicuramente chi dice che il lato più estremo del metal sia ormai saturo e monotono, non si è mai imbattuto in casi come il one man band dei Macabre Enslaver.
Questo Le sporche strade della mente infatti, è un pensiero contorto ed ancestrale di sofferenza umana tradotto in musica e trasportato nei menadri di un genere che la band definisce Lo-fi Christian Black Metal che musicalmente si muove in un sound lacerante e particolare come quello statunitense di Xasthur o il Burzum degli album più sperimentali se cosi' posso osar dire.
Questo lavoro è diviso in 8 tracce dal titolo Cancro, tutte fini a ribadire il concetto musicale di sofferenza ed apatia umana, un lavoro sicuramente ambizioso con innumerevoli sfaccettature, che trova il suo apice nella 7 traccia, stupenda nel suo dipanarsi che riassume da sola tutto il concetto filosofico e musicale dietro questo disco.
Di fronte ad una registrazione che potrebbe senza dubbio essere migliorata, la proposta musicale risulta caotica ed a volte troppo caotica.
Sicuramente le parti vocali sono stupende incastrate in tanta elettronica e sonorità che sfiorano addirittura il doom in determinati passaggi, il tutto catapultano in tematiche ambient e dark di un gusto sopraffino.
Sono rimasto piacevolmente sorpreso da cotanta inventiva in questo progetto, dalle grandissime potenzialità secondo me, che purtroppo ad oggi non sono espresse al meglio.
Infatti la presenza di molteplici sfaccettature sonore e stilistiche fanno risultare il disco un calderone di idee messe alla rinfusa in alcuni passaggi.
Senza dubbio nel prossimo lavoro, con una maggiore maturità compositiva tutte le potenzialità del pensiero di questo one man band avranno possibilità di manifestarsi in tutta la loro sostanza per ora promuovo più l'originalità e leprospettive che il sound di un album che i patiti del genere dovrebbero ascoltare con molto interesse perchè questa band ha tutte le carte in regola per far parlare violentemente di sè in futuro.
Per ora come dicevo, grande originalità, ottime idee ma forse sarebbe il caso di sedersi e fare una cosa e bene piuttosto che inserire tante variabili che a volte cozzano in primis tra di loro.

Voto: 6


Tracklist:
1 - Cancro I
2 - Cancro II
3 - Cancro III
4 - Cancro IV
5 - Cancro V
6 - Cancro VI
7 - Cancro VII
8 - Cancro VIII


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Recensione BLACK FAITH

Black Faith - Jubilate Diabolo
(2013, Mother Death Productions)
Black Metal


Album black metal per i Black faith e subito devo ricredermi, conoscendo le origini della band, di non trovarmi di fronte al sound da guerra dei miei amati Marduk ma piuttosto nella fascia oltranzista norvegese del genere con chiari riferimenti a mostri sacri come Mayhem e Darkthrone.
Basta acoltare la prima My walk in the dark per capire che rimarro' soddisfatto da questo disco, infatti il dipanare del nero verbo è magistrale tra i suoi riffing taglienti e violenza musicale, sia nelle successive Beyond the night e Seuced by the evil one.
La costruzione musicale è da incorniciare per i canoni del genere, Thy vital breath è un capolavoro di impostazione black metal, per passare poi alla stupenda Padre mithra che rappresenta l'apice compositivo di tutto il lavoro.
Il lavoro di sessione ritmica sia in Burtn flesh sculptures che in Black nocturnal lithurgy è una macchina rodata con tutti i pezzi al posto giusto, con una prova vocale senza osannamenti ma sempre nei canoni del genere.
Chiude un lavoro di puro black metal che fù la title track Jubilate diabolo.
Ora, chiariamo subito un punto, in un panorama musicale dove ci si è autoconvinti che il black metal siano le finoccherie melodiche dei Dimmu borgir oppure le imbarazzanti convulsione dei Cradle of filt che già il nome dovrebbe rappresentarli, questo è un esempio di cos'è il black metal.
Violenza, ferocia, ossesione, nessuna apertura melodica, nessun baroccheggiante virtuosismo, only real black metal.
Consiglio l'ascolto quindi solo a chi conosce ed apprezza le origini di questo genere.

Voto: 6

Tracklist:
My Walk In The Dark
Beyond The Night
Seuced By The Evil One
Thy Vital Breath
Padre Mithra (Faces of Baphomethr)
Burtn Flesh Sculptures
Black Nocturnal Lithurgy
Jubilate Diabolo
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giovedì 23 maggio 2013

Recensione WILL'O'WISP

WILL'O'WISP - KOSMO
(2012, NADIR MUSIC)
PROG DEATH

I will o wisp tra vicissitudini e varie calcano la scena da oltre 20 anni, ed ora presentano questo ambizioso Kosmo alla nostra attenzione, album dalle tinte prog technical death, tra Atheist e Cynic come influenze e sound.
Un intro accattivante ci catapulta nei vortici ritmici di Five colours e Six forms of existence, ottimi pezzi strutturati nella ricerca sadica della perfezione compositiva, sicuramente per costruzione dei pezzi e per esecuzione siamo di fronte a livelli alti.
Persecution, Choose my matrix e Going back impreziosite da una produzione ottima che sfocia in un suono pulito e preciso, trasportano in meandri musicali molto piu' cupi, i pezzi sono articolati e fusi in stili diversi con una maestria davvero invidiabile, unica pecca per ora, la chitarra che non osa e resta ferma al contrario di una sezione ritmica molto piu' poliedrica ed esaltante.
Going back e Kosmo segnano il passo di pezzi che per la loro composizione dopo un po' risultano difficile da seguire e dove la matrice death lascia il posto a ricerca forsennata di melodia ed elettronica incalzante.
La seconda parte di questo lavoro, con Om mani pad me hum, a Place of rebirth e Bardo thodo continua ad esaltare la caratura tecnica dei musicisti, perfettamente a loro agio nell'interpretare un genere ambizioso e difficile da comporre ed incastrare, ma qui le doti non mancano.
Chiudendo il lavoro con The thoroughness of thought e Sumatra-buddhi bisogna dire che se in precedenza ritmica ed assoli non sono stati all'altezza della sezione ritmica anche la prova vocale si assesta sicuramente in strati qualitativi decisamente inferiori alla prova ritmica.
Sicuramente una band rodata con capacità tecniche sopraffine, un album suonato bene che si attesta in un genere che magari di death ha poco e nulla ma col prog dice violentemente la sua.
In futuro quando tutti i componenti si esprimeranno ad alti livelli sicuramente il risultato sarà molto piu' positivo.
Per ora un ottimo cd per i fan del genere e della didattica.

