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giovedì 7 marzo 2013

Recensione CARTON

Carton - Perfect World
(2012, senza etichetta)
Hardcore/Alternative


I Carton nascono a Roma nel 2007 da un'idea di Cristiano Iacovazzo, già voce e basso dei Tintozenna (1996/2007); però, i primi tempi son resi difficili da continui cambi di line-up e soltanto nell'autunno 2008 la line-up si assesterà con Dan PK alle chitarre, con Ferruccio Di Marzio dietro le pelli e Maciej Mikolajczyk al basso, poi sostituito da Alessio Martucci nel settembre 2011.
La loro musica è una sapiente e originale miscela di grooves alla Pantera uniti alla potenza e schiettezza dell'Hardcore e dell'alternative metal dei primi anni '90; la voce sputa rabbia in ogni canzone e ricorda, in "salsa" romana, la graffiante cattiveria di Zach De La Rocha; i riff son potenti e sporchi al punto giusto.
Questo loro secondo lavoro in studio contiene dieci tracce: dalla title-track all'ottava (don't blame me) son brevi, con una media di tre minuti, e tiratissime...vere mazzate sui denti; la penultima, la più lunga, è un po' più melodica e articolata; mentre l'ultima traccia ripercorre il loro stile, sebbene particolare e più complessa.

Voto: 8,5/10

Tracklist:
01) Perfect World
02) Shut up
03) Jump
04) Horror kebab
05) Fuckin' hard day
06) Brave captains
07) Wrong way
08) Don't blame me
09) Young lost
10) Prophecy 2.0.12


EvilViking
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martedì 8 gennaio 2013

Recensione Progress Of Inhumanity

Progress of Inhumanity - Escalating Decay
(2010, Punishment 18)
Thrash Hardcore Grind

Mettiamo subito in chiaro che se state cercando un disco violento e schizzato lo avete appena trovato.
Al primo impatto, la quasi totale assenza di ritornelli e i suoni non troppo curati (a mio parere) può dare l'impressione di avere a che fare con un pastrocchio da tipico esordio immaturo...tutt'altro.

Il groove di questi ragazzi è innegabile, la struttura di ogni pezzo ha un senso tutto suo ma non c'è una parte che si evolva senza un discreto gusto musicale, I riff di chitarra svariano con grande abilità tra il punk hardcore il thrash metal più incazzato e il grind senza avere particolari punti morti.

I testi non possono che denunciare la truffa del progresso e tutte le sue bugie, argomento che potremmo approfondire all'infinito....con una simpatica sfuriata dedicata ai fottuti emo, mi sembra doveroso.

Le mie critiche riguardano 2 aspetti che non sono negativi ma semplicemente credo si possano migliorare:
-Le linee vocali spesso mi danno l'impressione di essere buttate un pò li, la voce ha un ottimo impatto e la rabbia si sente forte e chiaro, ma se ci fosse un piccolo tocco di personalità in più il disco intero farebbe un salto di qualità non poco significativo.
-I suoni mi fanno pensare a una registrazione fatta con i mezzi a disposizione, forse con un'attrezzatura più all'altezza di questi ragazzi avremmo avuto un lavoro ancora più devastante, ma non escludo che possa essere una vera e propria scelta, anche perchè si capisce tutto discretamente bene.

Comunque sia, staranno nelle chiavina delle mia macchina per un bel pezzo, mi hanno veramente esaltato.

Voto: 9/10

Tracklist:
1. Uncertain Future
2. Modern Opportunist
3. Predetermined Path
4. Institutions Of Deceit
5. Scene Critics
6. Well Turned Citizen
7. Legal Punishment
8. Emo Disposer
9. Seat Is Taken
10. Victims Of Injustice
11. Class Swine
12. Faceless
13. Simplicity
14. Suits And Ties
15. Under Concrete Walls
16. Preaching Deception
17. Tit For Tat
18. Greedy Ruthless Nation
19. Inside Change
20. Zero Achievement
21. Intent To Distribute


Roberto Scalisi
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lunedì 18 giugno 2012

