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domenica 29 luglio 2012

Intervista VIOLENTOR

Intervistiamo oggi una delle sorprese più belle del 2011, già recensiti sul nostro blog, i toscanacci VIOLENTOR.

1) Salve ragazzi, iniziamo parlando dei riscostri del vostro debut album omonimo (votato dal sottoscritto come miglior album italiano 2011 nei nostri Top & Flop di fine anno) tirando le somme suppongo che ci sia da essere soddisfatti un bel pò, vi aspettavate pareri così entusiasti?

Ale “Dog” Medici: Molto soddifatti, sapevamo di aver fatto un disco che sarebbe piaciuto agli amanti del genere, del resto da ascoltatori noi stessi lo consideriamo un bel disco.

Rasha:Grazie mille Alex, le somme sono ancora lunghe da tirare. Stiamo lavorando bene e la risposta è molto positiva. I pareri degli altri, positivi o negativi, non ce li aspettiamo fino a che non ce li dicono. Ci concentriamo su altro.


2) Immagino che i paragoni coi Motorhead si siano già sprecati, vero? Ma quali sono le influenze più imprevedibili dei Violentor?

Ale “Dog” Medici: nulla di imprevedibile, siamo metallari vecchia scuola quindi si va sulla NWOBHM, Thrash, punk e crust anni '80!


3) Quanto conta l'attitudine in una band come i Violentor? Com'è il rapporto tra voi componenti?



Ale “Dog” Medici: l'attitudine e' tutto, e va di pari passo con la nostra passione per la musica, siamo quello che siamo al 100%, senza finte apparenze.
Il rapporto tra noi e' perfetto, siamo fratelli, siamo cresciuti insieme, abbiamo iniziato ad ascoltare questa musica insieme quindi condividiamo molte cose nell'ambito musicale.


4) Come riconoscimento al vostro lavoro avete avuto l'opportunità di aprire per leggende della vecchia guardia italiana come Bulldozer, Fingernails e Raw Power. Com'è stato condividere il palco con queste glorie nostrane? Le leggende spaccano ancora il culo alle nuove leve?

Ale “Dog” Medici: E' stato molto bello, molto emozionante anche perchè queste bands ci hanno influenzato sulla composizione dei pezzi del primo e del nuovo disco che uscirà tra poco, nutriamo un grande rispetto per queste bands e loro (sopratutto i Fingernails) sono in gran forma, ma i Violentor spaccano il culo a chiunque!!!

Rasha: E' stato un onore per noi suonare con loro. Siamo tutti della stessa famiglia. Le leggende spaccano il culo. Noi, dalla nostra, cerchiamo di spaccare sempre di più a ogni concerto.


5) Recentemente avete partecipato alla splendida iniziativa di beneficienza in favore dell'Emilia terremotata, che pare aver avuto molto successo. Parlateci di questa bella esperienza

Rasha:E' stato gratificante l'essere stati contattati. Abbiamo avuto occasione di poter prendere parte a un' iniziativa, per noi nuova, che ci portava a dare un piccolo contributo per qualcosa di più grande.


6) L'argomento del momento, anche su Metalarci Webzine, è il cosiddetto "pay to play". Voi Violentor nonostante siate attivi da relativamente poco avete già un curriculum di tutto rispetto, e il tutto in maniera pulita. In un panorama desolante in cui sembra passare il messaggio che solo umilianti compromessi danno visibilità, vogliamo dire che c'è un alternativa onesta? Diteci la vostra su questo tema scottante

Ale “Dog” Medici: l'alternativa al pay to play, c'e', basta fare le cose con un umiltà, se si pensa di fare i soldi con la musica, o lavorare con la musica si parte gia' con il piede sbagliato, la visibilità non si aquista, il pay to play non serve a niente. I veri investimenti che un gruppo deve sostenere sono la produzione dei dischi, il produrre merchandise, fare cassette, magari anche vinili, produrre piu' roba possibile e sbattersi per mandarla in giro, e' chiaro che i soldi ci vogliono, ma la pubblicità e' gratuita oggi giorno sul Web, e c'e' verso pure di rientrare con le spese, c'e' da farsi il culo, e'chiaro, io il mio tempo libero lo dedico esclusivamente ai Violentor, ma e' una passione e lo faccio molto volentieri.


7) Il vostro calendario live è molto fitto, quali saranno i prossimi movimenti e dove vi piacerebbe esportare il sound Violentor?

Ale “Dog” Medici: Sicuramente in Europa, abbiamo stretto un po' di contatti in questo periodo quindi presto vedrete un po' di risultati a tal proposito!
Per ora abbiamo mediamente un paio di date al mese di qui a ottobre.
Abbiamo intenzione di fare un tour di 3 date per la presentazione del nuovo album con varie bands ospiti di cui una band straniera di supporto a novembre


8) In chiave studio invece è presto per iniziare a pensare al capitolo successivo o siete già proiettati in ottica nuovo album?

