venerdì 7 ottobre 2011

Recensione RADICAL CRASH

Radical Crash - Danger In Progress
(2011, Autoprodotto)
Thrash Metal

I giovani mantovani Radical Crash si formano nel 2006 come band Heavy Metal/Hard Rock, e dopo diversi cambi di line up ed un demo datato 2009 arrivano alla formazione attuale che sposta decisamente il sound verso un Thrash Metal old school diretto e potente!
Ok, niente di originale nella proposta dei Radical Crash, proposta che si radica saldamente nel Thrash della storica bay-area, ma a discapito dell’originalità, bisogna riconoscere quello che i nostri fanno, lo fanno decisamente bene, e non si può chiedere di più se si ha voglia di ascoltare del sano e fottuto Thrash come lo si faceva una volta. Anche la copertina è bastardamente old school con tanto di orrendo disegno (adoro ste robe qui!!!) sicuramente fatto con matita e pastelli colorati, altro che immagini computerizzate che non comunicano niente… maledetta era telematica!
Tasto play premuto e si aprono le danze (o si da via al pogo) con “Demolition Devastation”, riffone senza compromessi e sezione ritmica trascinante (o thrashinante), e da qui alla fine dell’ep i brani si susseguono con la stessa intensità: struttura delle canzoni semplice ed efficacemente “in your face”, drumming costantemente martellante, assoli roventi e taglienti, e voce anche se un po’ acerba, rabbiosa e incazzata al punto giusto… da rivedere alcune parti corali.
La produzione è abbastanza casereccia, di conseguenza tutti i suoni risultano alquanto ovattati, e nonostante anche questo fa parte dell’universo “old school”, delle chitarre più nitide e una batteria più corposa non avrebbero di certo fatto male; il basso è un po’ troppo nascosto eccezion fatta per l’intro della conclusiva “We Will Never Surrender”, ma nel complesso i brani risultano sufficientemente compatti e ascoltabili. La delusione arriva nel brano “Sommossa Violenta”, ma tale delusione scaturisce semplicemente dal mio personale amore per la lingua madre anche nei generi musicali più violenti… mi aspettavo il pezzone con il testo in italiano, e invece in italiano c’è solo il titolo del brano, e questa scelta mi lascia quanto meno perplesso… il brano in sé comunque si lascia apprezzare per lo spirito Punk/Hard Core che ha racchiude dentro: una canzone che più che di violenza ha il retrogusto di lotta!!!
Siamo nel 2011, e di cose di questo genere ne abbiamo ascoltate a bizzeffe, se i Radical Crash riusciranno in futuro ad inserire nel loro sound qualcosa di innovativo che li faccia emergere ancora di più sarà un enorme passo in avanti, ma se così non fosse… chi se ne frega, la botta c’è e le vibrazioni anche! Qualcuno un po’ di tempo fa disse: “It’s only rock ‘n’ roll… but I like it”… provate a smentirlo!!!


Piranha
Contatti:
radicalcrash@hotmail.it
www.myspace.com/radicalcrash

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Recensione LAST FRONTIER

Last Frontier - Apocalypse Machine
(2010, Autoprodotto)
Heavy Metal

Attivi dal 2005, i campani Last Frontier, dopo tre demo si lanciano sulle lunghe distanze dando alle stampe nel 2010 il loro primo full lenght intitolato “Apocalypse Machine”, un titolo oscuro come le tinte che aleggiano nel sound del disco in questione, e l’intro quasi da colonna sonora dell’opener “Waiting For The Eclipse” ne è un valido esempio.

I Last Frontier ci propongono un Heavy Metal atmosferico e alquanto articolato, che nelle parti più pompose potrebbe riportare a qualcosa degli americani Savatage, chiaramente con le dovute distanze, con una certa vena progressiva nello stile degli ultimi Maiden. Sette brani per un totale di oltre 54 minuti di musica parlano chiaro sulla durata delle singole tracce in cui si sprecano cambi di tempo e di atmosfera, e purtroppo questa è una pecca perché troppo spesso i brani più che lunghi risultano allungati con brodaglie strumentali che possono arrivare a stancare l’orecchio dell’ascoltatore. La tecnica c’è in ogni singolo elemento del gruppo, le parti di tastiera e piano di Cyrion Faith danno un tocco gotico all’intero album, gli assoli di chitarra di Nitrokill sono caratterizzati davvero da un ottimo gusto per la melodia e da una notevole tecnica, e la voce rabbiosa e calda di Mich Crown ha buoni risultati anche quando si lancia in note alte, il falsetto lancinante di “Metamorphosys” lo dimostra, e il tutto è ben sorretto dal basso di Adrian Dèi e dall’incalzante drumming di Zarro B. Cruel. Purtroppo tutto ciò non è supportato da una buona produzione, in cui sovente le chitarre sembrano un tantino nascoste e non danno quella botta Heavy che darebbe sicuramente un migliore impatto al sound del disco! Il songwritng della band si nota che è molto ricercato, e c’è molto lavoro in cantina per arrivare al risultato dei brani che compongono “Apocalypse Machine”, una canzone articolata come “Summoning Armageddon” non viene fuori in quattro e quattr’otto, ma come dicevo sopra queste parti variegate risultano più croce che delizia nell’amalgama del prodotto, tanto che il brano meglio riuscito sembra “Black Horizon”, il brano più corto del lotto, che in poco meno di 6 minuti (soltanto 6!!!) sciorina un ottimo impatto Power e viaggia su coordinate costantemente Heavy.
Perdersi in minutaggi eccessivi non è cosa buona, ma di certo non è un male incurabile, una struttura dei pezzi più snella e concisa sarebbe una soluzione, ma anche arricchire i brani con più parti cantate, che potrebbero meglio coinvolgere l’ascoltatore nel seguire il variopinto universo sonoro dei Last Frontier, potrebbe risultare un’arma vincente… in conclusione il disco è apprezzabile, ma si può e si deve migliorare.