Recensione 7 BLACK NOTES

7 BLACK NOTES - 7 BLACK NOTES
(2012, Autoprodotto)
Hardcore

Avete un momento di pausa? Se non lo avete prendetevelo e ascoltate lp di debutto dei 7 Black Notes. Il disco è composto di 7 tracce di puro hardcore senza fronzoli, la durata è di una ventina di minuti e i brani sono estremamente coinvolgenti e ben costruiti; Voglio segnalare la presenza di brani come “Memento Mori” che con il suo ritornello echeggia nella testa anche dopo la conclusione dell’lp e la granitica “7 Black Notes” che lascia in bocca il sapore delle botte prese in un pogo. Le influenze sono quelle dei gruppi piu classici della storia dell’hardcore e delle volte è gradevole riscontrare dei richiami allo stile degli italianissimi PAYBACK e PLAKKAGGIO HC. In conclusione prendendo spunto dal titolo di una canzone del quartetto è impossibile rimanere sordi a quello che vogliono comunicarci e non ci resta che augurargli un grande in bocca al lupo per il loro futuro.Consigliatissimi!

LP è disponibile in Free Download:
http://7blacknoteshc.blogspot.it/

Voto: 7/10

Tracklist:
1 Stay Away From Me
2 Deft To What They Say
3 Memento Mori
4 Escape
5 Seven Black Notes
6 Runnin’ Against The Time
7 Let Me Live



Vicustrodden
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venerdì 23 marzo 2012

Intervista - STRANGE FEAR

1) E’ con grande piacere che mi trovo qui a fare quattro chiacchiere con gli Strange Fear grande band hardcore modenese! Per rompere il ghiaccio volete spiegarci chi sono gli Strange Fear e come nasce l’idea di questo progetto?
Guido: Ciao Vito e ciao a tutti, bhè si torna indietro di quasi 10 anni fa e nacque un po' per gioco ed un po' per la classica noia generale che affliggeva noi adolescenti al tempo, mi era stato presentato Danny che in comune con me aveva la passione per l'hardcore punk e così via si è aggregato Mirko alla batteria e passo dopo passo, con vari cambi di formazione, con un battito di ciglia ci ritroviamo nel 2012 :-)

2) Siete freschi di uscita con il vostro secondo full-lenght intitolato “A Permanent Cold”,siete soddisfatti dei risultati ottenuti?tornando indietro cambiereste qualcosa?
Guido: Wow! Più che soddisfatti! Il disco sta andando molto bene ed abbiamo avuto un sacco di belle recensioni. Siamo appena tornati dal tour europeo ed è stata una figata pazzesca! Tornando indietro non cambierei nulla, perché anche le cose brutte fortificano e comunque siamo ancora vivi e vegeti :-)

3) A breve uscirà anche il vostro primo video ufficiale, volete darci qualche anticipazione?
Guido: Ahahaahah è stato surreale! Suonare in playback la stessa canzone più di 20 volte è difficilissimo, ma molto molto divertente e come anticipazione vi posso dire che rispecchierà molto cosa facciamo in un concerto reale e tu che ci hai visto sai di cosa parliamo.

4) Ho avuto il piacere di vedervi suonare dal vivo l’estate scorsa in un festival,precisamente il “Valley Under Siege”, e mi avete davvero impressionato, per chi non ha avuto il mio stesso piacere,volete spiegarci come vi approcciate al palco?
Guido: Grazie mille! Come sempre troppo gentile :-) bhé i nostri live sono sempre carichi di alta velocità, sudore, violenza e tanta, ma tanta passione per quello che facciamo e ci gasiamo un botto quando le persone davanti al palco, ci supportano ed hanno la stessa voglia di divertirsi con noi, proprio come te e tutti i ragazzi del “Valley Under Siege”.

5) Siete da poco rientrati dal tour europeo di promozione del full-lenght, sicuro dell’apprezzamento che avete ricevuto, vi chiedo, come si presenta la scena musicale e il pubblico con cui vi siete trovati a confronto?
Guido: Come detto prima, è stata un avventura, in tutti i sensi della parola, abbiamo diviso il palco con numerose band validissime, posti fighissimi, gente fantastica che "vive" la scena in maniera invidiabile, ma soprattutto "viaggiare" con i nostri fratellini My Own Voice di Milano, che si sono rivelate persone eccezionali oltre ad essere dei gran musicisti. Grasse e grosse risate, disavventure con il furgone ed ogni dogana almeno una mezz'ora di sosta con annessa romanzina degli sbirri. Assolutamente da rifare ed al più presto :-)