Voto: 6/10

Tracklist:
1- Mrtyu (Instrumental)
2- Five Colours
3- Six Forms Of Existence
4- Persecutions
5- Choose My Matrix
6- Going Back (My Samsara)
Part 1 (Mauna)
Part 2 (Garuda)
7- Kosmo
8- Om Mani Pad Me Hum
9- A Place Of Rebirth
10- Bardo Thodol
11- The Thoroughness Of Thought
12- Sumatra-Buddhi


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martedì 8 gennaio 2013

TOP & FLOP 2012... secondo Furia!

top album 2012
obscura (illegimitation)
incantation ( vanquish in vengeance)
beheaded (never to dawn)
dying fetus ( reign supreme)
psycroptic (the inherited repression)

flop album 2012
soulfly (enslaved)
exilia (decode)
meshuggah (koloss)
vision divine (destination set to nowhere)
cradle of filth (the manticore and other horrors)

top italiani
antropofagus (architecture of lust)
natron (grindermeister)
coprophiliac (Whining bitch treatment)
necrotorture (gore solution)
buffalo grillz (manzo criminale)


miglior live
7 vulgar fest
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domenica 9 dicembre 2012

Recensione XFILIA

XFILIA - DEMO II
(2010, AUTOPRODOTTO)
DEATH BRUTAL


Da Belluno gli Xfilia presentano questo Demo II con una proposta death metal radicata nell'old school in pieno stile Deicide e Morbid angel dipanandosi in alcune sparate nel settore brutal con riferimenti molto più chiari a band come i Suffocation.
The herald, Mutilate ed inquisition fanno vedere bene la quadratura dei pezzi, la sessione ritmica è precisa e ben incastrata nella ritmica e le prove strumentali non hanno alcuna sbavatura.
War for dominance ed Into the depths risaltano le caratteristiche di questo Demo, da un lato una prova sia di riffing che solista da parte delle chitarre pefettamente armonizzata e che fà intravedere anche se in fase embrionale, ottimi spunti tecnico personali che in futuro potrebbero meglio delineare e contraddistinguere il sound, dall'altro una prova dietro le pelli davvero esaltante incalzata da un timbro vocale sempre presente e prezioso per tuaa la riuscita dei pezzi.
Sicuramente un demo serve più a tastare le qualità della band che ad altro,e dunque, anche se questo sound è ben suonato e ben strutturato risulta ancora acerbo sia a livello qualitativo che personale, ma le qualità intraviste fanno ben sperare per i futuri progetti sonori della band.

Voto: 5/10

Tracklist:
1 The Herald
2 Mutilate
3 Inquisition
4 War For Dominance
5 Into The Depths


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Recensione THE NOSEBLEED CONNECTION

THE NOSEBLEED CONNECTION - NOSEBLEEDERS
(2011, AUTOPRODOTTO)
THRASHCORE


Terzo album per i laziali The nosebleed connection che si apre subito con 3.32 nel nome del crust core più spietato e senza fronzoli giusto per capire cosa ci aspetta proseguendo nell'ascolto.
Your game is over e Surface/yourself continuano a martellare con un sound che molto deve a band come Sick of it all e Biohazard, senza aperture melodiche o di sorta, estremo e diretto in faccia come genere comanda.
Jonestown, Shiva lies e Superpower continuano a serrare i tempi di un sound che definisco thrashcore solo perchè la base fa risalire al trhash ma che più a a che fare con band come i raw power.
Scum of the system/ the state of piranhas, one love e trough the venom seppur con aperture di sorta, talvolta evitabili come nella scandalosa One love, continuano a tenere il sound su buoni livelli ben eseguiti, anche se il genere in linea di massima non richiede esplicitamente virtuosismi la proposta rimane sempre buona e perfettamente eseguita da una band che oserei definire ormai ben navigata.
The grip of steel chiude un disco che si lascia ben ascoltare, che senza impressionare particolarmente va dritto al punto senza fronzoli nè sbavature, sia compositive che esecutive, peccato che risulti un tantino anonimo nel complesso, una maggior dose di personalità potrebbe fare la differenza in futuro.
Tuttavia anche se l'appellativo core mi fà sempre paura per i suoi modernismi osceni, questo Nosebleeders si tiene bene in piedi, non entusiasma ma non fà nemmeno rabbrividire.

Voto: 5/10

TRACKLIST:
1 3.32
2 YOUR GAME IS OVER
3 SURFACE/YOURSELF
4 JONESTOWN
5 SHIVA LIES
6 SUPERPOWER
7 SCUM OF THE SYSTEM/THE STATE OF PIRANHAS
8 ONE LOVE
9 THROUGH THE VENOM
10 THE GRIP OF STEEL


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Recensione ROCKRAGE

ROCKRAGE - VALKIRJA
(2012, AUTOPRODOTTO)
HARD ROCK

Da teramo i Rockrage con questa loro autoproduzione riportano sonorità hard rock che ormai è quasi impossibile ascoltare, sia nell'underground che fuori.
Apre questo album, The beginning facendo subito capire le linee guida del sound, ispirato fortemente ai mostri sacri del genere, dai Led zeppelin ai Whitesnake con venature melodico molto Guns'n'roses.
Best love, I hate the world e To love and hate fanno vedere una buona quadratura sia negli arrangiamenti che nella sessione ritmica, un sound eseguito didatticamente senza esaltazioni nè sbavature.
Too bad e Hole in my soul continuano senza scalpore sulle linee tracciate dalle precedenti tracce, facendo notare una buona esecuzione tecnica che col passare dei pezzi diventa precisa rispetto adalcuni passaggi oscuri precedentemente ascoltati.
Valkirja, uprising portano direttamente a Walk on by myself che considero il pezzo più bello di quest'album sulle ali di un sound apprezzabile, che mischia riff ottantiani a momenti più melodici ben eseguiti e ben riprodotti.
Chiude questo Valkirja Wide hips 69, nel modo onesto e trascinante come aveva iniziato.
Sicuramente i Rockrage presentano un lavoro onesto, ben suonato e ben interpretato senza sbavature nè esaltazioni stilistico compositive.
Se da un lato mi verrebbe da dire che per fortuna il rock non è morto dall'altro considero questo album piatto e troppo legato alle band ispiratrici e troppo poco ad un'interpretazione più personale di questo sound.
Più in avanti nel tempo, acquisendo una propria identità nel sound, probabilmente promuoverò a pieno la band, per ora mi sento di promuovere solo l'esecuzione tecnica e le qualità della band.