Piranha

Contatti:
info@last-frontier.it
www.last-frontier.it
www.myspace.com/lastfrontierband
www.youtube.com/lastfrontiermusic

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Recensione DAIMON DUST

Daimon Dust – Inject Your Venom
(2011, Autoprodotto)
Thrash Metal

I Diamon Dust, nati a Caserta dalle ceneri degli Zion, dopo il demo di esordio del 2010 intitolato “Death is Coming” e qualche cambio di line up registrano l’ep “Inject Your Venom”, e ad un solo anno di distanza già si intravede qualche passo in avanti.
A mio modo di vedere già la copertina (teschiaccio con tanto di siringa piantata in fronte) rappresenta bene ciò che ci apprestiamo ad ascoltare. Il genere proposto è molto ottantiano, con un particolare sguardo al Thrash dei Metallica, specie negli assoli di chitarra, ma attenzione, non ci troviamo di fronte a una delle tante bands che non fa altro che scopiazzare in malo modo un disco o un gruppo, le loro influenze sono abbastanza variegate, infatti si va dell’opener “Venom”, già presente sul demo d’esordio, una Thrash song non troppo spinta, alla successiva “A Nice Place to Die” che parte con un’intro molto sabbathiana, da “Behind Yourself” che in un punto ricorda tantissimo “Am I Evil” dei Diamond Head (sarà che i nostri casertani devono il loro monicker anche alla storica band inglese, o magari del brano nominato hanno solo ascoltato la cover dei Metallica?), a “Diamond Dust” dove alcune melodie vocali un tantino orientaleggianti fanno venire in mente addirittura Serj Tankian dei S.O.A.D. (che si sa, con gli anni ’80 non centra una ceppa, ma questo dimostra i molteplici input che arrivano ai Diamon Dust), fino alla conclusiva “Welcome To The End”, l’unico pezzo propriamente Thrash che riporta ai tempi di “Master Of Puppets”. L’ascolto dell’ep in questione scorre liscio senza infamia e senza lode al primo ascolto, ma se ci si sofferma salta fuori nel songwriting un elemento importante nonché alquanto raro di questi tempi: il gusto del ritornello!!! I Dimon Dust se la cavano egregiamente con gli strumenti, ma senza strafare e di certo non saltano all’orecchio per particolari qualità tecniche, ma ogni brano ha un refrain efficace, che rimane ben impresso e che trascina per ritmo e melodia grazie anche a dei cori decisamente azzeccati, e tutto ciò è oro colato nel 2011 in cui vecchie e nuove bands cercano di imporsi con una affannosa ricerca di qualcosa che non è stata fatta,e probabilmente se qualcosa non è stata fatta ci sarà un motivo… fanculo all’originalità sforzata, la musica deve far battere qualcosa dentro! La voce di Andy sulle tonalità medio-alte a volte sembra sforzare, ma regge l’urto senza patemi, la sezione ritmica fa bene il suo lavoro, e gli assoli di chitarra sembrano dimostrare che Luigi ha ben appreso la lezione di Kirk Hammet del Black Album.
In definitiva i Diamon Dust, anche se un po’ acerbi, con questo “Inject Your Venom” presentano un buon biglietto da visita, e data la giovane età della band le premesse per fare bene ci sono tutte!



Piranha
Contatti:
www.facebook/DiamonDustce
diamond-dust@hotmail.it

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LIVE REPORT - SUMMER BREEZE 2011

17.08.11 - 20.08.11 - Dinkelsbühl - Germania

Quest’ultima edizione del Summer Breeze non ha riservato grosse novità a livello organizzativo: il Party Stage, quello al coperto, è stato un po' ingrandito, per forza di cose considerando il tutto esaurito annunciato già mesi prima.
Ciò nonostante il sovraffollamento è stato costante e fastidioso soprattutto negli ultimi giorni.