6) Differenze che avete riscontrato con il nostro panorama nazionale?
Guido: Visto e conosciuto gente che si sbatte ad organizzare concerti infrasettimanali con qualsiasi mezzo a disposizione nonostante la situazione economica della penisola balcanica, non brilli di certo per essere ricca, ma per noi è stata ricca di umanità, accoglienza e cultura che a noi italiani manca già da molto, molto tempo. Provare per credere :-)

7) Ormai sono circa dieci anni che siete in attività,in questo tempo sicuramente vi sarete imbattuti in tanti concerti e bands:quali sono i live e le bands che ricordate con più piacere e con cui magari avete stretto un rapporto di amicizia e collaborazione?
Guido: Dovrei fare un elenco infinito per non scontentare nessuno, ma posso dire che ogni locale, centro sociale ed organizzazione che organizza concerti nel nostro panorama underground, ci ha sempre fatto sentire a nostro agio. Anche le bands sono tantissime, ma in particolare, volevo ringraziare tutta la crew dell'Indelirium Records, dove tutte le bands, si danno una mano a vicenda e si supportano l'uno con l'altro vedi Straight Opposition, My Distance, The Memory, Whales' Island ed X-State Ride con cui abbiamo legato di più all'interno dell'etichetta. Più in generale nel panorama nazionale, devo menzionare gli ormai "storici" Strength Approach, Attitude, MuD, La Prospettiva, Turn Against ed i nostri compagni d'avventura My Own Voice a cui vogliamo molto bene come del resto a tantissime bands nostrane che anche se non nominate sanno che sono nel nostro cuore, ma voglio ricordare anche la "nostra" scena locale modenese, che non ha nulla da invidiare, nei loro vari generi a livello nazionale e non: vedi Infamia, Jesus Ain't In Poland, No White Rag, 7 Bloody Hopes, Desire Before Death ed altri che piano piano stanno crescendo sempre di più.

8) Progetti per il futuro?
Guido: Continueremo la nostra promozione del disco nuovo, in giro per l'Italia e non solo e stiamo già lavorando su pezzi nuovi che finiranno in uno Split o un Ep, ma di sicuro continueremo ad avere un gran voracità di palchi :-)

9) Prima di concludere vi ringrazio per il tempo che ci avete dedicato e ricordate a tutti i vostri contatti!
Guido: Grazie a te Vito del tempo che ci hai dedicato e speriamo di rivederci presto insieme a tutta la bella gente che supporta la scena come te. A noi ci potete trovare su tutti i portali web da Facebook a Reverbnation, da Twitter a Myspace e in un qualsiasi locale e centro sociale che abbia voglia di farci suonare :-). Concludiamo con il nostro motto acquisito ormai da molto tempo: "STAY TRUE! STAY HARDCORE!"