Voto: 5/10

TRACKLIST:
1 The Beginning
2 Best Love
3 I Hate The World
4 To Love And Hate
5 Too Bad
6 Hole In My Soul
7 Valkirja
8 Uprising
9 Walk On By Myself
10 Wide Hips 69


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Recensione THE KING'S BAND

THE KING'S BAND - THE ANTICHRIST
(2012, Autoprodotto)
HARD'N'HEAVY


I the king's band sono il progetto di Karlage king, progetto musicalmente promosso dalla Necrotorture agency che riporta agli albori sonorità tipicamente di gruppi come Skid row, Motley crue, L.A. guns in chiave personalmente ed irriverentemente rivisitata.
Radio hell getta le basi di un sound semplice e d'impatto destinato a rimanere bene in testa, non ci sono virtuosismi particolari, sia in esecuzione strumentale che in tecnica canora, per non parlare poi del livello di pronuncia ma fatto sta' che questo pezzo nella sua semplicità è di sicuro impatto.
Gypsy night e Sex after night procedono con preoccupanti interpretazioni canore, ma musicalmente rimangono ben strutturati nella loro onestà, seppur in gioco di incastro dei riff a lungo andare diventi noioso e prevedibile a livello qualitativo totale i pezzi quadrano bene.
Trip in the after life e You are my bitch cercano di districarsi in tempi davvero lunghi per i pezzi, che contraddinstinguono un po' tutti i pezzi. Ciò penalizza il risultato finale anche alla luce di una mancanza di idee e d'innovatività, ma come detto precedentemente, queste lacune unite ad un'interpretazione vocale davvero anomala comunque non toccano l'impatto del pezzo che nel complesso rimane decente nonostante tutto
In death or glory oltre a chiudere il pezzo, la prova vocale tocca i minimi storici di questolavoo, davvero imbarazzante a tratti.
Considerando la prova vocale, la tecnica esecutiva, la composizione metrico musicale dei pezzi forse sarebbe stato meglio ordinare le idee e far uscire questo lavoro tra qualche anno, magari curando anche la produzione visto la pessima resa di questa.
Salvo la visione irriverente e simpatica sia della band che del genere proposto, ma come proposta musicale decisamente da evitare.

Voto: 4/10

Tracklist:
1 Radio Hell
2 Gypsy Night
3 Sex After Night
4 Trip In The After Life
5 You Are My Bitch
6 Death Or Glory

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Recensione KRIEG

KRIEG - DEAD SOUND WALKING
(2011, Autoprodotto)
Thrash


Definire i Krieg e questo Dead sound walking non è semplice, in primo luogo perchè etichettare questa come una thrash band è abbastanza riduttivo, e poi, il lavoro dei milanesi ha colpito gente come Glenn Fricker e James Murphy, questo mi fà pensare che o ci sono grandissime potenzialità oppure che sia un bluff epocale.
Sexess apre quest'album rappresentando, a mio avviso un'eccezione....uno dei pochi pezzi che punta sulla velocità in un album che punta più sulla sperimentazione e precisione, pezzo che rimane comunque bello con i riffing tendenti più ad un death che ad un sound thrash propriamente detto, sempre per ricordare che le influenze in quest'album sono molteplici.
Skin seller alterna momenti radiolina a parti melodiche oltre il limite della decenza per poi portarsi a ritmi più serrati seppur con una prova in sessione ritmica alquanto ambigua.
Unaithfull e Second line portano le liriche sui livelli più alti, cambi di tempo, blast beat, riffing perfetamente incastrati....troppo roba per un album semplicemente thrash, se dovessi definire questo sound accostandolo ad una band non potrei fare a meno di tirare in ballo i miei amati Nevermore....davvero ottimi i pezzi, senza sbavature nè virtuosismi ma perfetti nel loro dipanarsi.
After the sin e Divination rappresentano le punte compositive di questo lavoro, in questi due pezzi si può pienamente vedere sia la caratura tecnica che quella esecutiva e soprattutto i diversi stili che compongono tutto il sound di quest'album.
Ecco, la mia speranza che l'album finisse qui svanisce precipitando in un baratro che non mi sarei aspettato....vabbè che finora non si gridava al miracolo ma per lo meno si teneva in piedi come album.
Con black book che ancora si tiene questo Dead sound walking tende verso picchi verso il basso come immortality e god that could imbarazzanti nel loro anonimato e chiudere poi con la prova quasi caritatevole di dark art e cult, onestamente senza arte nè parte, confuse sia nella metrica che nella composizione musicale.
Quest'album dividerà senza dubbio le diverse anime del thrash, meglio l'old school oppure la sperimentazione feroce? Ai posteri l'ardua sentenza, per quanto riguarda l'esecuzione tecnico-compositiva di questo Dead sound walking, il valore della band (anche per il batterista talvolta perso nei meandri) è ineccepibile, l'originalità e la maturità nella struttura dei pezzi rappresenta di sicuro il valore aggiunto di un album che senza queste sarebbe stato piatto oltre ogni umana condizione.
Ora le note dolenti, tanta sperimentazione, tanta angoscia nel far coesistere velocità e violenza con atmosfere gotiche e melodie a che pro? se quest'album fosse rimasto semplicemente thrash, visto le qualità tecniche dei componenti della band sarebbe stato di certo migliore, per ora, il mio modestissimo parere lo definisce un'accozzaglia di roba messa a posta per colpire l'attenzione di un ascoltatore inesperto, ma alla fine di contenuto c'è veramente poco.
Senza ombra di dubbio i thrashers non faranno carte false per avere quest'album.

Voto 4/10

Tracklist:
1 SEXESS
2 SKIN SELLER
3 UNFAITHFULL
4 SECOND LINE
5 AFTER THE SIN
6 DIVINATION
7 BLACK BOOK
8 IMMORTALITY
9 GOD THAT COULD
10 DARK ART
11 CULT


