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martedì 14 febbraio 2012

LIVE REPORT - ENTOMBED

05-02-12 - Entombed @ Demodè - Modugno (BA)

Sono passate da poco le 20 quando dopo esserci scoppolati circa 180 km, arriviamo al demodè di modugno dove da lì a poche ore una leggenda del death metal svedese valcherà un palco nel sud italia per la seconda volta. Nell'attesa dell'apertura delle porte tra una birra e un boccone i presenti devono sorbirsi un dvd di michael jackson, per di più a volume elevato... fortunatamente qualche genio capisce che il pubblico presente è lì per qualcosa un tantino diversa, quindi via a live cannibalism dei cannibal corpse... dopo qualche difficoltà nel premere play! Finalmente però si aprono le porte e la gente si fionda nel locale; verso le 21,50 si sentono le prime schitarrate: sono i Vinterblot ad aprire la serata con il loro death metal pagano forti dell'uscita del loro primo full lenght "Nether Collapse". Il suono è buono e l'impatto c'è, poi loro giocano in casa e buona parte del pubblico (non ancora molto numeroso) apprezza e incita la band scapocciando a tempo, e tra un brano e l'altro, nella mezzoretta a disposizione, i ragazzi di bitonto tirano fuori anche una cover di "Paranoid" dei Black Sabbath in una versione abbastanza incazzata.
Circa 15 minuti per il cambio palco ed ecco arrivare i casertani Midian: tecnicamente ci sono, e si muovono sul palco con gran disinvoltura, segno che la band è rodata ed è a proprio agio nella dimensione live, purtroppo il suono delle chitarre è un po' troppo chiuso all'inizio della loro esibizione, migliorerà man mano che la performance va avanti. La voce della frontwoman Miriam Granatello è dura e aggressiva, ma in alcuni frangenti risulta nascosta dal resto della band, ma tutto sommato i brani tratti dal loro disco d'esordio "Screaming Demon" scorrono bene e la loro mezzora di concerto rende benissimo.

Ok, le prime due band hanno scaldato per bene il demodè e il suo pubblico, ma la situazione da calda diventa rovente: è il momento dei Buffalo Grillz!!! La band capitanata da Enrico "Tombinor" Giannone (ovvero una grande vecchia conoscenza della scena estrema italiana e non solo, grazie ai palchi calpestati e ai timpani devastati in anni ed anni con gli inossidabili Undertakers), è una furia cieca! Grind al fulmicotone vomitato sui presenti, Mastino dietro le pelli detta i tempi con dei blast beat fulminanti, Cinghio e Gux mitragliano riff senza tregua, e Giannone si muove sul palco con la grazia di un gorilla scappato dalla neuro.
In circa 45 minuti i Buffalo Grillz sfoderano brani sia dal disco d'esordio "Grind Canyon" che dal lavoro di imminente uscita "Manzo Criminale" passando da "New World Disagium" a "Forrest Grind", da "Grind Raccordo Anulare" fino adirittura da una improbabilissima cover di "La Canzone Del Sole" di Battisti che non solo si sarà rivoltato nella tomba, ma con ottime possibilità si è disseppellito e sta già cercando il combo romano/partenopeo per una jam sepolcrale. Qualcuno tra il pubblico si lamenta perchè si poga troppo poco (e non ha torto!!!), quindi ci pensa il buon Tombinor a "rallegrare" la situazione lanciandosi oltre le transenne che stanno sotto al palco: stage diving continuando a cantare/urlare sempre stringendo in mano il microfono il cui cavo tirato all'inverosimile riesce a resistere a questa dura prova... in pratica quello dei Buffalo Grillz è stato davvero un Grind concerto!!!