Vicustrodden

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sabato 3 marzo 2012

Recensione A BURIED EXISTENCE

A Buried Existence – The Dying Breed
(2011, Autoprodotto)
Hardcore

Oggi è il primo marzo. Quale modo migliore per iniziare il mese, se non ascoltando un disco nuovo e fresco di un gruppo emergente? Ed eccomi qui a parlarvi degli A Buried Existence, gruppo Hardcore di Catanzaro, che ci presenta il Full Length intitolato “The Dying Breeed”. L’opener Family Ties è caratterizzata da una batteria molto veloce e martellante che accompagna tutto il pezzo, mettendo in mostra la velocità delle mani e dei piedi di Luca Panebianco, autore di un egregio lavoro dietro le pelli, penalizzato però dallo scarso uso di elettronica nelle registrazioni (la grancassa si sente davvero poco e ha poco attacco, nonostante il mio impianto hi-fi con subwoofer...). Il secondo pezzo, Revenge, ha un ingresso particolare che ti sorprende al primo ascolto: infatti entri subito nel cuore del brano, dove la voce di Marco Velardi e gli estenuanti riff di chitarra di Gianluca Molè la fanno da padrone. Il terzo pezzo, Perverted Church, è molto valido in tutto e per tutto: una nota di merito va allo splendido outro con cui si chiude, caratterizzato dalla presenza delle chitarre in primissimo piano. Doppio pedale a manetta e gran lavoro di Ride nella title track dell’album, che stilisticamente ricorda un pochino gli August Burns Red, con qualche richiamo ai lavori di doppia cassa di Dave Lombardo. Reborn In The Sick si apre con uno splendido intro caratterizzato da un arpeggio di chitarra e una batteria lenta e ritmata, che richiama un po’ i lavori con influenze Ambient dei grandissimi Amia Venera Landscape.Questo, forse, è il miglior pezzo del disco, in cui hanno un ruolo primario tutti e 4 i componenti del gruppo: tanti riff di chitarra che si ripetono come se fossero ritornelli, con la voce che non segue uno schema fisso e la martellante batteria che mira a mantenere vivo il pogo. Public Enemies è un brano “di rottura”, che parte sparato fin dalle prime battute, per poi lasciarti in preda all’headbanging all’ingresso della voce, con un continuo susseguirsi di parti più cadenzate ed altre velocissime: 2 minuti e 33 secondi che ti stendono! Il settimo pezzo, Unite, dura poco più di un minuto, e sinceramente mi ha deluso un po’, dato che da pezzi così brevi ci si aspetta una carica particolare o qualcosa di più sperimentale. Secondo me questo è il pezzo meno riuscito del disco: pur risultando coerente nello stile, è un po’ piatto. In New World Disaster ci sono forti richiami thrashcore, che ricordano molto lo stile compositivo dei Trivium, ma i cambi di tempo sono degni di nota: ti sorprendono, spiazzano, e obbligano a muovere la testa a tempo di musica. Bello anche l’intermezzo con l’arpeggio di chitarra elettrica distorta, che ricorda un po’ il “ritornello” (se di ritornello si può parlare, le virgolette sono d’obbligo) di Composure degli August Burns Red (come idea, non come melodia). Combat Shock è un pezzo molto cadenzato, in cui Gianluca Molè e Giuseppe Tatangelo fanno un gran lavoro per dare il giusto sostegno ritmico al pezzo. Stupendi anche gli assoletti di chitarra negli intermezzi non cantati, così come le armonie sui riff base. L’album si chiude con 28 Weeks Later, un pezzo che si apre con un giro di basso stupendo, che mantiene da solo tutto il pezzo, accompagnato da una batteria cadenzata e da un insistente serie di 4 note di chitarra che si ripete per tutto il pezzo, anche quando subentra prepotentemente la chitarra distorta. Uno stupendo outro molto riuscito, in cui è degno di nota il drumming di Luca Panebianco: molto meno virtuoso rispetto agli altri pezzi, ma decisamente massiccio e riuscito. Il continuo crescendo che caratterizza il brano lo fa assomigliare più a un intro che a un outro, ma alla chiusura capisci che hai passato una bella mezzoretta in compagnia di un grande gruppo. The Dying Breed è un lavoro riuscitissimo, a parte qualche sbavatura di produzione: non so se è stata una scelta artistica/stilistica o meno, ma la batteria è molto meno dominante di quanto dovrebbe essere in qualunque album HC, risultando spesso oscurata dagli altri strumenti. Sarebbe stato più opportuno per conferire un sound ancora più duro un maggiore utilizzo dell’elettronica nella registrazione della batteria, con un utilizzo ingente di trigger che conferiscono la giusta durezza al sound del bravissimo drummer. Un 7 e mezzo a questo bell’album, sperando di sentir parlare ancora e al più presto degli A Buried Existence!

Voto: 7,5/10

Tracklist:
1) Family Ties
2) Revenge
3) Perverted Church
4) The Dying Breed
5) Reborn In The Sick
6) Public Enemies
7) Unite (Throwdown)
8) New World Desaster
9) Combat Shock
10) 28 Weeks Later (Outro)


JoeMFZB

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sabato 23 luglio 2011

Recensione - THE MEMORY


THE MEMORY – Call It A Comeback
(2011, In delirium Records)
Hardcore Punk New School