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giovedì 22 novembre 2012

Recensione Grim

GRIM - MASTURBATING ZOMBIE
(2011, AUTOPRODOTTO/NECROTORTURE AGENCY)
HARD ROCK/ HEAVY METAL


Se non conoscessi i Grim per il loro precedente lavoro Noises from the graveyard, visto l'artwork avrei subito pensato ad uno di quei gruppi brutal gore da me tanto amati, ed invece gli abruzzesi sono autori di un horror rock dalle tinte heavy metal, genere caro a Alice cooper e W.a.s.p. per genere e Rob zombie per tematiche.
Partendo con l'ascolto dell'intro di Nightmare castle e My black widow non posso fare a meno di notare i progressi rispetto al precedente lavoro, finalmente il sound è armonico e ben eseguito oltre che musicalmente molto valido.
Society e Venomous tirano il sound su tempi più heavy, senza mai stupire per esecuzione tecnica ma quadrando tutta la sessione ritmica del pezzo in un incastro praticamente perfetto.
Prematurial buries e Cutting oltre a far intravedere una prova dietro le pelli leggermente oltre il canonico timbrare il cartellino ci portano a Breathless e Painful con molta allegria, alla fine l'alchimia dei pezzi fin ora ascoltati è semplice quanto letale. Metrica semplice senza fronzoli e fraseggi virtuosi, esecuzione onesta e senza sbavature con il risultato che i riffing ed i ritornelli si ficcano nel cervello senza mai andarsene incalzati da una prova vocale che valorizza tutti i brani.
Inferno, It's so better to be buried tengono le redini del genere ben rappresentato e ben eseguito portando l'album in chiusura con The dead are after me e regalandoci l'irriverente ed esilarante Beverly hills a chiudere degnamente un buon lavoro nello stesso modo in cui l'aveva cominciato.
Concludendo, sicuramente non ci saranno baroccheggiamenti e virtuosismi tecnici esaltanti in questo masturbating zombie, ma l'attitudine nell'esecuzione e la simpatia della proposta scenico musicale lo fanno rivelare un disco che si ascolta molto piacevolmente e non dispiace affatto.

Voto: 6/10

Tracklist:
1 NIGHTMARE CASTLE
2 MY BLACK WIDOW
3 SOCIETY
4 VENOMOUS
5 PREMATURIAL BURIES
6 CUTTING
7 BREATHLESS
8 PAINFUL
9 INFERNO
10 IT'S SO BETTER TO BE BURIED
11 THE DEAD ARE AFTER ME
12 BEVERLY HILLS

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Recensione Desecrate

DESECRATE - XIII THE DEATH
(2012, Autoprodotto)
MELODIC DEATH METAL


Dopo 12 anni da Moonshine tales tornano I Desecrate da Genova con questo XIII the death, presentando un death metal tecnico che tende verso il lato melodico del genere ispirandosi a gruppi come dark tranquillity ed In flames ma non tralasciando una più personale proposta nella rielaborazione del genere.
Croatoan parte in maniera pregevole, ma non è questo un album di estremismi sonori, infatti la nuova line up mette le basi per un sound melodico ed accattivante anche grazie alla presenza del pianoforte ad impreziosire la costruzione musicale sia di questo pezzo che della strumentale ed accattivante Roanoke subito dopo.
XIII, tsunami ed anonymous si discostano per un attimo dalle cupe atmosfere per spingere un po’ sull’acceleratore, facendo notare una buona tecnica e coesione strumentale da parte di tutti i musicisti della band, il tutto unito ad una buona prova vocale perfettamente incastrata nel sound, peccato che manchi quel quid di violenza e ferocia ma come dicevo, non è questo un album di death metal propriamente detto……..
Altro intermezzo musicale con Mishka’n davvero piacevole, che ancora una volta contraddistingue questo lavoro nella ricerca melodica che risulta davvero di gusto sia musicale che sperimentale, pianoforte, flauti… non si odono tutti i giorni in album metal, ma a volte rappresentano quella nota piacevole, se eseguiti bene come in questo caso.
Hashashiyyin e Karma tornano a picchiare, seppur facendo intravedere qualcosa di pericolosissimo…il maledetto cantato in pulito, che per fortuna fa solo una comparsa fugace, musicalmente invece aumentano il ritmo collegandosi con Demon e My devil’s gonna cry facendo notare la ricercatezza metrico compositiva unita alla bravura nell’esecuzione che per ora ha contraddistinto tutta la sessione ritmica.
My silent crying è il pezzo che da solo riassume tutto il concetto musicale di quest’album con il pianoforte a rincorrersi con il growl creando un qualcosa di originale e musicalmente valido, infatti tutto l’album si contraddistingue per l’alternarsi di melodia e distorsioni incastrate perfettamente nelle liriche e valorizzate da una sessione ritmica sempre incalzata dalla batteria, il tutto atto a creare un sound piacevole ed in diversi passaggi anche molto personale,da qui The gallows of sakem e The illusion gate si muovono sulle stesse tematiche tecnico musicali per chiudere quest’album che sicuramente puo’ vantare un’ottima costruzione metrica e sonora, suonato tecnicamente bene e che non disdegna di osare sul piano interpretativo.
Chiude questo XIII the death la strumentale the illusion riportando l’album sui cupi toni introspettivi che lo avavno aperto.
Come dicevo, album che non ha una sbavatura, i pezzi sono costruiti bene ed articolati anche meglio a livello metrico,musicalmente è suonato benissimo senza virtuosismi esaltanti ma nemmeno stecche allucinanti.
Dal punto di vista musicale, ci si potrebbe far raggirare dalla dicitura death metal, totalmente pro forma perché la proposta musicale qui tutto è tranne che death, anzi,per la costruzione dei pezzi accosterei la band più a sonorità alla Dark lunacy per intenderci per arrivare nelle espressioni più “violente” ad un death melodico e senza velleità dell’aria nordica, dunque consiglio questo lavoro ai cultori di melodia e sperimentazione piuttosto che a quelli di death metal.

Tracklist:
1. Croatoan
2. Roanoke
3. XIII
4. Tzunami
5. Anonymous
6. Mishkah'n
7. Hashashiyyin
8. Karma
9. Demon
10. My Devil's Gonna Cry
11. My Silent Crying
12. The Gallows Of Salem
13. The Illusion Gate
14. The Illusion