Sono passati ormai 20 minuti oltre la mezzanotte quando parte l'intro che accompagna l'entrata in scena degli Entombed. Non faccio in tempo a notare che Nico Elgstrand è passato alla chitarra lasciando il posto al basso a Victor Brandt (già con i Satyricon), e si è subito travolti dal loro muro sonoro pregno di death metal old school con "Sinners Bleed"! Preso dall'incredibile impatto del combo di Stoccolma non ricordo precisamente la scaletta, ma la primissima parte del concerto è incentrata su brani del primo periodo come "Living Dead" e "Left Hand Path" e andando avanti si fa largo il death 'n' roll di pezzi come "Serpent Saint", "Say It In Slugs" o "When in Sodom". Lars Goran Petrov con la sua immancabile maglia di King Diamond (è la stessa che portava nel 2008 quando suonarono al teatro Kismet di Bari) è in ottima forma, e tutti hanno una spettacolare presenza scenica, specialmente Victor che con il suo basso si immola al centro del palco, ma raccapricciante il momento in cui Petrov nel tentativo di soffiarsi il naso rimane con il blob (il fluido che uccide) che penzola tra barba e capelli, e risolve il guaio spalmandosi il tutto sulla testa... brividi!
Il concerto va avanti e gli Entombed continuano a macinare: in ordine rigorosamente sparso "Crawl", "Demon", "I For An Eye", l'immancabile "Wolverine Blues", e ancora "Eyemaster", "Hollowman" e molte molte altre per circa 2 ore di live incandescente! Una prestazione superba: la loro brutalità sul palco probabilmente è superata solo dalla loro umiltà sotto al palco come si accorgeranno molti fans dopo il concerto... che gente fantastica! Dopo una vera e propria lezione di death metal nordico i nostri si prestano tranquillamente per foto e qualche chiacchera mentre i tecnici si aggirano sul palco per cominciare a smontare, la serata è finita e il roboante tuono degli Entombed è ancora fervido... ma è ora di rimetterci in marcia per i 180 km del ritorno, qualcuno tra poche ora dovrà andare a lavorare!

Foto by Dax: flickr.com/daxpala

Piranha


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sabato 2 luglio 2011

Intervista - VINTERBLOT


Se mi chiedessero di puntare qualcosa su una giovane band in prospettiva futura la mia preferenza cadrebbe sicuramente sui baresi Vinterblot, che in poco tempo, a dispetto della giovane età si sono guadagnati un’ampia schiera di consensi.

1) Salve ragazzi, siete reduci dall’esperienza del contest dell’Agglutination, che vi ha visto classificarvi secondi, a un soffio dalla vittoria (che probabilmente sarebbe stata meritata). Parlateci di come è andata.
L'Agglutination Take Off Contest è stata un'esperienza molto positiva, un evento molto denso, è stato assolutamente un piacere prendervi parte. Abbiamo avuto modo di incontrare realtà diverse e dunque scambiare diversi contatti, a prescindere dal risultato. Unica critica che sentiamo di muovere è la tipologia di votazione, che ha sfavorito molte band provenienti da lontano, favorendo proporzionalmente coloro i quali hanno potuto portare più supporter (ergo più votanti), dunque lontana dall'oggettività. Ad ogni modo è stato davvero gratificante il posizionamento e il successo riscosso da un pubblico numeroso, nonché l'essere stati selezionati tra 65 band!

2) Quanto è difficile fare Viking nelle assolate terre mediterranee? Vi scontrate mai con qualche pregiudizio che accompagna il vostro genere?
Attualmente il Metal, specialmente in Italia, non è stato mai così carico di pregiudizio, tuttavia lo spazio per il nostro genere non manca, ma non è distribuito per nulla in modo omogeneo. In Nord Italia band che supportiamo, quali Folkstone, Furor Gallico e Krampus hanno assolutamente riscosso grande successo, immagino dunque che sia la nostra “meridionalità” a svantaggiarci in partenza, non solo a livello di “ideale coerenza” ma soprattutto a livello pratico! Ad ogni modo diamo il nostro meglio per poter unire quante più band affini e ricambiando il supporto in Italia, quanto mai indispensabile in questo periodo.

3) Il vostro ep For Asgard ha ricevuto ottime recensioni (miglior disco underground su Metal Arci Webzine) e vi ha permesso di farvi notare e ottenere un contratto discografico. Siate sinceri, vi aspettavate tutto questo?
For Asgard è stata la nostra prima produzione, e il nostro primo esperimento. Tutto è partito in modo assolutamente amatoriale, come per molte band, e siamo stati guidati da passione e voglia di fare; immagino che nessuno di noi ipotizzasse un così rapido sviluppo, quindi siamo stati piacevolmente sorpresi dai feedback positivi. Devo sottolineare che la più grande soddisfazione giunta da questo ep sono stati i positivi pareri di band veterane e musicisti che noi stessi abbiamo a lungo supportato, dunque questa esperienza ci ha assolutamente arricchito, facendoci capire quanto sia gratificante la stima di fan, band, webzine e label!