E’ con l’educazione di coloro che si avvicinano ad un’abitazione suonando al campanello per entrare, ma una volta chiusa la porta ti buttano a terra le mura: è cosi che ti entrano nello stereo i The Memory, formazione nata nel giugno 2009 e che con Call It A Comeback, pubblicato nel marzo 2011, arriva al debutto sulla scena Hardcore italiana. Il quintetto composto da Giancarlo Carile (voce), Nicola Manes (chitarra), Luigi Di Iorio (chitarra), Nicola Colecchia (basso) e Marco Fischietti (batteria) ci dimostra che nonostante le melodie si può essere duri come una roccia.
Il disco si apre con due pezzi che ti lasciano senza respiro, la concessione di rifiatare ci viene accordata dal singer Giancarlo solo a metà di WALK THE LINE, ma non ci permette di farlo da soli, ci scandisce i tempi con parole ben chiare: INHALE-EXHALE, che ci danno il tempo di riaccomodarci sulla sedia dopo il balzo iniziale dovuto all’ottima produzione sonora che i nostri hanno impresso al disco in fase di registrazione. Gli altri 4 pezzi che compongono l’EP sono una scarica di adrenalina pura: ritornelli e arrangiamenti orecchiabili che ti girano in testa, scambi di cori, melodie, ed infine sezione ritmica che non rallenta un istante tenendo sempre il piede sull’acceleratore, creano un'ottima atmosfera. Le influenze più evidenti sono quelle dell’Hardcore moderno, dai Comeback Kid ai Your Demise, senza però disdegnare le origini: di tanto in tanto ci si trova di fronte anche a stacchi che hanno caratterizzato la scena NYHC. In conclusione possiamo affermare che il quintetto non poteva chiedere di meglio al proprio lavoro d’esordio e noi non possiamo far altro che dare un caloroso benvenuto a questi ragazzi!

Vicustrodden

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Recensione - BLOODY REVENGE


BLOODY REVENGE - Tempo
(2010, Autoprodotto)
Metalcore/Post-hardcore

Ecco a voi, direttamente da Lecce, i Bloody Revenge con il loro EP di debutto intitolato Tempo pubblicato nel gennaio 2010. Il quartetto composto da Matteo Mastrorillo (chitarra), Giovanni Mele (batteria), Lorenzo Belmonte (basso) e Alessandro Rocca (chitarra e voce) ci propone nelle 3 tracce che compongono l’EP un mix di Metalcore e Post-Hardcore d’impatto che, nonostante la qualità di registrazione mediocre, si lascia apprezzare. I nostri mettono subito le cose in chiaro sulla proposta musicale che vogliono offrirci con il primo brano intitolato  ITALIAN REICH.
L’inizio è di quelli veloci, alla As I Lay Dying per capirci. Le strofe sono caratterizzate da una linea vocale ben calibrata che cambia volto nei ritornelli melodici senza mai far perdere d’intensità il pezzo, nel quale trova spazio anche un classico breakdown. THE FEAR OF DEATH è uno di quei brani che ti rimangono in testa: con il suo ritornello secco ed evocativo e con quel riff iniziale che richiama tanto gli Iron Maiden, non ti lascia fermo sulla sedia, anzi ti spinge nella calda ed accogliente atmosfera del pogo. Chiude l’EP la title-track TEMPO, cantanta in italiano, che grazie alla sua combinazione di riff e testo risulta granitica e strizza l’occhio a gruppi della scena Hardcore italiana come Plakkaggio HC e Grand Theft Age. In conclusione come si dice nel gergo popolare "pochi ma buoni", ed è proprio questo il caso dell’EP dei Bloody Revenge: tre pezzi tiratissimi, che si lasciano ascoltare e gradire. L’unico neo è rappresentato dalla mancanza di una produzione sonora adeguata che penalizza il quartetto facendolo sembrare un po’ confusionario nell’approccio allo strumento.

Vicustrodden

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sabato 12 febbraio 2011

Recensione - PALKOSCENIKO AL NEON


PALKOSCENIKO AL NEON – Disordine Nuovo
(2010, BJS Autoproduzioni/Box Populi)