Voto: 6


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domenica 29 luglio 2012

Recensione ONICECTOMY

Onicectomy - Drowning for salvation
(2011, COYOTE RECORDS)
Brutal Death

Dopo aver ascoltato il promo, l’intero album Drowning for salvation dei baresi Onicectomy acquista ancora più pregio visto il lavoro di artwork ed impaginazione.
Musicalmente se si cercano melodie, falsetti e cavalcate di miny pony in foreste incantate, consiglio vivamente di cambiare album. Qui si fa metal, del più violento e marcio in circolazione, un sound tra Suffocation e Dying fetus, death brutal di scuola americana con quel pizzico di personalità che rende le band pugliesi del settore una garanzia per gli amanti del genere.
Un intro che serve solo a prepararsi al peggio, ci porta subito a Brain pressure breaking skull ed Burned heart extirpation, proponendo un concentrato di tecnica e violenza inaudite. Il muro sonoro piazzato dai riff è monolitico, una mazzata sonora degna di band ben più navigate, ma già da questi primi due brani ci si rende conto che la tecnica esecutiva e le composizioni muscali dei pezzi ci porgono di fronte ad un livello tecnico alto.
Tears purifying ways of sacriface ed Huma flesh dressing mettono in risalto il timbro vocale, un growl mai troppo cupo e scontato ma piuttosto un timbro dominante che impreziosisce il grande lavoro strumentale dietro ogni pezzo, curato molto anche nei testi, incentrati sui sacrifici umani del popolo azteco, altro punto che fa alzare il livello qualitativo dell’album visto l’ottimo modo in cui è trattato.
Virgin women cannibalistic ritual, è il pezzo che riassume tutto l’album, preciso, veloce, tecnico, violento……insomma perfetto, un pezzo dove tutti i capisaldi del genere vengono interpretati e personalizzati dimostrando quanto, avendone le capacità, si possa rendere ancora più completo un genere così estremo.
I hope you die è un dolce intramezzo per ricaricare le batterie, con un particolare gusto melodico compositivo, trovare un pezzo simile in un album talmente estremo è un’ottima trovata sia a livello compositivo che tecnico esecutivo.
Sins Piercing Impaled Wombs, Falling To The Cannibal Butchery e Drowning For Salvation chiudono questo lavoro con una mazzata nei denti proprio come era cominciato. Incastri ritmici perfetti, un lavoro dietro le pelli che a volte fa addirittura pensare ad una drum machine grazie anche all’incalzante prova del basso a rendere ancora più devastante la sezione ritmica, ed un growl che spazza via tutto, un sound maturo e micidiale che in ogni pezzo di questo Drowning for salvation si è fatto gustare ed apprezzare.
Se dovessi giudicare solo le doti tecniche degli Onicectomy ed il sound che esce fuori da questo Drowning for salvation, sarebbe tutto da promuovere a pieni voti, ma volendo andare oltre, una band così matura a livello compositivo non tenendo conto dell’anagrafe, è un miracolo che in puglia ormai è una costante.
Natron, exhumer, vulvectomy, stilness blade, human slaughterhouse, golem, mutala, onicectomy, necrotorture sono solo alcuni esempi reali di quanto la puglia sia un faro per il metal estremo non solo italiano, ecco perché questo drowning for salvation è un ottimo album che rafforza questo concetto e visto i margini di miglioramento della band prevedo tante soddisfazioni in futuro per questa band.


Voto: 7/10

Tracklist:
1 Brain Pressure Breaking Skull
2 Burned Heart Extirpation
3 Tears Purifying Ways Of Scarifice
4 Huma Flesh Dressing
5 Virgin Women Cannibalistic Ritual
6 I Hope You Die 1:22
7 Sins Piercing Impaled Wombs
8 Falling To The Cannibal Butchery
9 Drowning For Salvation

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lunedì 18 giugno 2012

Recensione BLACK TRENCH ALLIANCE

Black Trench Alliance - EXM93 / SPECULUM MORTIS
(2012, VOMIT ARCANUS PRODUCTION)
Black/thrash

Split dalle tinte black thrash metal questo Black trench alliance, che vede unire le fatiche musicali di due band lombarde come Exm93 e Speculum mortis, che per chi segue la scena non sono affatto sconosciute, e finalmente dopo un silenzio a mio avviso troppo lungo tornano nel modo migliore.
Partono gli Exm93, e già l'intro di Per gli eroi dimenticati fà ben capire quanto belligeranti saranno i loro 4 pezzi,
Firstline infatti, parte dipanando tutta la sua fredda violenza, sound molto caro a Venom, Marduk ed i nostrani Necrodeath dei primi album, per capire di fronte a cosa ci troviamo, riff gelidi e veloci perfettamente incastrati in una sessione ritmica marziale e senza sbavature.
Operation apocalypse seppur con una piccola apertura melodica ad un appena accennato coro, puntualizza le linee guida di quest'album, black thrash puro, senza influenze, fronzoli e melodie varie solo cattiveria, ferocia e velocità, senza particolari virtuosismi tecnici ma suonato ed interpretato in modo ottimo.
Mortuarium chiude la prova degli Exm93 nell'ottimo modo in cui l'aveva cominciata, groove old school incastrato perfettamente in tutte le sue fasi, con una prova di screaming che va ad impreziosire l'ottimo lavoro stilistico.
Gli speculum mortis invece partono con Prossima la diserzione facendo notare la tematica incentrata sul primo conflitto mondiale nei loro 4 pezzi.
Dopo il grido avanti savoia infatti L'ardito va all'assalto con 25 bombe, attesta il sound su un black old school di scuola norvegese stavolta, i richiami anche un po' folk nel limite del possibile a primi satirycon e darkthrone sono chiari, ma da questi pezzi esce un sound compatto caratterizzato dal cantato, che secondo me rappresenta la particolarità della band.
La sagra della mietitura e Cime e trincee chiudono i 4 pezzi senza sbavature ed esaltazioni varie, ci troviamo di fronte a pezzi old school, che già per la propria appartenenza impongono rigidi canoni d'interpretazione, quindi mi baso su quanto faccia fede al sound originale per definire ottimi questi 4 pezzi, sia per interpretazione che per costruzione sonora, riff incalzanti splendidamente supportati da un ottimo lavoro basso-batteria, in tutti e 4 i pezzi la metrica risulta sempre ottima e valore aggiunto del pezzo stesso, senza nulla togliere alla ferocia intrinseca di ogni brano.

Split di black thrash old school per gli amanti del nero metallo dunque, per le dinamiche di questo genere, come sempre dico, lo puo' apprezzare solo chi lo conosce, gli altri lo liquiderebbero con sufficienza, ed invece questo split merita una certa attenzione.
Dalle tematiche, al tipo di registrazione, alla metrica compositiva tutto è perfettamente incastrato per la buona riuscita del sound.
Ritengo questo split la prova che il nero metallo underground lombardo è vivo e vegeto.


Voto: 6,5

Tracklist:
EXM93
1 PER GLI EROI DIMENTICATI
2 FIRSTLINE
3 OPERATION APOCALYPSE
4 MORTUARIUM
SPECULUM MORTIS
5 PROSSIMA LA DISERZIONE ARTICOLO 92 DECIMAZIONE
6 L'ARDITO VA ALL'ASSALTO CON 25 BOMBE E 25 BOMBE SONO 500 TOMBE
7 LA SAGRA DELLA MIETITURA
8 CIME E TRINCEE


Furia
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lunedì 7 maggio 2012

Recensione INDECENT EXCISION

Indecent Excision - Deification Of The Grotesque
(2011, Grindethic Records)
Brutal Death Metal

