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martedì 6 marzo 2012

LIVE REPORT - COUNTDOWN TO APOCALYPSE

Extreme Metal Fest – I edizione

Domenica 26 febbraio 2012
@Trinity College, Marano di Napoli (NA)

FLESHGOD APOCALYPSE
Lahmia
Symbolyc
Midian
Blood Ravens
Disturbia

Organizzazione: Kick Ass Corporation

Prima edizione del Countdown to Apocalypse, festival estremo organizzato dalla neonata associazione Kick Ass Corporation, da qualche mese attiva sul suolo partenopeo con l’organizzazione di eventi live atti a far rinascere la scena partenopea, sopita da alcuni anni. L’occasione è di quelle grosse, visto che torna nel capoluogo campano una band di spessore internazionale: gli headliner del festival sono infatti i Fleshgod Apocalypse, la Symphonic Technical Death Metal band sotto contratto con la Nuclear Blast, al suo primo tour in Italia da headliner. A far compagnia al mastodonte perugino ci sono i romani Lahmia e quattro bands campane: Symbolyc, Midian, Blood Ravens e Disturbia.
L’affluenza del pubblico è stata, come prevedibile, sotto le aspettative: solo una settantina di persone sono infatti accorse nella music hall del pub maranese ad assister ad uno show che, alla fin dei conti, è risultato decisamente buono. Un po’ l’affluenza appena sufficiente, un po’ dei problemi tecnici in corsa che hanno fatto slittare l’orario d’inizio e fermato un paio di volte le esibizioni (vedasi la corrente elettrica saltata ben due volte), un po’ per il comportamento non consono dei gestori del Trinity College, specie nella persona del “direttore artistico” (un completo cretino che nulla ha a che fare col Metal, ma anche con la musica Live in generale), non si è comunque goduto appieno del concerto, che ha avuto il proprio culmine con la monolitica performance dei Fleshgod, capaci di tenere in mano l’intero locale.

DISTURBIA
Ad aprire la prima edizione del Countdown to Apocalypse ci sono i casertani Disturbia, giovane band Death Metal dotata di una buona tecnica che è ben riuscita nel compito di scaldare il pubblico accorso. Quattro pezzi più un intro per i Disturbia, fermati sulla prima song, “Alien” dalla corrente elettrica saltata. Intoppo a parte, buona prova per i ragazzi casertani.

Setlist:
1. Intro
2. Alien
3. Criminal
4. Thirteen
5. The Fourth Kind

BLOOD RAVENS
Veloce cambio palco ed è la volta dei Blood Ravens, act Brutal Death che festeggiava per l’occasione l’uscita dell’EP d’esordio “At the Order of Ra”. I Blood Ravens non mostrano alcun timore reverenziale verso le bands che seguiranno la loro performance, brutalizzando l’audience che comincia a scatenare i primi focolai di pogo. Il setlist permea soprattutto, e non c’erano dubbi, sull’EP fresco uscito: degni sicuramente di menzione sono “For Gods Who Have Not Believed” e “At the Order of Ra”, che hanno aperto la mezz’ora di Claudio e soci. C’è spazio anche per due cover: “Rapture” dei Morbid Angel e “Conquer All” dei Behemoth, ottimamente eseguite da questi ragazzi, che, se di esame per loro si fosse trattato,l’avrebbero passato certamente.

Setlist:
1. For Gods Who Have Not Believed
2. At the Order of Ra
3. Rapture (cover dei Morbid Angel)
4. Conquer All (cover dei Behemoth)
5. Throne of Blood

MIDIAN
Dalla provincia di Caserta arrivano anche i Midian. La band capitanata dalla vocalist Miriam Granatello è, negli ultimi tempi, tra le più attive on stage della regione e l’esperienza accumulata la si nota immediatamente dalle prime note del loro set, grazie ad una tenuta del palco ottima. Miriam arringa il pubblico e lo tiene in mano, guida con la sua voce i Midian in uno spettacolo senza la minima pecca. Lo spettacolo della Thrash/Death band casertana è incentrato sull’album di debutto, “Screaming Demon”: si susseguono quindi buoni pezzi come “Eternal Ways of Sorrow”, “Kingdome Gone”,la strumentale “Midian” e la conclusiva “Burial Alive”. Anche per i Midian prova ampiamente superata. A questi ragazzi il merito di migliorarsi continuamente: un futuro roseo li aspetta. Si spera.