MERCOLEDI 16 AGOSTO:

In realtà l’inizio ufficiale del festival è annunciato per il giorno dopo, ma i concerti cominciano già oggi per il cosiddetto “Warm Up”.
I primi a fare casino, come ogni anno, sono loro, il “Musikverein Illenschwang”, cioè una banda dotata di trombe e tamburi del paesino adiacente alla località del festival.
Negli anni precedenti facevano una vera e propria parata attraverso il campeggio, quest’ anno no.
Segue il “New Blood Award”: una manciata di band emergenti tedesche si sfidano per aggiudicarsi la possibilità di suonare sul Mainstage il giorno dopo.
Quest’ anno i vincitori sono stati gli “Steve from England”.
Dopo tutto ciò è finalmente arrivato il momento per qualche band decente: i MELECHESH sono stati i primi a suonare sul Party Stage, gran parte del tendone era pieno e il pubblico si è dimostrato molto partecipe. Ottimo lo show offerto dai sumeri anche se le chitarre non si sentivano un granchè.
Segue il gruppo più popolare della giornata, gli SCAR SYMMETRY, il tendone si riempie ancora di più, buona pure la loro prestazione anche se ogni tanto al cantante sfuggiva qualche falsetto. I DESTRUCTION sembravano un po' annoiati sul palco, insomma musicalmente parlando erano perfetti solo mancava un pò di interazione col pubblico.
I Vader sono gli Headliner di questa giornata e in effetti hanno svolto egregiamente il loro compito presentando uno show energico e coinvolgente. Ancora una volta però i suoni non erano perfetti.


GIOVEDI 17 AGOSTO:

Oggi fa ancora più caldo, purtroppo nell’area del festival, a parte il tendone del Party Stage non c’è alcuna possibilità di sfuggire al sole…
VREID sono i primi di una tripletta di band Black Metal dalla Norvegia: show godibile, i ragazzi s’impegnano ma il tendone resta mezzo vuoto, il pubblico un pò addormentato. Per I KVELERTAK abbiamo almeno tre volte tanto pubblico, il loro e un genere un po' difficile da descrivere, hanno un attitudine un po' Punk, comunque la maggior parte pubblico sembra apprezzare.
Il cantante dei KAMPFAR ce la mette tutta ed in effetti i ripetuti incitamenti funzionano: il risultato e uno show energico ed un ancor più energico feedback!
In scaletta canzoni nuove con un occhio di riguardo per album come “Norse” e “Ravenheart”.
Sul Mainstage inizia lo show degli ARCH ENEMY sulle note di “Kaos Legions” tuttavia il resto del concerto prosegue nella noia: Angela sta li, salta, urla, strafa… e alle nostre orecchie giunge il solito muro sonoro che però non coinvolge più.
A sollevare le sorti della serata sono stati i DECAPITATED con un concerto pazzesco, davvero una delle migliori sorprese!
Li abbiamo già visti in Italia in precedenza ma stavolta e’ stata un esperienza eccezionale: riff ultraviolenti e suoni perfetti. E il tendone diventa strapieno.
Seguono in scaletta gli HACKNEYED, una giovane band tedesca, i membri sembrano avere tutti circa 20 anni e propongono un Death/Hardcore ben accolto dal pubblico di compatrioti.
E’ la volta degli IN EXTREMO, una delle band più attese dal pubblico tedesco: il loro show prosegue fra fuochi d’artificio e acrobazie del cantante, balli folkloristici e costume da Jack Sparrow….per chi non e’ amante del genere e’ meglio tenersi alla larga.
I MARDUK fanno qualcosa di pazzesco, perfetto: suoni da album, setlist varia con canzone di tutte le epoche, Mortuus e’ sempre incazzatissimo ma e’ cosi che ci piace.
C ‘e pure il tempo per un bis con “Azrael”.
Sul Party Stage intanto va avanti un baccanale con gli EXCREMENTORY MOTHERFUCKERS: nonostante l’ora tarda il tendone e’ strapieno ed assistiamo ad uno show violento ma divertente…ogni tanto qualche membro dei VARG decideva di passeggiare sul palco senza alcun motivo apparente… Con piacere scopriamo che il cantante dei Dark Funeral è ancora in circolazione con la sua band, i WITCHERY, davvero una bella sorpresa: il genere e’ un po' diverso, siamo più su un Death/Thrash Metal. Tuttavia vesti e facepainting sono sempre gli stessi.
Infine alle 2 di notte iniziano gli Aborted: nonostante l’ora tarda assistiamo ad un concerto energico e pure il pubblico, nonostante la lunga giornata di festival sotto al sole , risponde alla grande.
Quella notte, qualche ora più tardi, un violento nubifragio si abbatte sul festival sradicando diverse tende e allagandone altre…


VENERDI’ 18 AGOSTO:

Il primo gruppo di oggi sono gli HAIL OF BULLETS: inizialmente non convincono molto, non c e’ molto movimento, andando avanti pero’ lo show diventa piu’ energico. Dedicano pure una canzone alle 4 persone che sono morte ad un festival in Belgio il giorno prima per via di un nubifragio. Davvero bravi gli ENSLAVED, cercano pure di parlare a stenti in tedesco ma nessuno capisce….in ogni caso il loro lavoro lo fanno benissimo,ottimi i suoni, il risultato è un concerto mozzafiato.
Passiamo ai TURISAS…..stavolta suoni orripilanti, uno schifo totale ma lo stesso riescono ad esaltare. Non stanno fermi un attimo, il cantante Mathias Nygard parla tantissimo, al punto da penalizzare la stessa setlist in termini di minutaggio.
Molto meno gente del previsto a vedere I BOLT THROWER, show buono ma senza particolari picchi da segnalare per chi non ne è un fan sfegatato.
Seguono in scaletta sul Pain Stage gli AMORPHIS: il cantante potrebbe seriamente ferire qualcuno durante l’headbanging con I dreadlock che si ritrova.
Comunque lo show e’ davvero bello, un set vario che ripesca canzone di tutte le epoche, davvero meritato il posto da headliner.
Nel Party Stage ci e’ stata la brutta sorpresa di ritrovarsi I VICIOUS RUMORS al posto degli ATHEIST, la notizia non era stata annunciata quindi molti lo scoprono solo ora..
Gasatissimi sul palco I Kataklysm per due (buoni) motivi: festeggiano i loro 20 anni e registrano lo show per il prossimo dvd.
La setlist è un po' diversa dal solito, riusciamo a sentire molte canzoni vecchie mai suonate dal vivo prima, oltre ovviamente alle loro hit: davvero energico lo show, si vede da lontano chilometri che ce la mettono tutta…pero’ il cantante e’ logorroico, non c e’ niente da fare.
Restiamo svegli fino a notte inoltrata per vedere gli EINHERJER e come noi molti altri: inizialmente i suoni li penalizzano pesantemente ma dopo un po’ va meglio. Propongono pure una canzone nuova che sfortunatamente suona come un altro loro pezzo ben conosciuto…nonostante questo lo show è di buon livello e la veglia ne è valsa la pena.


SABATO 19 AGOSTO:

Ultimo giorno: troppo presto per miei gusti (11.30) suonano I BENIGHTED.
Comunque sono il gruppo giusto per svegliarsi, davvero eccezionali. Il cantante oltretutto dedica una canzone al suo dentista, un'altra invece è per il chitarrista che a breve si sposa. Invece il bassista si rende protagonista di un crowsurfing che non sembrava finire mai.
E’ un piacere vedere che un gruppo che non sta sul palco per lavoro, ma che a ogni concerto si diverte come se fosse la prima volta.
Piu’ tardi andiamo nel Party Stage dove incontriamo gli esaltatissimi SWASHBUCKLE con il loro look da pirati, il tendone e’ talmente pieno che chi arriva tardi non ha modo di entrare. Musicalmente parlando suonano un Death-Thrash Metal abbastanza godibile, comunque ancora non mi sento di condividere l’entusiasmo della maggior parte della folla nei loro confronti.
Seguono subito dopo gli OBSCURA: questo gruppo tedesco e’ in continua ascesa da diversi anni ormai.
Le loro canzone non sono esattamente semplici da rendere in sede live ma il risultato e’ convincente e la crescente fama assolutamente meritata.
Per quanto riguarda TARJA non c’e molto da dire, la maggior parte del pubblico era lì per caso o per curiosità, un piccolo gruppo di veri fan si è accalcato sotto il palco ed effettivamente cantava tutto a squarciagola, lanciava cuori di peluche sul palco, ecc…
La setlist ripesca piu’ di una canzone dalla Nightwish-epoca come “The Siren ” e la cover “Over the hills”.
Corsa verso il Party Stage dove suonano I TYR: in scaletta per lo piu’ canzone nuove, il cantante Heri ha avuto un brutto inizio, certe volte sembrava cantare in falsetto, comunque col procedere del concerto migliora pure la sua performance.
Il pubblico e’ numeroso e partecipe.
I GOD DETHRONED hanno suonato il loro ultimo concerto stasera. Sono stati proposti pezzi di tutta la loro carriera, in particolare da “Boiling Blood” e “Under the sign of an iron cross”. Concerto coinvolgente, perfino I suoni erano perfetti stavolta.
I Vomitory fanno vomitare, ma per la gioia! Davvero uno dei migliori concerti del festival. Veloci , brutali e suoni da album. Il pubblico reagisce a dovere.
Infine alle 2 di notte inizia a suonare un gruppo greco, i Rotting Christ. Suoni un pò troppo sparati, la batteria andava per fatti propri comunque nel complesso è stato piacevole e un buon modo per concludere il festival.