4) Nel report della serata salentina in cui vi esibiste all’El Rojo di Alezio sottolineai la vostra grande disinvoltura nell’esibirvi live, che vi faceva sembrare una band navigata, quando in realtà siete giovanissimi. Siete così a proprio agio on stage? Cosa scatta in voi durante un live?
Le esibizioni live sono per noi un'enorme fonte di divertimento, la vera molla che scatta in noi appena mettiamo piede su un palco. Non abbiamo segreti in merito, ciò che appariamo è ciò che siamo, tendiamo a non forzare la naturalità, non avrebbe senso voler apparire qualcun altro! Immagino di parlare a nome del gruppo se dicessi che mi sento più a mio agio durante un esibizione on stage che da spettatore headbanger! (Ah! Ah! Ah!) I live rendono la scena viva, attiva, impediscono ad essa di lasciarsi morire, finché sopravvivono coloro che la seguono, e gli organizzatori / locali che offrono possibilità di esibirsi, daremo il massimo nelle nostre performance, con l'ambizione di divertire folle sempre più numerose.

5) L’ispirazione Amon Amarth è palese, ma oltre a loro quale altra influenza possiamo ritenere fondamentale per il sound Vinterblot?
Penso che le influenze che ci caratterizzano derivino da una sintesi dei nostri gusti individuali, ognuno di noi ascolta un genere tendenzialmente distinto, passando dal Black/Death anni ‘90 a generi più moderni, non escludendo alcuno stile! Il nostro sound pian piano si è evoluto, specialmente nelle nuovissime produzioni, dunque potrei citarti i primi Enslaved ed In Flames,  Immortal, Falkenbach e Windir.

6) La vostra passione nordica si ferma solo all’aspetto musicale o si estende anche a tutta la cultura di questa affascinante civiltà?
Non amo categoricità a dire il vero, se dovessi etichettarci oserei definirci Pagan Death Metal, perché siamo legati dalla passione per l'antica saggezza pagana, dal suo estremo fascino, guidati dal forte contatto con la natura, utilizzando come chiave espressiva un Death Metal melodico e variegato. Il mondo pagano ci rappresenta, che esso sia Norreno, Latino, Greco, Gaelico ecc. Specialmente nelle nostre ultime produzioni il nostro stile ha preso autonomamente una nuova impronta, meno legata alla tradizione “vichinga”, dal carattere maggiormente introspettivo. Il fascino nordico caratterizza molti aspetti del gusto medio negli ultimi anni, non è un fenomeno esclusivamente musicale, è stata una riscoperta che ha toccato sia la cinematografia, la produzione  videogame che sfaccettature più spirituali. Ad ogni modo chi ha passione per il Black/Viking Metal, non può che essere ammaliato da paesaggi ed atmosfere di stampo nordico, dunque la riscoperta di tali culture ha assolutamente influenzato la nostra musica e le tematiche da noi trattate.

7) Cosa c’è nel futuro della band? Cosa devono aspettarsi da voi i vostri fans?
Tra le ultime novità segnaliamo la “Underground Southern Conspiracy”, compilation scaricabile gratuitamente dal web, presentiamo un nuovo pezzo al fianco di ben 13 band dalla Puglia e dalla Calabria (Assaulter, Zora, Cancrena, Dreker, Stige e molti altri )! In più diffonderemo uno split condiviso con 3 band pugliesi, di cui riveleremo i dettagli a breve! In agosto registreremo il nostro primo full lenght presso il Golem Dungeon Studio (Natron, Backjumper, Deadlystrain...), prodotto da Rising Records e distribuito nel mondo da Plastic Head. Abbiamo progettato di girare il più possibile in Italia per diffondere il nostro nome e la nostra ultima fatica, puntando in futuro a sessioni live in Europa; auguriamo a tutti i nostri fan e ai lettori Metal Arci un intenso ascolto della nostra ultima fatica (la cui uscita è prevista per Ottobre 2011) e ringraziamo tutti coloro che fin qui ci hanno seguito e continueranno a farlo!

Torrrmentor

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martedì 19 aprile 2011

Live Report - VINTERBLOT + FOLK N’ TROLL


14.04.2011 - Vinterblot + Folk N’ Troll @ El Rojo - Alezio (LE)