Ale “Dog” Medici: Siamo gia' in studio, il nuovo album uscirà a Novembre, sempre per la messicana EBM Records!


9) La Toscana si conferma un serbatoio importante della scena italica, come facemmo anche per i vostri conterranei Devastator, parlateci in toscano della situazione metal della vostra regione

Ale “Dog” Medici: Diahane che cazzo ti devo di', noi toscani siamo immeglio!


10) L'intervista si conclude qui, vi faccio un grande in bocca al lupo per il futuro,grazie della dispobilità, chiudete come meglio credete

Ale “Dog” Medici: UH!


Torrrmentor
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mercoledì 28 dicembre 2011

Intervista - THE RITUAL

1) Innanzitutto grazie per aver accettato di essere intervistati per Metalarci. La nostra è una webzine che si occupa di sponsorizzare il metal e il rock italico per cercare di farli emergere dall’oblio provocato dall’ignoranza generale, drogata di house, talent show e altre schifezze simili che distruggono la musica stessa. Presentateci dunque la vostra band, i The Ritual.

- Ciao a tutti! The Ritual è una band nata ormai quasi 10 anni fa da Marco Obice e Luca Devito, rispettivamente voce-chitarra e batteria. Dopo alcuni anni trascorsi a suonare cover di Pantera, Metallica, Judas Priest, iniziano a comporre pezzi propri verso lidi thrash metal. Nel 2008 subentro alla chitarra, e nel 2009 arriva anche Liuk Abbott al basso , per rendere la band , quello che è oggi; una famiglia, 4 grandi amici che scrivono pezzi metal con mille influenze .



2) So che tu Marco (il chitarrista) sei impegnato anche in altri progetti, fra cui gli illustri Secret Sphere, avanguardisti del progressive power metal. Riuscite a conciliare i vostri progetti alternativi con l’impegno preso coi The Ritual?

- Sicuramente a volte non è facile riuscire a combinare gli impegni di tutti; oltre ai Secret, suono nei Bejelit, power band italiana e Liuk suona in una talentuosissima band metalcore, i Suddenly Collapse. L’impegno però è sempre il massimo in ogni situazione. D’altronde penso che se credi davvero in una cosa, fai di tutto per portarla al più alto livello possibile. Gli sbattimenti non sono un peso. La musica è quello che amiamo di più.



3) Qual è stata la prima risposta dei fans a questa proposta musicale, che ha il chiaro scopo di rivalutare la scena metalcore, offrendogli spiragli di tecnica e originalità compositiva? Avete in progetto di fare un tour?

- Grazie davvero per le bellissime parole! Io penso che la forza di questo disco, stia nel fatto che ognuno riesci a vederci tantissime sfumature diverse; nelle recensioni uscite ci hanno paragonati a Avenged Sevenfold, Heathen, Killswitch Engage, Iced Earth, ecc. . La risposta di addetti ai lavori e ascoltatori, è stata davvero buona al momento. Il primo video ufficiale , ha riscosso buonissimi riscontri , trascinando il disco. Noi ne siamo orgogliosi, per ogni piccolo dettaglio, e siamo molto felici di tutto quello che sta venendo fuori. Promuoveremo al meglio l’album dal vivo, ma prima di partire in un tour, penso che dovremmo cercare di farci conoscere ancor di più, ma chissà col prossimo lavoro sicuramente potrebbe venire fuori qualcosa di buono per l’Europa.



4) Tornando per un attimo all’argomento Secret Sphere (mi rivolgo quindi a Marco), ricordo che tempo fa Marco Garau dei Derdian mi raccontò di aver suonato con la sua band, i Derdian appunto, assieme ai Secret Sphere e che fu un concerto memorabile. Ma che purtroppo era un evento più unico che raro in quanto la risposta generale del pubblico italiano non è sempre positiva o costante nel tempo. La mia domanda quindi è questa: quali speranze ha una nuova band quando cerca un posto nelle scene, quali problemi avvertite e quali soluzioni proporreste per risolvere la situazione?

- Per una band nuova , oggi è davvero difficile riuscire a trovare date; vuoi per l’inflazione musicale che , a mio parere, ormai ha pervaso il mondo intero, vuoi per semi-affollamento di eventi di vario tipo. L’Italia è un paese che ancora deve sviluppare l’autosupporto alle proprie band , come nel resto d’Europa viene fatto. E’ davvero bruttissimo vedere come band “ clamorose” che in altri stati vengono incensate in ogni maniera – Rhapsody e Lacuna Coil per fare due piccoli esempi – vengano trattate coi piedi e senza i giusti meriti. Tutto il sistema sta cambiando, il livello tecnico si è alzato a dismisura e la prova di questo fatto è che oggi ci sono tantissime band made in Italy, che firmano per label straniere tra le più forti , come i grandi Fleshgod Apocalypse, i Tasters, ecc.



