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mercoledì 28 dicembre 2011

Intervista - THE RITUAL

1) Innanzitutto grazie per aver accettato di essere intervistati per Metalarci. La nostra è una webzine che si occupa di sponsorizzare il metal e il rock italico per cercare di farli emergere dall’oblio provocato dall’ignoranza generale, drogata di house, talent show e altre schifezze simili che distruggono la musica stessa. Presentateci dunque la vostra band, i The Ritual.

- Ciao a tutti! The Ritual è una band nata ormai quasi 10 anni fa da Marco Obice e Luca Devito, rispettivamente voce-chitarra e batteria. Dopo alcuni anni trascorsi a suonare cover di Pantera, Metallica, Judas Priest, iniziano a comporre pezzi propri verso lidi thrash metal. Nel 2008 subentro alla chitarra, e nel 2009 arriva anche Liuk Abbott al basso , per rendere la band , quello che è oggi; una famiglia, 4 grandi amici che scrivono pezzi metal con mille influenze .



2) So che tu Marco (il chitarrista) sei impegnato anche in altri progetti, fra cui gli illustri Secret Sphere, avanguardisti del progressive power metal. Riuscite a conciliare i vostri progetti alternativi con l’impegno preso coi The Ritual?

- Sicuramente a volte non è facile riuscire a combinare gli impegni di tutti; oltre ai Secret, suono nei Bejelit, power band italiana e Liuk suona in una talentuosissima band metalcore, i Suddenly Collapse. L’impegno però è sempre il massimo in ogni situazione. D’altronde penso che se credi davvero in una cosa, fai di tutto per portarla al più alto livello possibile. Gli sbattimenti non sono un peso. La musica è quello che amiamo di più.



3) Qual è stata la prima risposta dei fans a questa proposta musicale, che ha il chiaro scopo di rivalutare la scena metalcore, offrendogli spiragli di tecnica e originalità compositiva? Avete in progetto di fare un tour?

- Grazie davvero per le bellissime parole! Io penso che la forza di questo disco, stia nel fatto che ognuno riesci a vederci tantissime sfumature diverse; nelle recensioni uscite ci hanno paragonati a Avenged Sevenfold, Heathen, Killswitch Engage, Iced Earth, ecc. . La risposta di addetti ai lavori e ascoltatori, è stata davvero buona al momento. Il primo video ufficiale , ha riscosso buonissimi riscontri , trascinando il disco. Noi ne siamo orgogliosi, per ogni piccolo dettaglio, e siamo molto felici di tutto quello che sta venendo fuori. Promuoveremo al meglio l’album dal vivo, ma prima di partire in un tour, penso che dovremmo cercare di farci conoscere ancor di più, ma chissà col prossimo lavoro sicuramente potrebbe venire fuori qualcosa di buono per l’Europa.



4) Tornando per un attimo all’argomento Secret Sphere (mi rivolgo quindi a Marco), ricordo che tempo fa Marco Garau dei Derdian mi raccontò di aver suonato con la sua band, i Derdian appunto, assieme ai Secret Sphere e che fu un concerto memorabile. Ma che purtroppo era un evento più unico che raro in quanto la risposta generale del pubblico italiano non è sempre positiva o costante nel tempo. La mia domanda quindi è questa: quali speranze ha una nuova band quando cerca un posto nelle scene, quali problemi avvertite e quali soluzioni proporreste per risolvere la situazione?

- Per una band nuova , oggi è davvero difficile riuscire a trovare date; vuoi per l’inflazione musicale che , a mio parere, ormai ha pervaso il mondo intero, vuoi per semi-affollamento di eventi di vario tipo. L’Italia è un paese che ancora deve sviluppare l’autosupporto alle proprie band , come nel resto d’Europa viene fatto. E’ davvero bruttissimo vedere come band “ clamorose” che in altri stati vengono incensate in ogni maniera – Rhapsody e Lacuna Coil per fare due piccoli esempi – vengano trattate coi piedi e senza i giusti meriti. Tutto il sistema sta cambiando, il livello tecnico si è alzato a dismisura e la prova di questo fatto è che oggi ci sono tantissime band made in Italy, che firmano per label straniere tra le più forti , come i grandi Fleshgod Apocalypse, i Tasters, ecc.



5) Quali sono i vostri gusti musicali, e che background avete?

- Ognuno di noi viene dal metal, ma ci distinguiamo moltissimo tra tutti i sottogeneri; Liuk ama il jazz, il rock anni 70 e il progcore di band come Animal As Leaders, Luca è un fan dei Pantera, Lamb Of God e delle follie sonore dei nostri cari amici Empyrios, Marco, il nostro singer, va matto per i Trivium, Avenged Sevenfold ma divora letteralmente Giovanni Allevi, Kenny G, Stone Sour e Alter Bridge. Personalmente passo attraverso quasi ogni genere, vicino al rock in ogni caso, dai Weather Report, fino ad arrivare agli All Shall Perish, per passare ai Fairyland o gli Hardcore Superstar.




6) Ci parlate brevemente dei vostri altri progetti musicali?