Gli indecent excision portano questo Deification of the grotesque, esplorando territori e sonorità di brutal death che gli appassionati del genere gradiranno senz'altro.
Far partire un album di questo genere con The genesis of inhuman brutality, una parte di un film horror splatter, è quasi doveroso tanto per l'inizio che per il proseguio dell'album, ma già da Entwined by vermin submerged by vomit, si capisce che questo lavoro non è semplicemente questo, ma ha molto di più.
Ritengo infatti questo pezzo il migliore dell'album che da solo riassume quanto di buono c'è in queste tracce, produzione pulita ed ottima, atta ad esaltare tanto i suoni che un growl azzeccatissimo, nè sterile ed eccessivamente cavernoso nè debole ed inefficace, perfettamente incastrato con la ferocia delle ripartenze quanto nelle parti più cadenzate, che troppo spesso risultano più efficaci delle accelerazioni.
Purulent glansectomy, Torment through abnegation of euthanasia, Sculpture of severed remnants altro non fanno che rafforzare il concetto espresso nel primo pezzo, costruiti senza sbavature ed eccessi, segno di una maturità compositiva apprezzabile ed interpretati con un ottimo groove, di sicuro non si grida al miracolo per innovatività e personalità ma non si corre il rischio di allontanarsi dai canoni del genere, con degli spunti personali in fase di crescita, che potrebbero in futuro fare la differenza.
La title track, Compulsive consuption of rotten entrails e decomposed fetus collection esaltano ancora una volta ripartenze e parti vocali, credo che proprio la prova vocale sia il valore aggiunto di quest'album, valore che se curato potrebbe veramente fare la differenza in futuro.
Kaleidoscopic view of the innards e Chickenfuck chiudono in modo ottimo questo lavoro, marcando quanto di buono si è sentito in tutte le tracce.
Partendo da un lavoro grafico in copertina ed un artwork davvero buono e passando per un'ottima produzione ed un sound devastante ritengo che per gli amanti delle sonorità estreme questo sia un lavoro da non lasciarsi scappare.
Nel particolare, è buffo che le parti cadenzate risultino sempre migliori delle accelerazioni, non è una critica, ogni band ha un proprio sound ed una propria particolarità, e proprio per questo dico che in un futuro prossimo, puntando su particolarità come questa o come il tipo di growl, il sound di questa band possa staccarsi dai canoni imposti dal genere ed uscire magari dalla nicchia esclusiva dei fan del genere.
Sicuramente siamo di fronte ad un'ottima band con grandi potenzialità, che si esprime in un genere che finalmente oserei dire, grazie alla bravura di chi lo interpreta, sta trovando lo spazio che merita anche in Italia.

Voto: 6

Tracklist
1 The genesis of inhuman brutality
2 entwined by vermin submerged by vomit
3 purulent glansectomy
4 torment through abnegation of euthanasia
5 sculpture of severed remnants
6 deification of the grotesque
7 compulsive consuption of rotten entrails
8 decomposed fetus collection
9 kaleidoscopic view of the innards
10 chickenfuck

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lunedì 23 aprile 2012

Recensione SICKENING

Sickening - Against The Wall Of Pretence
(2011, Amputated Vein Records)
Brutal Death Metal

Secondo album per i toscani Sickening, dopo Ignorance supremacy, la band torna a sfornare brutal death metal marcio e devastante senza compromessi.
On the edge of Psychosis apre le danze facendo subito notare il tupa tupa tipico della scuola death americana e la successiva Blind obsession conferma un sound di chiara ispirazione a mostri sacri come Morbid angel, Cannibal corpse, Deicide ed Obituary dove l'incastro di ripartenze e blast beat denota una crescita rispetto al loro precedente lavoro.
Neurological disease è un altro tributo alla matrice death metal, con un ottima prova sul fronte dei riff martellanti, supportati da una batteria sempre alla'ltezza del suo compito.
Against the wall of pretence ed Inner suffocation danno la prova del miglioramento compositivo raggiunto dal loro primo album, la sezione ritmica è incastrata perfettamente sia nei tempi cadenzati che nelle ripartenze, i riff sono pregevoli e la prova del basso non si limita a semplice "accompagnamento" della cassa, ogni strumento è suonato bene e fà la sua parte nell'incastrarsi in un sound globale, probabilmente non originale ma di sicuro impatto, peccato per la prova vocale che in alcuni fraseggi risulta estranea al contesto del sound.
Unearthly illusions, Clones of a stereotype continuano il micidiale massacro sonoro iniziato, e mai interrotto, dalla prima traccia, violenza ragionata e sparate ferocissime, buon sound con una produzione, che secondo me, valorizza al meglio il genere espresso.
Blast of Madness e Mental collapse chiudono questo album, senza distaccarsi dagli altri brani, puro death metal come lo zio Sam vorrebbe, le doti tecniche e la maturità compositiva intrapresa rendono ogni suono amalgamato nel contesto di groove ottimamente proposto da tutta la band.
Secondo album per questa band, che fà vedere un cammino di maturazione compositiva che comincia a dare i suoi frutti, sicuramente quest'album non vincerà il premio originalità ma in quanto a death metal, è un ottimo acquisto.
Per quanto riguarda la prova dei componenti, sicuramente cominciano ad incastrarsi con molta facilità e pathos per chi ascolta, il cantato non sempre è all'altezza del resto della band ma sicuramente ci sarà tempo per affinare e magari rendere proprio sia il sound globale che le prestazioni personali, l'attitudine di certo non manca.
Concludendo, ritengo questo Against the wall of pretence un buon album per gli amanti del death metal di scuola americana.

Voto: 6

Tracklist:
1 On The Edge Of Psychosis
2 Blind Obsession
3 Neurological Disease
4 Against The Wall Of Pretence
5 Inner Suffocation
6 Unhealthy Illusions
7 Clones Of A Stereotype
8 Blast Of Madness
9 Mental Collapse


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Recensione HATRED

Hatred - The Bleeding Arcitecture
(2011, Crash And Burn Records/Masterpiece)
Death Metal

I romagnoli Hatred, presentano questo The bleeding architecture come loro primo full lenght, album dalle tinte death metal spiccatamente tecniche che si discosta seppur in fase embrionale dall'anonimato dei canoni del genere.
Wounds attacca la preparazione ad un massacro sonoro di rara violenza e cattiveria, Masses infection ed Hymn to desolation sono terribilmente devastanti, un muro sonoro spaventoso con una quantità di riff incastrati, che porta la sezione ritmica a fare gli straordinari per reggere l'impatto.
Rise of devourment, a dawn beyond itavia (30 years lies), procedono senza tregua un massacro sonoro di una precisione chirurgica, una prova vocale sempre sopra le righe valorizza la grandissima mole di lavoro fatta dal resto degli strumentisti, ma fermandosi un attimo, oltre alla nuda ferocia si nota, nei dovuti modi ovviamente, una personale interpretazione che discosta questo album dalla monotonia dei miliardi di gruppi fedeli solo ed esclusivamente ai capisaldi del genere.
Pure scorn embonied, Cold breath of god e vaults of weakening sono un calcio in bocca a chi sognava un attimo di tregua, niente di più lontano, riff velenosissimi e blast beats massacranti, chitarre vorticose ed un urlatore che fà sempre la sua porca figura, questo è death metal, chi cerca melodie e tempi falsettati farebbe bene a cambiare album.
Chiude questo lavoro la title track The bleeding architecture, risaltando tutti gli spunti che hanno contraddistinto quest'album, tecnico, feroce, violento e senza tregua, eseguito perfettamente da un insieme di strumentisti che è andato ben oltre che timbrare il cartellino del genere.
Ottimo lavoro, con tanti spunti lodevoli, dall'interpretazione all'attitudine compositiva, speriamo che si continui su questa strada e soprattutto che gli ottimi livelli intravisti abbiano la possibilità di esplodere del tutto una volta raggiunta una maggiore maturità compositiva.