Da Guidonia sventolando bandiera rossa arrivano i Palkosceniko al Neon, band romana molto attiva sia in studio (3 album e un EP) che live e dediti a un Crossover dalle molteplici influenze, dal Punk all’Hardcore dei primi Linea77 (eh, sì...inizialmente facevano Hardcore!) con tratti vagamente Rage Against the Machine. Mettiamo subito in chiaro che questi ragazzi ci sanno fare sul serio, a differenza di quanto succede spesso nelle band fortemente politicizzate che trascurano l’aspetto musicale pur di far passare il “messaggio” dei testi. La loro è una miscela tanto perfetta quanto esplosiva, sound ben curato , variegato ed esplosivo su cui vengono elaborate liriche rabbiose ed efficaci che, al di là della propria appartenenza politica, colpiscono nel segno.
Impossibile trovare un filo conduttore musicale nelle 14 tracce di Disordine Nuovo: di pezzo in pezzo troviamo nuovi spunti e nuove sonorità, per un totale di 35 piacevoli minuti su ottimi livelli.
I picchi più alti sono l’ipnotica opener A UN PASSO DA ME, l’intrisa di groove LUNGO LA STRADA, il bell’omaggio al compianto Nino Manfredi in IN NOME DEL POPOLO SOVRANO, l’emozionante interpretazione di SU COMUNISTI DELLA CAPITALE, in cui il dolce attacco melodico viene spazzato ben presto dalla foga e dal furore della versione incazzata di questo canto romano comunista d’altri tempi, la ribelle PERDERE, nonché PASSO DOPO PASSO dove compare anche qualche urla Hardcore che se non altro dà maggiore vitalità al cantato. Peccato che vengano utilizzate troppo poco. Questa infatti risulta l’unico appunto da fare alla band: va bene il cantato aggressivo e a tratti rappato alla “De La Rocha” che dà molta rilevanza al testo, ma una maggiore alternanza di stili gioverebbe maggiormente; per il resto un plauso per le parti di chitarra mai banali ma sempre interessanti e convincenti.
Questa band ha senza dubbio una spiccata personalità, le qualità e le capacità anche non mancano, e si vede che i consensi non tardano ad arrivare (la band è fresca semifinalista della regione Lazio all’Italia Wave) e la loro ardente voglia di prendere a calci in culo il sistema alimenta in loro un’autentica furia che la band riversa con successo nei propri pezzi.
Una bella scoperta questi Palkosceniko al Neon!

N.B:
X i pugliesi: i Palkosceniko al Neon saranno live in terra barese il 18 (Baracche Ribelli – Le Macerie) e in terra leccese il 19 febbraio, nel grezzissimo scenario old school della Rimesa di Sanarica. Consiglio di non perderveli!

Torrrmentor

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mercoledì 12 gennaio 2011

Recensione - SOCIAL SURPLUS


SOCIAL SURPLUS – Hopera
(2010, Autoprodotto)

I Social Surplus sono un gruppo di Thiene (Vicenza) formato nel 2006. Sono già all'attivo con un EP dal nome The Awakening Of Madness, e il loro debut album Hopera uscito agli inizi del 2010. Veniamo al dunque! Il disco per essere autoprodotto è veramente ben curato, sotto ogni aspetto. La grafica del disco è ben fatta (curata da Fabio De Angelis, il batterista del gruppo), e il prodotto ha degli ottimi suoni. Nulla da invidiare ad altri gruppi internazionali sotto etichetta. I Social Surplus presentano un Post Hardcore in chiave moderna, con chitarre con suoni molto robusti, egregie armonizzazioni, e un cantato che varia dallo scream al melodico (la band ne fa il punto forte).
Le canzoni dell'album che spiccano di più sono sicuramente MY AWFUL VISION, pezzo veramente trascinante con un chorus melodico che non se ne va più via dalla testa, e MAGENTA THOUGHTS (che a parer mio è la canzone più bella dell'album), dove i nostri amici vicentini fanno vedere la cattiveria. Il pezzo presenta ritmiche tendenti al Moshcore, e un ritornello melodico che spezza il ritmo della canzone. Ultima ma non per importanza KISS ME I’M THE LIAR, che a tratti scende un po’ nella malinconia.
Se dovessi accostarli a qualche band famosa direi sicuramente Silverstein, e A Day To Remember. Dal vivo la band esprime il suo meglio, sono molto energetici e molto divertenti da vedere. Difatti, la band è stata vincitrice della The Battle of the Bands di Copenhagen che ha permesso a loro di partecipare al Taste of Chaos. Concludo col dire che è un ottimo album ed il punto di forza della band è sicuramente il groove. Certo non aggiungono niente di nuovo al genere, ma meritano veramente tanto.

IlTeoPostHc

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