- Oltre a Ritual, sono il chitarrista dei Secret Sphere, power metal , con cui stiamo lavorando al nuovo album che uscirà prima dell’estate, e anche nei Bejelit con stiamo proprio finendo in questi giorni il mixaggio dell’album nuovo “Emerge” in uscita a fine marzo su BakerTeam Records. Liuk Abbott invece suona anche nei Suddenly Collpase, band deathcore, con la quale verrà sicuramente fuori nel 2012 con un po’ di materiale :)



7) Spero tanto di potervi vedere al più presto dalle nostre parti, nel Salento. Grazie di cuore per l’intervista! Fate un saluto ai lettori di Metalarci.

- Grazie a voi per il supporto e per la disponibilità. Speriamo di vederci presto on stage. Un saluto a tutti e supportate il metal italiano; ha bisogno di ogni minima voce del pubblico di casa nostra, ha bisogno di essere considerato nello stesso modo in cui viene considerata la scena tedesca o scandinava che sia, abbiamo band letteralmente incredibili, non dimenticatelo.

Grewon


Continua…

mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione THE RITUAL

The Ritual - Beyond The Fragile Horizon
(2011, Bakerteam Records)
Speed/Metalcore


Qualche giorno fa ho ricevuto un’email da Marco Pastorino, chitarrista dei Secret Sphere, una Progressive/Power band italica che io ho praticamente quasi idolatrato da sempre: sebbene siano rimasti relativamente nell’underground (colpa di un mercato musicale malato che premia solo le schifezze e nasconde i talenti autentici), hanno dimostrato con i fatti e in più riprese di essere una band validissima sotto ogni aspetto. Ricevere una mail da Marco scatenò un brivido di emozione lungo la mia spina dorsale, anche se la richiesta non era di recensire un nuovo lavoro dei Secret Sphere, ma il debut album del suo side-project, i “The Ritual”, che a parte pochissime influenze, si discostano diametralmente dal Power Prog tipicamente italiano con cui nel quindicennio appena trascorso ci hanno deliziato le orecchie band del calibro di Vision Divine, Labyrinth, Secret Sphere, Athena.
Qui la musica è letteralmente cambiata: la musica dei The Ritual si associa invece alla scena tipicamente Hardcore, che attualmente vede come maggiori esponenti i Bullet For My Valentine, band purtroppo bistrattata dai metallari “true” e amanti dell’old school, e che d'altronde disprezzano tutta la scena Metalcore in genere.
Ma non è tutto: nel disco sono chiaramente visibili alcune leggere metafore sonore che ci ricordano l’AOR dei Vision Divine col sommo Michele Luppi alla voce (in “Jason on the river”), assoli di Progressive oscuro sulla falsariga dei Dream Theater di “Train Of Thought” (in “Hysterya & madness”), avanzamenti Catchy e un po’ Hardcore (in Shoot me), ballate elettroniche dal sapore “Hoobastankiano” (in “Without”). “Beyond The Fragile Horizon” tuttavia è nel complesso coerentemente Metalcore, ma si discosta dalla massa di questo saturato genere grazie a un elevatissimo livello tecnico (e che i Bullet For My Valentine possono soltanto sognare), ma anche stranamente di un buon songwriting e particolarità delle tracce. Particolare abbastanza bizzarro, in quanto la caratteristica peculiare del Metalcore è proprio quella di essere generalmente monotono e di presentare i soliti ritmi e melodie, perché il suo scopo è quello di far pogare (o, usando un termine dei bimbiminkia poser, “moshare”) ai concerti, puntando su un feeling energetico piuttosto che sull’originalità compositiva, qualità quest’ultima che invece sembra non mancare affatto nell’album dei The Ritual, anche se tuttavia risulta incatenata nei dettami del genere principale che in un certo senso limita l’impareggiabile talento dei musicisti di questa band. Il cantato, sebbene non sia tecnicamente una cima e si faccia prevalentemente “appoggiare” da cori ed effetti (ma è il Metalcore che lo chiede!) si fa comunque notare per la pronuncia inglese più che discreta.
Difetti evidenti? Si, uno: mentre la prima metà del disco è di una notevole bellezza e originalità compositiva, nella seconda metà il ritmo cala e si fa meno incalzante, e anche l’attenzione cala con lui.
In sostanza: ai fanatici del Thrash/Death tradizionale o comunque del metal estremo non posso garantire che il disco piacerà, di probabilità credo ne abbia poche. Ma generalmente ne consiglio l’acquisto e l’ascolto, perché di frecce al proprio arco ne ha diverse: se la scena Metalcore avesse più dischi come “Beyond the fragile horizon”, sicuramente godrebbe di molta più considerazione e popolarità.

Grewon

Tracklist:
01 – Beyond the fragile horizon
02 – Show me what you can do
03 – Jason on the river
04 – Hysteria & madness
05 – Shoot me
06 – Without
07 – Together
08 – The slave
09 – The liar
10 – Nothing is the same (sacrifice)

Contatti:
http://www.myspace.com/theritualthrash

Continua…