Voto: 6

Tracklist
1 Wounds
2 Masses Infection
3 Hymn To Desolation
4 Rise Of Devourment
5 A Dawn Beyond
6 Itavia (30 Years Lies)
7 Pure Scorn Embodied
8 Cold Breathe Of God
9 Vaults Of Weakening
10 The Bleeding Architecture


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Recensione DELIRIUM X TREMENS

Delirium X Tremens - Belo Dunum Echoes From The Past
(2011, Punishment 18 Records)
Death Metal

I bellunesi Delirium x tremens tornano con questo ambizioso e particolare concept, basato sulla storia della "Città splendente", Belo dunum appunto, valorizzando la propria storia oltre che il proprio sound.
Un death metal di stampo classico apre la narrazione di quello che più che un album, definirei un cammino, con tanto di narratore.
Già nella opener I was ci si trova di fronte ad un death metal massiccio e granitico, senza sbavature ma sempre nelle righe dei canoni del genere.
Tra accelerazione e tempi cadenzati Teveron The sleeping giant fa notare oltre alla particolarità e la ricercatezza del testo incastrato in un contest, la quadratura della sezione ritmica, death metal old school senza particolari entusismi, ma perfettamente eseguito.
The legend of cazha selvarega pigia sull'acceleratore, con risultati spaventosi...un mix di tempi serrati e blast beat dove la prova vocale la fà da padrone.
Pur essendo io direttamente del "mestiere", la grandezza e l'originalità di questo concept si vede in artiglieria alpina....in quanti pazzi avrebbero creduto possibile un connubio tra cori alpini e death metal? eppure c'è. ed il risultato è che questo Artiglieria da montagna risulta il pezzo più bello dell'album a mio avviso, perfetto in tutte le sue sfaccettature, dalla marzialità dei tempi all'incedere vocale, con il perfetto incastro di innovazioni stilistiche e strumentali, un segno di maturità oltre che di originalità.
The guardian ci porta agevolmente verso 33 days of pontificate (vatican inc), dove si continua sulle linee della coesistenza tra granitico death metal e sperimentazione sonora, con buoni risultati anche qui, segno che alla base del concetto di sperimentazione ci sono solidissime basi di preparazione tecnica ed un sound ben rodato. L'inversione di tendenza, porta la prova vocale sempre regnante nei precedenti pezzi cedere il passo ad una prova solistica davvaro accattivante, la particolarità è che nessuno strumento domina mai gli altri, ma in tutti i pezzi la coesione è davvero invidiabile.
An old dusty dream, Life before nothing, scream of 2000 screams e the memory, chiudono quest'album con la tragedia del vajont, traducendo in musica l'angoscia di una tragedia annunciata, la ferocia del fango che spazza via tutto, la rabbia dell'accaduto e la tristezza e l'inquietudine del ricordo, musicalmente rappresentati al massimo sia nel lento incedere del pezzo, quanto nella violenta accelerazione portando ogni strumento al massimo della sua esibizione, con una prova particolarmente capace dietro le pelli.

Musicalmente ci troviamo di fronte ad un death metal suonato bene, senza sbavature e preziosismi sonori particolari.
La prova concettuale rende questo album una perla di rara bellezza, una tale valorizzazione della propria terra tramutata in musica e con sperimentazioni talmente lontane dal metal meritano rispetto innanzitutto, se poi musicalmente ne esce un prodotto valido come in questo caso, i meriti sono ancora più alti.
Grande album, che si prende di diritto la palma di prodotto originale e ben suonato in un panorama di genere dove troppe volte si deve restare nell'anonimato d'esecuzione per non sfatare i canoni sacri del genere.

Voto: 7

Tracklist:
1 I Was
2 Teveròn, The Sleeping Giant
3 The Legend of Càzha Selvàrega
4 Artiglieria Alpina
5 The Guardian
6 33 Days of Pontificate (Vatican Inc)
7 An Old Dusty Dream
- Vajont, 9 ottobre 1963 -
8 Life Before Nothing
9 Scream of 2000 Screams
10 The Memory


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Recensione COPROPHILIAC

Coprophiliac - Whining Bitch Treatment
(2012, Savared Records)
Slam Brutal Gore

Dalla capitale arriva il progetto di Mario e David con il loro debut album per Savared records, Wihining bitch treatment.
L'intro di Anal count è uno stuzzichevole diversivo prima del pauroso attacco, una potenza assurda dove la drum machine rende ancora più violento un mix di screaming e growl tra un tappeto di riff distorti sapientemente maligni.
Lesbian coprophagy e spewing anal slurpee, portano il genere sui tempi malati dei migliori Disgorge, senza concedere mai tregua, il muro sonoro generato dal mix di voci, i riff e la drum machine sono segno di una maturità e militanza nel genere che va ben oltre l'accademico concerto, ma chiunque viva la scena estrema conosce bene il valore dei membri di questo progetto.
Stump fucked piss flaps, menstrual muck pancake e exquisite flatulence continuano a tempestare l'ascoltatore con un numero di cambi di tempo al limite del pensabile, per ferocia intravedo le tinte dei The berzerker a tratti... una prova sopra le righe in tutte le sue sfaccettature, con le parti vocali che da sole tengono in piedi tutto il groove della band stessa.
Ball-gag punishment, Smothered with vaginal cum e Licking a treacly ass chiudono quest'album, rendendo orgoglioso ogni ascoltatore e sostenitore del metal estremo, un simile prodotto è già di per sè un orgoglio, considerando che è italiano il suo valore è ancora maggiore.
Dunque, chi conosce l'ambiente estremo sa bene che prima dei Coprophiliac, il valore della line up è stato ampiamente dimostrato anche in altri progetti.
Il punto è che un potenziale così grande viene più apprezzato all'estero che in italia, secondo me, sempre perchè il metallaro medio italiano è timido, ha paura delle band troppo estreme...preferisce i falsettati baroccheggianti, vai a capirli.
Di sicuro c'è che il valore di questo album, e la continua ascesa di gruppi come Vulvectomy, Indecent excision, impaled bitch solo per citare alcuni nomi è segno che il valore di queste band comincia, finalmente, ad essereapprezzato anche in italia.
Grande album, grande band e speriamo che nei festival estremi simili perle trovino sempre più spazio, non solo all'estero.