Giulia Pullo


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martedì 6 settembre 2011

LIVE REPORT - XVII AGGLUTINATION METAL FESTIVAL


20.08.2011 XVII Agglutination Metal Festival – Chiaromonte (PZ)

Come ogni anno l'Agglutination rappresenta un appuntamento più o meno fisso dell'estate del metallaro del sud, in particolare per molti pugliesi, che grazie al pullman organizzato ogni anno si ritrovano per un viaggio che diventa anche impareggiabile occasione di ritrovo e aggregazione, oltre che d'immancabile goliardia.
Quest’anno però il pullman non c’è, e per chi ha una macchina poco affidabile organizzarsi per arrivare in un minuscolo paese della rurale Basilicata è un’impresa, la tentazione di rinunciare è forte ma per il sottoscritto la presenza nel bill dei Bulldozer fa sì che l’arrivo in quel di Chiaromonte diventi una vera e propria missione!
Si passa al setaccio tutto facebook alla ricerca di qualche leccese disposto a venire, ma ovviamente Lecce si conferma celeberrima per il supporto al metal; insieme a 2 amici si decide infine per la scelta più massacrante: I MEZZI PUBBLICI, sarà un supplizio, ma per i Bulldozer questo e altro!
Insieme a me ci saranno Luca e Federica (guidati non dall’adorazione dei Bulldozer, ma solo dallo spirito della bella situazione dell’Agglutination, quindi ancora più ammirevoli). 
Tramite una scrupolosa ricerca su internet ci si organizza per l’andata, pur non avendo uno straccio di sicurezza per il ritorno, si confida in un passaggio, ma intanto DEVO arrivare lì e vedermi i Bulldozer. La nostra via crucis inizierà la mattina presto.

CRONACA DI UN PELLEGRINAGGIO
[Il cammino di Chiaromonte]

6.00: sveglia.
7.00: arrivo di Luca, si parte per Brindisi, dove ad attenderci c’è Federica.
8.15: partenza da Brindisi, direzione Potenza.
12.15: arrivo a Potenza, qui un’anima pia ci accompagna dalla stazione alla fermata dei bus e ci offre da bere.
14.28: dopo aver scrutato innumerevoli bus (che ci hanno fatto conoscere i nomi di mezza Basilicata) arriva il nostro pullman, destinazione Lagonegro.
16.40 (o giù di lì): arrivo a Lagonegro e primo scalo, destinazione Senise: si sentono i primi “ma chi ce l’ha fatta fare??” questo è il tratto peggiore, le nostre sei chiappe si sciolgono sui caldissimi sedili in pelle del pullman…inizia il delirio da viaggio, discorsi metafisici sul senso della vita e sul fatto quel bus fosse la prova della non esistenza di Dio. Anche la mia incrollabile fede nei Bulldozer è messa a dura prova da questo viaggio, ma proprio nel punto di maggiore stanchezza tra le colline lucane mi appare la visione di AC Wild che mi incita a non mollare.
17.50: arrivo a Senise, ultimo scalo pè sto cazzo di Chiaromonte, già vedere la destinazione scritta sul pullman ci rincuora.
18.00: Siamo arrivati cazzo! Ce l’abbiamo fatta!

ASPETTANDO I BULLDOZER

Tocca a gli STIGE aprire l’edizione n° 17 dell’Agglutination. Contrariamente agli altri anni in cui le band di apertura venivano penalizzate da volumi imperfetti e approssimativi, ai tarantini si può dire che ci sia un sound più che sufficiente, che permette alla band di esprimersi al meglio nel (poco) tempo a loro disposizione. Il loro Death d’impatto avvicina subito gli ancora pochi presenti al palco, di cui gran parte loro sostenitori. Nella loro breve setlist c’è tempo per “This is War”, tratta dal loro imminente split con altre 3 band pugliesi e un pezzo finale che conclude al meglio l’esibizione.

Subito dopo è il turno dei locali AURA, band Prog lucana, con la particolarità del batterista-cantante, scelta che indubbiamente penalizza la presenza scenica della band, non compensata a dovere dagli altri componenti. Certo che visto il tipo di proposta musicale abbastanza soft si può dire la presenza scenica non sia necessaria, ma a mio parere “tenere bene il palco” non può che far bene al gruppo. La loro esibizione comunque scorre via veloce, senza infamia e senza lode, senza picchi né cadute, troppo poco per restare impressi ma neanche niente su cui poter obiettare.

I PSTD di origine marchigiana ( da Ascoli Piceno) me li sono gustati da lontano, visto che la stanchezza del viaggio in quel frangente si è fatta sentire di più, ma il loro Prog è sembrato di ottima fattura,: ottimi gli intrecci di tastiere che si poggiavano su pezzi abbastanza ben costruiti, con l’ottima voce del singer a suggellare il tutto. Da approfondire.

E’ il turno dei vincitori del contest dell’Agglutination: i TYRANNIZER ORDER, band tarantina con componenti di discreta esperienza e con un buon numero di fedeli al loro seguito. La loro esibizione è un crescendo, l’inizio non è dei migliori ma proseguendo la band si assesta e convince, anche se il pubblico sembra spaccato tra consensi e critiche. Personalmente il loro Black e la loro performance possono essere promossi. Nota di merito al batterista (preciso e potente) e piccolo appunto alla band: fate in modo che ai prossimi live le chiappe del chitarrista siano interamente coperte.