Setlist:
1. Intro/Living Madness
2. Divine Delation
3. Eternal Ways of Sorrow
4. Kingdom Gone
5. Midian
6. Time to Die
7. Burial Alive

SYMBOLYC
Si entra nel vivo del festival con la salita sul palco dei napoletani Symbolyc. Un’esibizione il cui inizio è slittato di 20 minuti circa a causa di un problema alla cassa del basso, ma una volta partiti i deathsters napoletani hanno dimostrato, una volta in più, come siano al momento tra i migliori esponenti di Metal estremo nel capoluogo campano. La band, capitanata da un Diego Laino in stato di grazia, sta preparando ”Apocrypha”, nuovo album che dovrebbe essere in uscita per questo 2012. E dal prossimo album i ragazzi presentano anche un pezzo: “Ad Litora Inferni”, che ben lascia sperare per il prossimo capitolo di casa Symbolyc. Per il resto, i pezzi proposti sono dal primo album per My Kingdom Music, “Engraved Flesh”. Immancabili “Suffering” e “Within the Realms of Human Awerness” (personalmente i due pezzi che più preferisco di Sox e Co.), così come la potentissima “The Parasite’s Curse”, che chiude lo show della band napoletana. L’highlight è stato però il penultimo pezzo: la cover degli Slayer “Raining Blood”, eseguita a velocità sperimentate giusto dalla NASA.

Setlist:
1. Intro
2. Suffering
3. Dead Inside
4. Wingless
5. Denied
6. Within the Realms of Human Awerness
7. Ad Litora Inferni
8. Oncoming Apocalypse
9. Raining Blood (cover degli Slayer)
10. The Parasite’s Curse

LAHMIA
Si avvicina la salita sul palco dei Fleshgod Apocalypse, ma prima c’è da assistere allo show dei Lahmia, Melodic Death Metal band romana che ha seguito il quintetto perugino nel tour italiano. Ero rimasto già particolarmente colpito dai capitolini ascoltando il loro disco “Forget Every Sunrise” (e detto da me che poco sopporto il Melodic…), e con il loro concerto in terra partenopea non hanno fatto altro che confermare la buonissima impressione avuta in passato. Solo sei i pezzi suonati dai ragazzi romani, quasi tutti presi dal nuovo disco, anche per loro in uscita quest’anno. Quasi perché insieme alle varie “Drag me to Hell”, “Into the Abyss”, “Nightfall”, “The Tunnel” e “Strenght for my Wounds”, i Lahmia hanno proposto anche un’interessante rivisitazione di un classico dei Judas Priest, “Nightcrawler”. Con una prova compatta, i Lahmia hanno dimostrato perché hanno seguito in tour i Fleshgod Apocalypse e perché sono ritenuti da molti una delle più interessanti realtà del panorama Swedish Death nazionale.

Setlist:
1. Drag me to Hell
2. Into the Abyss
3. Nightfall
4. The Tunnel
5. Nightcrawler (cover dei Judas Priest)
6. Strenght from mu Wounds