Non capita spesso qui nel Salento di trovarsi a una serata Viking/Folk: da quando sono invece comparsi i Folk n’ Troll la situazione è cambiata, visto che nell’arco di un anno è già la seconda serata a tema simile (la prima avvenne all’Olimpio Rock di Racale, sempre con Vinterblot e Folk n’ Troll, più i Drop Of Madness) e va sicuramente dato atto al gruppo delle buone intenzioni nel cercare di aumentare i consensi verso un genere strettamente di nicchia, sia per ascoltatori che per bands (soprattutto qui al Sud si contano sulle dita di una mano).
Il gemellaggio tra loro ci porta quindi ad assistere a un’altra serata dalle particolari tinte nordiche, evocate anche nella bellissima locandina dell’evento.
Il concerto vero e proprio inizia intorno alle 22.30 coi Folk n’ Troll che dopo un breve line-check  attaccano con la loro godibilissima GOD OF PINTS, dando già una precisa anteprima della divertente serata che ci aspetta. Al contrario di quanto si poteva immaginare il pubblico è poco, troppo poco, soprattutto se si considera il carattere di “novità” di tale situazione, e se ci aggiungiamo che tra i presenti una buona fetta fa parte della crew dei Vinterblot, si può capire quanto poco motivante sia per il povero gruppo salentino attaccare in quelle condizioni… Un’attenuante può essere che il giovedì non sia particolarmente invitante come giorno (eh, beh… del resto i giorni più adatti li si lascia alle solite band Pop Rock di ‘sto gran cazzo!).
Parziale consolazione può essere che quantomeno i pochi presenti sembrano gradire, e in particolare la decina di ragazzi da Bari sembrano sulla rampa di lancio per far partire il pogo, e l’occasione arriva al quarto pezzo, infatti dopo THE BORN OF GLORY e la strumentale CRAZY FOR BLOWJOBS è la volta dello scatenato anthem VODKA dei finnici Korpiklaani, e qui è impossibile trattenersi, soprattutto se il tasso alcolico ha già raggiunto livelli accettabili! Finalmente decolla un po’ di movimento (ovviamente su incitazione della componente barese, perché se stavamo ad aspettare quelli di qui, col cazzo che si muoveva qualcosa!).
I sei Folk n’ Troll sembrano leggermente più concentrati e meno caciaroni del solito e forse l’esibizione ne guadagna, anche se l’acustica imperfetta del locale non permette di farne godere a pieno. Tuttavia la scaletta scorre via piacevolmente e dopo altri 2 pezzi è la volta della conclusiva AMBER TEARS, con cui il gruppo si congeda dai presenti.
Cambio di palco a velocità record ed è la volta dei baresi Vinterblot, che per chi non li conoscesse sono stati recensiti qui dal nostro Grewon che li ha ulteriormente gratificati definendo il loro For Asgard con il titolo di “EP underground dell’anno”. Una premessa non da poco sicuramente, come non da poco è il lusinghiero paragone con i maestri Amon Amarth… Questo ritratto generale ci mostra le grandi potenzialità in studio del gruppo di Bitonto, ma come se la caveranno anche al vero esame della prova live? Promossi a pieni voti direi, sulla scia dell’entusiasmo dei presenti (pubblico aumentato ma non ancora sufficiente) il quintetto da  grande prova di capacità con un’esibizione di alto livello,  sia sui pezzi propri che nell’interpretazione della cover (manco a dirlo) degli Amon Amarth, ovvero ASATOR, molto apprezzata. Da notare è anche la spiccatissima presenza scenica,  ma soprattutto la disinvoltura con cui si mostrano, il che risalta soprattutto alla luce della giovane età dei componenti. C’è da scommettere che siamo davanti a una band con un floridissimo futuro.
L’esibizione è un crescendo incandescente, come lo sono anche i loro supporters: durante le note di AS SLEIPNIR RIDES e HOWLING SHADOW l’alcool regna incontrastato, e circolano allegri bottiglioni di vino da condividere tutti insieme, volano le magliette e ci sono torsi nudi sudati in abbondanza (solo maschili purtroppo!) che ballano al ritmo incessante dei riff, accompagnati dal roteare delle folte chiome dei Vinterblot. Quando giunge la finale FOR ASGARD acclamata dai cori degli amici baresi e non, è il momento più coinvolgente di questa bella serata, e chiude degnamente un’ottima prestazione. Complimenti ai Vinterblot e ai Folk n’ Troll per aver dato vita a una bella serata. Chi c’era si è divertito, i soliti bidonari rimangano pure a casa ad ascoltarsi gli Slipknot nelle cuffiette e a piastrarsi la frangia…
Supporto alla scena Metal underground, sempre e comunque!