Quando furono confermati i NODE accolsi con felicità la notizia, perché avevo voglia di rivedermeli dopo quella loro fantastica esibizione dello S-hammer Fest del 2008. Successivamente mi persi nei loro tormentati cambi di line-up e ignoravo come fosse il loro sound recente, anche se da più parti mi arrivavano pareri negativi.. 
Vederli live è stato uno shock, non tanto perché autori di una performance mediocre, tutt’altro, nonostante problemi col soundcheck e l’assenza di un chitarrista hanno fatto scatenare i presenti sotto al palco, però per chi come me se li ricordava nel 2008 la sensazione è stata quella di vedere un’altra band, che nulla aveva a che fare con la precedente: 
Di allora è rimasto solo il chitarrista, e il Thrash-Death tecnico di un tempo si è trasformato in un Metalcore che sembra aver ridimensionato quella che era l’innovatività di una band considerata una promessa del metal italiano. Anche le tematiche e il modo di porsi non è più lo stesso, se prima la band sfornava pezzi come “As God Kills” debitamente presentati con introduzioni affascinanti e abbastanza colte ora invece si passa a slogan quali “Viva la figa”, buttati qua e là dal singer appena ne aveva la possibilità.  Come detto poco su comunque i Node han mantenuto l’attitudine live, visto che sono rimasti degli animali da palcoscenico e sotto al palco il pogo imperversava, ma per chi come me li aveva molto apprezzati a gli inizi, la nostalgia è più che lecita.




Quando Mr. Abbath sale sul palco con i suoi BOMBERS sono in parecchi a essere assiepati davanti alle transenne ( se ciò è triste o no lascio a voi giudicarlo..) Oggettivamente c’è da dire che la somiglianza sia fisica che vocale col leggendario Lemmy era impressionante ( così come impressionante era la somiglianza del chitarrista con “Zed” di “Scuola di Polizia” ) ma per come la penso io un “falso d’autore” anche se estremamente somigliante non diventerà mai originale.  La cover-band sciolina i classici di Lemmy &Co.(PS: ma che c’azzecca il leggio???)  in maniera molto fedele e Abbath si conferma un personaggio ( anche dalla disponibilità e dalla simpatia con cui si concedeva ai fans, durante la serata)  e lo dimostrerà anche durante l’esibizione dei Bulldozer

Il pubblico risponde con entusiasmo, io un po’ meno, al punto che mentre in tanti erano in delirio per “Ace of Spades” io mi incamminavo dietro le quinte perché finalmente erano arrivati AC Wild & co.






Subito dopo tocca alla Power band tedesca MAJESTY (ex Metalforce) , la loro sarà una lunga setlist ( a tratti estenuante, soprattutto per chi è sotto al palco per il nome successivo) con uscite di scena e rientri, ma tutto sommato valida, anche se la band in questione non proporrà nulla di particolarmente innovativo o quantomeno personale. Un incrocio tra Gamma Ray e Manowar, ovviamente con le dovute proporzioni, senza la particolare epicità dei secondi e la tecnica dei primi, ma il mestiere c’è eccome, ed è quello a entusiasmare i presenti, oltre al molto bravo chitarrista che fa la sua ottima figura. Per il resto si assiste alla solita ostentazione stereotipata tipica del Power troppo derivativo; nel finale la qualità diminuisce e il singer annaspa per la stanchezza, e lì partono i primi cori inneggianti ai Bulldozer, situazione oggettivamente antipatica per chi sta sul palco ma altrettanto oggettivamente comprensibile.  La band si può dire che ha dato il massimo possibile e può esser piaciuta, ma forse il posto di co-head è troppo onore, si poteva trovare di meglio.



Ora il momento tanto atteso è finalmente arrivato, ore e ore di agonia da viaggio stanno per compensarsi, l’entrata in scena del pulpito insanguinato prepara l’atmosfera: signore i signori stanno per calcare il palco dell’Agglutination i leggendari BULLDOZER!
Per tanti neofiti potrà sembrare esagerato scomodare il termine “leggenda” ma se c’è un gruppo, nella nostra penisola, che merita quest’appellativo, insieme a pochi altri, sono proprio loro, orgoglio del Thrash italiano, snobbati e poi rivalutati oltre confine, che senza mai ergersi a rock star hanno importato il made in Italy con grande maestria, la prova sta nel fatto che anche il big Abbath rende loro omaggio, come un fan emozionato davanti ai propri idoli, e che nel bel mezzo della loro esibizione non riuscirà a trattenersi dall’andare sotto il palco e scatenarsi nell’headbanging, con su la maglia Bulldozer!
La line up, stravolta rispetto a quando era formata da soli 3 elementi, comprende ora 3 nuovi elementi ( più un tastierista “part-time”) ormai già rodati all’interno nel gruppo, e che sostengono alla grande i 2 storici AC Wild e Andy Panigada, il primo carisma da vendere e occhi ancora cattivi come allora, il secondo con la verve di un tempo, come se il tempo non fosse mai passato!
La setlist va a pescare maggiormente dall’ultimo “Unexpected Fate” e da “Neurodeliri”, qualche immancabile classico di “IX” e solo un paio di pezzi degli album più datati.
Il pubblico si gusta lo spettacolo, assolutamente ipnotizzato dalla band e dal frontman AC Wild, per niente arrugginito, anzi capace ancora di rapire l’attenzione dei presenti con la personalità straripante, con la sua voce roca  e i caustici commenti-sentenza a introdurre ogni pezzo. 
Si va di classico in classico, inframezzato solo ogni tanto dai pezzi “nuovi” , che rendono comunque alla grande in sede live, ma ovviamente “MINKIONS”, “WE ARE…ITALIAN”, “NEURODELIRI”, “IX”, “THE DERBY”, “CUT-THROAT” sono di tutt’altra caratura, avvolti dal fascino dei numerosi ascolti con cui ho consumato quegli album..
Immancabile l’omaggio a Ilona Staller e il commosso ricordo all’amico Dario Carria, ex bassista morto suicida, a cui è dedicata la cupa “WILLFUL DEATH”.
Si può dire che la band non abbia fatto prigionieri, tutti i presenti indistintamente possono affermare di aver assistito a una grande performance, che già da sola valeva il prezzo del biglietto; avrebbero meritato un maggior pubblico, questo è innegabile, ma la band sembra comunque colpita dal tanto calore dimostrato dai presenti, una serata indubbiamente da ricordare, e Bulldozer che si confermano orgoglio italiano.