FLESHGOD APOCALYPSE
Face painting nero. Frac. Tommaso Riccardi, Paolo Rossi, Cristiano Trionfera, Francesco Paoli e Francesco Ferrini salgono sul palco. È il momento dei Fleshgod Apocalypse, headliner di quesa prima edizione del festival. Una prova sontuosa per la band della Nuclear Blast, autrice di uno spettacolo musicalmente e scenicamente perfetto. Il mix di Death Metal brutale e sinfonia “dimmuborgiriana” viene proposta dal quintetto in egual modo al cd: non una nota fuori posto, un assalto continuo, il tutto condito da una presenza scenica mostruosa.
L’intro “Temptation” inizia ad accendere gli animi del pubblico, ma è con “The Hypocrsy” che si scatena il putiferio: il calore dell’audience partenopea avvolge il gruppo facendo da contorno alla sontuosa prova dei Fleshgod. Alla fine dei pezzi i ragazzi si girano di spalle, parte un introduzione sinfonica, Tommaso si gira e presenta il pezzo con poetiche citazioni (certo con quel tono…..) e si riparte col massacro.con “The Egoism” si scatena un moshpit selvaggio, che prosegue con il salto nel passato della band umbra, che propone “Thru our Scars” e la bellissima “Requiem in SI Minore”, prima di demolire quel che resta di sano nelle ossa dei fans con “The Deceit”. Arriva poi il momento che tutti aspettavano. Parte l’intro orchestrale, Tommaso cita il Sommo Poeta (“Fatti non foste per viver come bruti…”), i violini incalzano: “The Violation” scatena il pubblico napoletano. Spinti dall’entusiasmo dei fans i Fleshgod spingono sull’acceleratore, offrendo con il loro singolo il pezzo con la miglior performance del loro set. Da brivido l’urlo col quale tutto il pubblico accoglie le primissime note del pezzo, sorprendente quando sulle parti pulite di Paolo i ragazzi nelle prime file si girano verso di lui cantandogli appresso. Col penultimo pezzo i Fleshgod compiono un nuovo salto nel passato con “In Honour of Reason”, prima di chiudere un concerto fantastico con “The Forsaking”.
Uno spettacolo come non se ne vede da anni, con forse l’unica pecca della tosse che ha attanagliato Paolo e che gli ha impedito di offrire una buona prova con le clean vocals: spesso, andando in difficoltà, ha dovuto abbandonare i suoi classici acuti, ma ciò non abbassa il livello qualitativo del loro concerto.

Setlist:
1. Temptation (Intro)
2. The Hypocrisy
3. The Egoism
4. Thru Our Scars
5. Requeim in SI Minore
6. The Deceit
7. The Violation
8. In Honour of Reason
9. The Forsaking

Così la prima edizione del Countdown to Apocalypse passa agli archivi. Un’edizione che, leggendo in giro i feedback entusiastici di chi ci è stato, ha lasciato contenti tutti, dalle bands al pubblico. Peccato solo per l’affluenza mediocre, che non paga delle prove egregie di tutte e sei la bands e gli sforzi organizzativi della Kick Ass Corporation, l’associazione che più di altre sta cercando di far qualcosa per la scena partenopea (contando soprattutto che gli altri promoters sono praticamente inesistenti: tra chi dice d’organizzare ma lo fa con i soldi degli altri e chi fa festival su festival e va a chieder soldi, la situazione non è delle più rosee). L’appuntamento con il Countdown to Apocalypse II dovrebbe essere nel prossimo dicembre: il 21.12.2012, per la precisione. Con un nome simile, non esiste in effetti data migliore per questo festival.