Voto: 7

Tracklist:
1 CUNT FACIAL VOMITOUS
2 LESBIAN COPROPHAGY
3 SPEWING ANAL SLURPEE
4 STUMP FUCKED PISS FLAPS
5 MENSTRUAL MUCK PANCAKE
6 EXQUISITE FLATULENCE
7 BALL-GAG PUNISHMENT
8 SMOTHERED WITH VAGINAL CUM
9 LICKING A TREACLY ASS


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Recensione BLASPHEMER

Blasphemer - Devouring Deception
(2010, Comatose Music)
Brutal Death Metal

Dalla lombardia, i Blasphemer con i 5 pezzi di questo EP devastante, Devouring deception, non solo danno un seguito all'ottimo On the inexistence of god, ma gettano le basi per rappresentare degnamente un caposaldo del sound estremo italiano.
Con un invocazione parte il primo di questi 5 pezzi, Devouring deception che dà appunto il nome al lavoro, e dipana da subito tutta la sua ferocia, micidiale mix di tecnica e cantato gutturale, in pieno stile Disgorge e Severed savior, il tutto incastrato perfettamente con diversi spunti personali che rendono il sound originale e micidiale nello stesso tempo.
Let him bleed e Revealed fraud continuano incessantemente a meravigliare l'ascoltatore, facendo notare da un lato la maturità compositiva ed esecutiva rispetto ad On the inexistence of god, e dall'altro la personalità raggiunta nell'espressione del sound sia dal punto di vista dell'esecuzione tecnica che nell'inserimento di linee melodiche totalmente integrate nel complesso del sound valorizzando pure.
I am god è una cover degli statunitensi Broken hope,dall'album Loathing del 1997 interpretata magistralmente Dai blasphemer, mentre Cloaca of iniquity è un vecchio cavallo di battaglia della band che pur distaccandosi leggermente dall'esecuzione e dalla costruzione musicale dei primi 3 pezzi risulta chiudere nel migliore dei modi questo Ep. un concentrato di violenza di rara bellezza.
Considerando il sound di On the inexistence of god, la dedizione e l'attitudine dimostrata in questi anni, le doti tecniche e l'ottimo sound che esce fuori da questo Ep, ci rimane solo da ascoltare l'album per intero, partendo dal punto fermo che i Blasphemer rappresentano a pieno titolo una delle band per eccellenza nel sound estremo italico.


Voto: 7


Tracklist:
1 Devouring Deception
2 Let Him Bleed (On The Inverted Cross)
3 Revealed Fraud
4 I am God (Broken Hope Cover)
5 Cloaca Of Iniquity (Single Version Remastered)


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giovedì 22 marzo 2012

Intervista - CLOD THE RIPPER

1) Clod, il tuo è un supporto al Metal estremo incondizionato, sia come musicista in band del calibro di septycal gorge e modus delicti che come organizzatore, da dove nasce l'esigenza di creare il tatoo death fest?

Hai detto proprio bene, Incondizionato! Non ti nego che spesso mi domando chi me lo faccia fare....
In ogni caso il TATTOODEATHfest nasce nel 2004 con l'intento di unire le mie due grandi passioni, il metal e l'arte del tattoo, infatti le prime 3 edizioni ospitarono, oltre alle bands, tatuatori nostrani ed internazionali, che si esibivano in performance di Art-Fusion, creando opere d'arte a più mani a tempi di musica!


2) Unmerciful, Human Mincer, Insidious Decrepancy, Fleshgod Apocalypse, Hour of Penance e solo per citare alcune band che hanno preso parte alle varie edizioni, il livello qualitativo delle band è sempre alto e più si alza il livello più aumentano i costi, quante difficoltà ci sono dietro l'organizzazione di un edizione?

Davvero tante! Soprattutto sei fai tutto quasi esclusivamente da solo ed in una nazione quale l'Italia....


3) Come hai visto cambiare il festival in questi anni? sia come impostazione che come affluenza e supporto.

Purtroppo l'affluenza è ormai stabile, la cosa che più mi stranisce è vedere che dall'estero arrivano sempre più persone, mentre gli italiani sono sempre qui soliti affezionati...


4) Personalmente credo che il vero punto di forza del festival sia il supporto e la coerenza della scelta delle band italiane nel bill, come vedi l'underground estremo italiano?

Paradossalmente l'italia vanta un gran numero di ottime bands ormai più che conosciute al livello internazionale, mentre la scena rimane sempre scarna, soprattutto se paragonata alla vicinissima Svizzera piuttosto che Germania (paradiso del metal) o in generale il nord ed est europeo.

5) Parliamo della prossima edizione, Derenged, Beheaded, Trifixion, Blasphemer, ecc. un bill davvero fantastico, cosa ti aspetti per quest'edizione?

Quest'anno la location è cambiata, offrendo sicuramente un'acustica ed un posto migliore, quindi mi aspetto come al solito un festival dove la gente si diverte comprese le bands ed un'occasione per rincontrare amici vecchi e nuovi!



6) Perchè in italia esistono così poche realtà che supportano l'underground in un bill totalmente estremo? ironicamente in italia più sei metal e meno spazio hai per suonare, perchè secondo te?

Perchè il metal da noi è considerato per ragazzini, quindi appena si cresce un po' lo si snobba! Oltrettutto siamo un popolo di leoni da tastiera ma poi bradipi quando si parla di fare 20 min di strada in macchina e spendere qualche soldo per supportare la scena; c'è sempre un buon motivo per stare a casa (quella band non mi piace, quella l'ho già vista, cazzo quel giorno ho un impegno) però poi i soldi per le birre non mancano mai....
Oltretutto continuiamo solo ed esclusivamente ad andare a vedere i live della grandi bands ormai affermate invece di supportare l'underground, quando magari a nostra volta suoniamo in una band e pretendiamo poi che tutti ci vengano a vedere quando è il nostro turno di esibirsi live!


7) come vedi il futuro del tatoo death fest?

Come tutto quì in italia, pessimo, ma io sono una testa dura !!!


ti ringrazio per il supporto alla scena sia come musicista che come organizzatore e soprattutto per aver dato vita ad un festival puramente estremo che tanta visibilità da' alle nostre band. 

. : get inked by the Serial-Tattooist CLOD THE RIPPER : .
www.facebook.com/ClodtheRipperTATTOO



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