Per quanto riguarda le considerazioni finali purtroppo non ci si può esimere dal far notare la scarsa affluenza (poco più di 300 paganti) anche se mai come quest’anno questo dato poteva essere preventivabile. Per il resto niente di eccepibile, food & drink rispettabile e a buon prezzo ( leggevo di gente che considerava 3 € come cifra eccessiva per una birra a un festival, ma cosa cazzo volete, che ve la regalino???) non si poteva uscire ma ciò era stato ampiamente annunciato. Un consiglio che mi sentirei di dare a Gerardo per il futuro è quello di tentare di predisporre almeno qualche navetta, nelle vicinanze per ovviare alla scomodità della location. 
Si spera ora che l’anno prossimo saremo di nuovo qui a parlare di un altro Agglutination, la situazione non è buona ma confidiamo in questo festival e nella voglia di arrivare a quota 18 edizioni, magari stavolta però senza cover-band.

PS: Per la cronaca i 3 intrepidi al ritorno troveranno un passaggio per Taranto, e dopo 3 ore di attesa notturna alla stazione (atmosfera da Raccoon City) prenderanno finalmente il treno che li riporterà a casa
Torrrmentor
Continua…

lunedì 5 settembre 2011

Recensione HIEROS GAMOS


HIEROS GAMOS - Bionic Era Of Psychosis 
(2011, Autoprodotto)
Death Metal

Iniziamo col presentare gli Hieros Gamos, il nome deriva dal greco e significa "matrimonio sacro". La band prende vita nel 2003 a Sassari da Roberto Moro e Amine Labiad, dapprima proponendo sonorità Black Metal con la pubblicazione di due demo, "Janas" e "The sounds of doom".
Nel 2008 iniziano le registrazioni del nuovo demo in questione, proponendo brani di matrice più Death che Black metal. "Bionic Era Of Psychosis", questo il nome del demo, è ispirato a 1984 di George Orwell e a parteciparvi sono diversi componenti, oltre al fondatore il già citato Roberto Moro (chitarre,basso,tastiere, testi e drum machine), Marco Brivio dei Bahal e Alator (chitarra solista), Marco Proietti degli Opium Populi e Trebula Suffenas (voce), Bloody Hansen dei The Providence e Juliet In Bones (testi).
Passiamo ad analizzare i quattro brani di questo demo, "Your mind was elsewhere", si nota fin da subito il sound molto cupo e cavernoso, non parliamo di brutal nè di nuova scuola, ma a far da padrone è un Death metal  ben ragionato e mai banale a cavallo tra i primi anni novanta come atmosfere e parti più veloci che non stanno mai male, attirando molto bene l'attenzione dell'ascoltatore.
Il secondo brano " Two minutes hate", che parte con una parte campionata del già citato capolavoro di George Orwell. Ottimi in questo brano gli intrecci di chitarra e le parti vocali, un growl possente e tagliente che si amalgama bene con le parti ritmiche di chitarra.
I due brani rimanenti"  Bionic era of psychosis" e " Three days to dawn" non fanno altro che rimarcare ciò che gli Hieros Gamos hanno proposto precedentemente, ottime parti di chitarra e ancora meglio le atmosfere utilizzate, il tutto reso più interessante dalle mai scadenti lyrics e dal massiccio timbro del cantante.
Il demo finisce con una ghost track , una cover dei Devo "Gut feeling".
Passiamo ad analizzare qualche punto dolente, la sezione ritmica non riesce a spiccare come si deve, basso e batteria troppo sintetiche, in questo caso si parla di drum machine e non di braccia umane, scelta causata sicuramente dalla lontananza dei componenti e dall'impossibilità di trovare un batterista in carne ed ossa. Un consiglio per il futuro è, magari, di cercare di curare, nonostante  la drum machine, il suono della batteria e farla sembrare meno computerizzata ,anche se sempre di un programma si tratta!