Ogre

Continua…

sabato 3 marzo 2012

Recensione MIDIAN

Midian - Screaming Demon
(2011, Autoprodotto)
Thrash Death

Da caserta i Midian con tutta la carica del loro potente thrash/death portano alla ribalta la loro fatica musicale Screaming demon.
L'intro fa intravedere quanto possa essere ricercato il sound di quest'album, seppur la lunghezza dopo un po' lo faccia diventare una nenia, l'attacco è davvero ottimo.
Con Living madness e Buried alive il sound comincia ad essere maggiormente delineato, la costruzione dei pezzi risulta essere subito elaborata, con incastri di basso e batteria di rara bellezza, il tutto contornato dalla voce al vetriolo della singer, che nelle parti urlate rappresenta il valore aggiunto del disco.
La parte iniziale di Dark eden molto introspettiva viene subito spazzata via dalla potenta dell'incedere che in Divine deletion diventa ancora più potente, grazie anche ad una registrazione perfetta, la sezione ritmica macina una quantità industriale di spunti di headbanging, con ripartenze e tempi cadenzati che fanno risultare ogni pezzo mai noioso e scontato.
Time to die e Midian soprattutto, rafforzano ancora il sound di composizione dei pezzi, ogni dettaglio è curato, dagli incastri all'esecuzione tecnica alla tonalità della voce, tanta cura e tanta ricercatezza da sembrare anche troppa in alcuni frangenti accademici, soprattutto in qualche assolo particolarmente lezioso e riff che purtroppo, pur essendo di gusto e ben eseguiti poco hanno di tagliente ed estremo.
Kingdome gone, Eternal Ways of sorrow e Suffer agonies alternano tutto ciò che il genere impone egregiamente, la prova alla batteria merita un plauso particolare, soprattutto nella dinamicità delle ripartenze e la versatilità delle scomposizioni, il tutto supportato da un basso sempre all'altezza, ben oltre le carattristiche generiche proprie di questo sound.
Chiude il lavoro la strumentale I heard, che francamente poteva lasciar posto ad un altro pezzo più tirato, visto il troppo ricorso a fraseggi melodici nella totalità del lavoro.
Colpisce sicuramente la cura sia della registrazione che della composizione dei pezzi, molto curata e ricercata, il tutto eseguito con un ottima tecnica ed un invidiabile groove.
Tanti buoni spunti in questo Screaming demon, che più avanti, con un sound più maturo e con questa ricercatezza compositiva, potrà sicuramente suonare in modo molto più violento di ora.
Se da un caposaldo si deve partire, la voce al vetriolo di Miriam rappresenta un valore aggiunto su cui puntare, e magari in futuro prediligere la ferocia alla melodia o almeno non far diventare parte integrante dei pezzi l'accademica esecuzione strumentale.

Voto: 6

Tracklist:
1 Intro
2 Living Madness
3 Buried Alive
4 Dark Eden
5 Divine Deletion
6 Time To Die
7 Midian
8 Kingdom Gone
9 Eternal Ways Of Sorrow
10 Suffer Agonies
11 I Heard

Furia

Continua…

martedì 14 febbraio 2012

LIVE REPORT - ENTOMBED

05-02-12 - Entombed @ Demodè - Modugno (BA)

Sono passate da poco le 20 quando dopo esserci scoppolati circa 180 km, arriviamo al demodè di modugno dove da lì a poche ore una leggenda del death metal svedese valcherà un palco nel sud italia per la seconda volta. Nell'attesa dell'apertura delle porte tra una birra e un boccone i presenti devono sorbirsi un dvd di michael jackson, per di più a volume elevato... fortunatamente qualche genio capisce che il pubblico presente è lì per qualcosa un tantino diversa, quindi via a live cannibalism dei cannibal corpse... dopo qualche difficoltà nel premere play! Finalmente però si aprono le porte e la gente si fionda nel locale; verso le 21,50 si sentono le prime schitarrate: sono i Vinterblot ad aprire la serata con il loro death metal pagano forti dell'uscita del loro primo full lenght "Nether Collapse". Il suono è buono e l'impatto c'è, poi loro giocano in casa e buona parte del pubblico (non ancora molto numeroso) apprezza e incita la band scapocciando a tempo, e tra un brano e l'altro, nella mezzoretta a disposizione, i ragazzi di bitonto tirano fuori anche una cover di "Paranoid" dei Black Sabbath in una versione abbastanza incazzata.
Circa 15 minuti per il cambio palco ed ecco arrivare i casertani Midian: tecnicamente ci sono, e si muovono sul palco con gran disinvoltura, segno che la band è rodata ed è a proprio agio nella dimensione live, purtroppo il suono delle chitarre è un po' troppo chiuso all'inizio della loro esibizione, migliorerà man mano che la performance va avanti. La voce della frontwoman Miriam Granatello è dura e aggressiva, ma in alcuni frangenti risulta nascosta dal resto della band, ma tutto sommato i brani tratti dal loro disco d'esordio "Screaming Demon" scorrono bene e la loro mezzora di concerto rende benissimo.