5) Quali sono i vostri gusti musicali, e che background avete?

- Ognuno di noi viene dal metal, ma ci distinguiamo moltissimo tra tutti i sottogeneri; Liuk ama il jazz, il rock anni 70 e il progcore di band come Animal As Leaders, Luca è un fan dei Pantera, Lamb Of God e delle follie sonore dei nostri cari amici Empyrios, Marco, il nostro singer, va matto per i Trivium, Avenged Sevenfold ma divora letteralmente Giovanni Allevi, Kenny G, Stone Sour e Alter Bridge. Personalmente passo attraverso quasi ogni genere, vicino al rock in ogni caso, dai Weather Report, fino ad arrivare agli All Shall Perish, per passare ai Fairyland o gli Hardcore Superstar.




6) Ci parlate brevemente dei vostri altri progetti musicali?

- Oltre a Ritual, sono il chitarrista dei Secret Sphere, power metal , con cui stiamo lavorando al nuovo album che uscirà prima dell’estate, e anche nei Bejelit con stiamo proprio finendo in questi giorni il mixaggio dell’album nuovo “Emerge” in uscita a fine marzo su BakerTeam Records. Liuk Abbott invece suona anche nei Suddenly Collpase, band deathcore, con la quale verrà sicuramente fuori nel 2012 con un po’ di materiale :)



7) Spero tanto di potervi vedere al più presto dalle nostre parti, nel Salento. Grazie di cuore per l’intervista! Fate un saluto ai lettori di Metalarci.

- Grazie a voi per il supporto e per la disponibilità. Speriamo di vederci presto on stage. Un saluto a tutti e supportate il metal italiano; ha bisogno di ogni minima voce del pubblico di casa nostra, ha bisogno di essere considerato nello stesso modo in cui viene considerata la scena tedesca o scandinava che sia, abbiamo band letteralmente incredibili, non dimenticatelo.

Grewon


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mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione THE RITUAL

The Ritual - Beyond The Fragile Horizon
(2011, Bakerteam Records)
Speed/Metalcore


Qualche giorno fa ho ricevuto un’email da Marco Pastorino, chitarrista dei Secret Sphere, una Progressive/Power band italica che io ho praticamente quasi idolatrato da sempre: sebbene siano rimasti relativamente nell’underground (colpa di un mercato musicale malato che premia solo le schifezze e nasconde i talenti autentici), hanno dimostrato con i fatti e in più riprese di essere una band validissima sotto ogni aspetto. Ricevere una mail da Marco scatenò un brivido di emozione lungo la mia spina dorsale, anche se la richiesta non era di recensire un nuovo lavoro dei Secret Sphere, ma il debut album del suo side-project, i “The Ritual”, che a parte pochissime influenze, si discostano diametralmente dal Power Prog tipicamente italiano con cui nel quindicennio appena trascorso ci hanno deliziato le orecchie band del calibro di Vision Divine, Labyrinth, Secret Sphere, Athena.
Qui la musica è letteralmente cambiata: la musica dei The Ritual si associa invece alla scena tipicamente Hardcore, che attualmente vede come maggiori esponenti i Bullet For My Valentine, band purtroppo bistrattata dai metallari “true” e amanti dell’old school, e che d'altronde disprezzano tutta la scena Metalcore in genere.
Ma non è tutto: nel disco sono chiaramente visibili alcune leggere metafore sonore che ci ricordano l’AOR dei Vision Divine col sommo Michele Luppi alla voce (in “Jason on the river”), assoli di Progressive oscuro sulla falsariga dei Dream Theater di “Train Of Thought” (in “Hysterya & madness”), avanzamenti Catchy e un po’ Hardcore (in Shoot me), ballate elettroniche dal sapore “Hoobastankiano” (in “Without”). “Beyond The Fragile Horizon” tuttavia è nel complesso coerentemente Metalcore, ma si discosta dalla massa di questo saturato genere grazie a un elevatissimo livello tecnico (e che i Bullet For My Valentine possono soltanto sognare), ma anche stranamente di un buon songwriting e particolarità delle tracce. Particolare abbastanza bizzarro, in quanto la caratteristica peculiare del Metalcore è proprio quella di essere generalmente monotono e di presentare i soliti ritmi e melodie, perché il suo scopo è quello di far pogare (o, usando un termine dei bimbiminkia poser, “moshare”) ai concerti, puntando su un feeling energetico piuttosto che sull’originalità compositiva, qualità quest’ultima che invece sembra non mancare affatto nell’album dei The Ritual, anche se tuttavia risulta incatenata nei dettami del genere principale che in un certo senso limita l’impareggiabile talento dei musicisti di questa band. Il cantato, sebbene non sia tecnicamente una cima e si faccia prevalentemente “appoggiare” da cori ed effetti (ma è il Metalcore che lo chiede!) si fa comunque notare per la pronuncia inglese più che discreta.
Difetti evidenti? Si, uno: mentre la prima metà del disco è di una notevole bellezza e originalità compositiva, nella seconda metà il ritmo cala e si fa meno incalzante, e anche l’attenzione cala con lui.
In sostanza: ai fanatici del Thrash/Death tradizionale o comunque del metal estremo non posso garantire che il disco piacerà, di probabilità credo ne abbia poche. Ma generalmente ne consiglio l’acquisto e l’ascolto, perché di frecce al proprio arco ne ha diverse: se la scena Metalcore avesse più dischi come “Beyond the fragile horizon”, sicuramente godrebbe di molta più considerazione e popolarità.