SCUM

Contatti:
hierosgamos.sardegna@gmail.com
www.myspace.com/hierosgamositalia

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Recensione HELL BARON’S WRATH


HELL BARON’S WRATH - Path… To Knowledge 
(2010, Autoprodotto)
Avantgarde

L’Avantgarde metal, questo sconosciuto. Non credo che nel panorama metal ci sia un altro termine più mistificato e frainteso di questo. C’è chi quando sente nominare questa parola pensa subito al Black metal ipercontaminato degli Arcturus (side project dei Dimmu Borgir), chi alle parti d’opera dei Therion, chi al mero Progressive metal. Chi dei tre ha ragione? Forse un po’ tutti (il terzo un po’ meno). L’Avantgarde metal è infatti un sottogenere piuttosto vasto e variopinto, che è difficile inquadrare anche per le orecchie esperte. Non è un Progressive metal: i tempi dispari, i cambi di tempo, le lunghe parti strumentali non sono strettamente necessarie; si trova invece una certa attitudine alla sperimentazione, alla mescolanza di generi anche diversissimi tra loro, all’allontanamento dai canoni classici del metal in virtù di un sincretismo musicale dal quale sopravvivono solo le band valide e con le spalle quadrate.
Ed è proprio questo il caso degli Hell Baron’s Wrath, duo romagnolo attivo già da cinque anni e con alle spalle un demo e un full-lenght, entrambi molto apprezzati dalla critica. Quello che sto recensendo ora è invece il loro ultimissimo lavoro, un ep autoprodotto dal titolo “Path… To Knowledge”, formato da 6 inediti e 2 cover per una durata complessiva di 31 minuti, non male per essere un ep.
Innanzitutto ringrazio la band per avermi inviato, assieme al disco da recensire, anche una copia del loro album di debutto, così da potermi “abituare le orecchie” al loro sound e poter fare giusti riferimenti nella stesura di queste righe. Rispetto al primo disco, che definirei la quintessenza dell’Avantgarde, il nuovo ep ritorna invece un po’ alle radici del Black metal, seppur sempre melodico e mai troppo ruvido. Il fatto che è stato registrato ai Fear Studios si sente: il suono ottenuto è perfettamente adatto al genere suonato, che (diciamolo una buona volta!) non ha per nulla bisogno dei suoni pomposi della Nuclear Blast, deve invece essere nudo e crudo così come esce dalle strumentazioni. Non lo nego, sono presenti alcuni rumori di fondo e alcune lievissime pecche nella produzione, ma ripeto, tutto ciò non solo non rappresenta un problema, ma anzi è a mio avviso NECESSARIO per trasmettere la vera essenza del Black metal, puro o contaminato che sia. Il cantato in screaming non fa una grinza e la resa un po’ “ovattata” che ne esce serve a rendere ancor meglio la sensazione di sublime angoscia che il genere da sempre promette. Ho solo due appunti da fare: personalmente avrei preferito un volume leggermente più alto per il basso, che in quasi tutto il disco risulta coperto dal (peraltro ottimo!) lavoro delle chitarre. Ma questo non è un reale problema, perché comunque il suo supporto si sente: l’unica vera pecca del disco è la presenza della drum machine, che non avendo magari i mezzi e le strumentazioni dei Samael di “Above” (solo un orecchio veramente esperto si accorgerebbe che la batteria in quel disco è computerizzata!) crea un supporto ritmico un po’ troppo statico e poco incisivo. Questo sempre per voler essere pignoli fino in fondo, e soprattutto onesti con chi legge la recensione. Complessivamente infatti non ho davvero nessuna critica da fare agli Hell Baron’s Wrath, che mi hanno colpito sotto sia sotto l’aspetto tecnico e del songwriting e sia perché per una volta i testi non trattano il banalissimo e scontatissimo satanismo, buono solo a spaventare le vecchiette e indice di chi non ha niente di sensato da dire, ma argomentano temi filosofici di più ampio respiro, seppur interpretati in chiave oscura (come è giusto comunque che sia per il Black metal).
Nella parte conclusiva del disco troviamo una cover di “Wolf and the Moon” degli Ulver, realizzata in maniera impeccabile (sono riusciti a ricreare perfettamente la sensazione onirica che trasmetteva l’originale), e una di “Hail murder” dei Dark Funeral, che pure fa la sua buona figura.
Cosa dire, indubbiamente gli Hell Baron’s Wrath sanno il fatto loro, e “Path… to knowledge” ne è la recentissima conferma. Con qualche piccolo aggiustamento possono benissimo aspirare all’olimpo dell’Avantgarde Black metal.


Grewon


Contatti:
http://www.hellbaronswrath.net/home.php
http://www.myspace.com/hellbaronswrath https://www.facebook.com/pages/HBW/116732455981

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