Ok, le prime due band hanno scaldato per bene il demodè e il suo pubblico, ma la situazione da calda diventa rovente: è il momento dei Buffalo Grillz!!! La band capitanata da Enrico "Tombinor" Giannone (ovvero una grande vecchia conoscenza della scena estrema italiana e non solo, grazie ai palchi calpestati e ai timpani devastati in anni ed anni con gli inossidabili Undertakers), è una furia cieca! Grind al fulmicotone vomitato sui presenti, Mastino dietro le pelli detta i tempi con dei blast beat fulminanti, Cinghio e Gux mitragliano riff senza tregua, e Giannone si muove sul palco con la grazia di un gorilla scappato dalla neuro.
In circa 45 minuti i Buffalo Grillz sfoderano brani sia dal disco d'esordio "Grind Canyon" che dal lavoro di imminente uscita "Manzo Criminale" passando da "New World Disagium" a "Forrest Grind", da "Grind Raccordo Anulare" fino adirittura da una improbabilissima cover di "La Canzone Del Sole" di Battisti che non solo si sarà rivoltato nella tomba, ma con ottime possibilità si è disseppellito e sta già cercando il combo romano/partenopeo per una jam sepolcrale. Qualcuno tra il pubblico si lamenta perchè si poga troppo poco (e non ha torto!!!), quindi ci pensa il buon Tombinor a "rallegrare" la situazione lanciandosi oltre le transenne che stanno sotto al palco: stage diving continuando a cantare/urlare sempre stringendo in mano il microfono il cui cavo tirato all'inverosimile riesce a resistere a questa dura prova... in pratica quello dei Buffalo Grillz è stato davvero un Grind concerto!!!


Sono passati ormai 20 minuti oltre la mezzanotte quando parte l'intro che accompagna l'entrata in scena degli Entombed. Non faccio in tempo a notare che Nico Elgstrand è passato alla chitarra lasciando il posto al basso a Victor Brandt (già con i Satyricon), e si è subito travolti dal loro muro sonoro pregno di death metal old school con "Sinners Bleed"! Preso dall'incredibile impatto del combo di Stoccolma non ricordo precisamente la scaletta, ma la primissima parte del concerto è incentrata su brani del primo periodo come "Living Dead" e "Left Hand Path" e andando avanti si fa largo il death 'n' roll di pezzi come "Serpent Saint", "Say It In Slugs" o "When in Sodom". Lars Goran Petrov con la sua immancabile maglia di King Diamond (è la stessa che portava nel 2008 quando suonarono al teatro Kismet di Bari) è in ottima forma, e tutti hanno una spettacolare presenza scenica, specialmente Victor che con il suo basso si immola al centro del palco, ma raccapricciante il momento in cui Petrov nel tentativo di soffiarsi il naso rimane con il blob (il fluido che uccide) che penzola tra barba e capelli, e risolve il guaio spalmandosi il tutto sulla testa... brividi!
Il concerto va avanti e gli Entombed continuano a macinare: in ordine rigorosamente sparso "Crawl", "Demon", "I For An Eye", l'immancabile "Wolverine Blues", e ancora "Eyemaster", "Hollowman" e molte molte altre per circa 2 ore di live incandescente! Una prestazione superba: la loro brutalità sul palco probabilmente è superata solo dalla loro umiltà sotto al palco come si accorgeranno molti fans dopo il concerto... che gente fantastica! Dopo una vera e propria lezione di death metal nordico i nostri si prestano tranquillamente per foto e qualche chiacchera mentre i tecnici si aggirano sul palco per cominciare a smontare, la serata è finita e il roboante tuono degli Entombed è ancora fervido... ma è ora di rimetterci in marcia per i 180 km del ritorno, qualcuno tra poche ora dovrà andare a lavorare!

Foto by Dax: flickr.com/daxpala

Piranha


Continua…