Grewon

Tracklist:
01 – Beyond the fragile horizon
02 – Show me what you can do
03 – Jason on the river
04 – Hysteria & madness
05 – Shoot me
06 – Without
07 – Together
08 – The slave
09 – The liar
10 – Nothing is the same (sacrifice)

Contatti:
http://www.myspace.com/theritualthrash

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sabato 28 maggio 2011

Recensione - VIOLENTOR


VIOLENTOR – Violentor
(2011, EBM Records)

30 minuti. E’ questa la durata dell’album dei toscani Violentor. 30 minuti in cui la band vi rapirà e vi conquisterà sicuramente stordendovi con la loro carica Speed/Thrash di ottima fattura! Passati questi 30 minuti vi ritroverete come me a dire: “Sto cazzo che album!” e già qui si potrebbe chiudere la recensione, ma sarebbe ingeneroso verso chi vuole saperne di più, e quindi andiamo avanti.
Cercando online la bio della band ho trovato solo la scritta: “Go to Hell” e quindi saltiamo i cenni preliminari dicendo solo quello che si sa, e cioè che vengono precisamente da Lucca/Firenze e che in formazione milita il bassista dei più noti, ma altrettanto casinari Devastator.
Finiti i convenevoli di rito passiamo all’aspetto prettamente musicale: come detto in precedenza la band spacca di brutto, il sound è grezzo e fottutamente caldo, grazie a quel sapore old school dannatamente arrapante per uno come me che sui modernismi iper-pompati ci piscia sopra.
Attitudine: è questa quella che sembra essere la parola chiave dei Violentor,  e ciò trasuda da ogni singola nota, nonché da ogni parola urlata dal ruvido cantante chitarrista Ale, il quale dal timbro di voce sembra essere un figlioccio bastardo del leggendario Lemmy dei tempi d’oro, stesso cantato sporco di fumo e whisky, stessa rabbia e tanta voglia di prendere a calci in culo chiunque capiti sotto tiro.
Proprio a proposito di Lemmy, c’è da dire che la band potrebbe benissimo meritare di essere accomunata ai Motorhead (ma anche Baphomet’s Blood direi) visto che l’influenza è pesante e palese (forse rispetto ai miti hanno una batteria leggermente più incalzante che fa pendere l’ago della bilancia più sul Thrash che sull’Heavy) ma così facendo rischieremmo di liquidarli come una qualunque band di emuli ben riusciti, e questo non è sicuramente il loro caso, la band ha personalità e carisma tali da poter brillare di luce propria, e in questo album gli episodi che lo confermano ci sono eccome: l’incazzatissima AWAKENED IN DEATH in cui il singer sembra sputare l’anima, la tankardiana MY STOMACH STRONG AND FIT, ma soprattutto WE HATE ALL che, come prospettato dal titolo, è un fanculo collettivo! Queste su tutte, ma potrebbero benissimo essere citate indifferentemente anche tutte le altre.
Ottima anche cura dei testi, alcolici e graffianti come si conviene, che si integrano alla perfezione…
Insomma cosa dire di negativo su questo ottimo colpaccio dei Violentor? Andando a cercare il pelo nell’uovo si potrebbe appuntare che il packaging dell’album (formato digipack) “all black”, scarno, con logo rosso e 4 teschi rossi possa dare a chi non conosce la band, un’impressione che si tratti di una fredda band nordica dedita a un Black Metal intransigente (anche per le fattezze spigolose del logo) ma in fin dei conti è roba da poco, contenti loro contenti tutti.
Non c’è altro da dire su quest’album, se non che dovete assolutamente farlo vostro, perché band underground così cazzute vanno supportate.
La Toscana brucia… i Violentor hanno iniziato a fare terra bruciata!

Torrrmentor

Contatti:



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