Torrrmentor

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lunedì 20 dicembre 2010

Recensione - VINTERBLOT

VINTERBLOT - For Asgard
(2010, Autoprodotto)

Quando ho ricevuto la mail di Metal Arci con la richiesta di recensire l’ep dei baresi Vinterblot, ho sentito un forte brivido percorrermi la schiena. Dovete infatti sapere che sebbene sia radicata in me l’affinità al Power Metal più sperimentale, è ancora più radicato l’amore per la mitologia norrena, qualunque sia l’arte che la tratta: ho divorato libri, consumato i polpastrelli con videogiochi (Rune in primis!!) e sfondato i timpani con band che trattavano queste tematiche nelle loro canzoni, primi fra tutti gli Amon Amarth. E i Vinterblot intendono ripercorrere esattamente lo stesso percorso musicale dei maestri svedesi, sia nelle musiche che nei testi. Premetto che ho assistito in prima persona ad un concerto dei Vinterblot, quando vennero a suonare all’Olimpio Rock Café di Racale (LE). In particolare ricordo il momento in cui hanno eseguito FREE WILL SACRIFACE degli Amon Amarth: in quel momento strinsi al mio petto il mio Mjolnir (il martello del dio Thor) che porto sempre appeso al collo e cantai sommessamente sui versi di Hegg in un crescendo di emozioni che raramente ci si aspetta di provare ascoltando una band emergente.
Eccovi quindi spiegato il perché del mio fervore nel recensire il primo ep del combo barese, e spero che le righe che scriverò possano aiutare in qualche modo questa band così vicina alle mie inclinazioni ad emergere dall’underground.
Come già accennato prima, i Vinterblot ricoprono le stesse identiche fattezze che contraddistinguono anche la proposta musicale degli Amon Amarth, e in tutto e per tutto. A parte l’intro strumentale, infatti, si fa davvero fatica a trovare delle divergenze fra le due band, soprattutto per gli “incroci” delle chitarre e per il growling del cantante, molto simile all’ultimo Johan Hegg, che ha eliminato quasi del tutto lo screaming in virtù di un growling più pastoso, salivare e fondamentalmente meno aggressivo ma più oscuro rispetto ai canoni del Death classico. Anche il basso e la batteria trovano perfettamente il loro incastro nell’insieme, pur non emergendo in maniera drastica ma amalgamandosi al composto.
L’ep comincia con un’intro strumentale di un minuto e mezzo, non gloriosa né aggressiva bensì tetra e malinconica… come una marcia funebre o un inno alla battaglia da cui si sa già di uscirne senza vita… o magari un’introduzione al passaggio della Naglfar, la leggendaria nave composta da unghie di defunti che preannuncia l’inizio del Ragnarok, la fine del mondo. Il secondo brano si collega all’intro per quanto riguarda il mood tetro e introspettivo, ma se ne discosta per il ritornello epico e cadenzato, a suggellare l’eroico coraggio degli dei dell’ordine capitanati da Odino contro la minaccia dei giganti, eterni nemici del pantheon nordico. In seguito troviamo il brano NAGLFAR, che parla quindi dell’orribile imbarcazione preambolo del giorno del giudizio, e lo fa con tinte più aggressive e rabbiose. Poi arriva il turno di AS SLEIPNIR RISES, senza dubbio la mia preferita dell’ep: intensa, appassionata, epica e complessa pur nella sua disarmante semplicità compositiva (Sleipnir è il cavallo a otto zampe di Odino, nato dall’unione tra Loki, travestito da giumenta, e un possente cavallo appartenente a un gigante travestito.. ebbene sì, la fantasia norrena è senza limiti). Forse qui avrei un po’ appesantito i cori che urlano “hail!”, anche sfruttando qualche effetto computerizzato, perché no, ma complessivamente spacca ugualmente, ed è ovvio che in sede live si abbia l’obbligo di urlare a squarciagola per rendere ancor più sanguinante l’effetto scenico. Le ultime due tracce del disco, VINTERBLOT e BLOOD FURNACE sono a mio avviso l’emblema degli Amon Amarth più recenti, caratterizzati da brani più tirati e d’atmosfera rispetto alla ferocia degli esordi.
Ciò che si fa notare fin da subito è la sfacciata somiglianza con gli Amon Amarth: solo un orecchio molto attento potrà accorgersi al primo ascolto che non si tratta degli svedesi bensì di una band emergente proveniente da una zona (la Puglia) che di “vichingo” possiede ben poco. Anche a livello di produzione i risultati sono dignitosi e non si rimpiangono i suoni martellanti curati dalla Metal Blade. L’ep scorre lisco e fluido nel lettore, e appena concluso è probabile che inviti ad un altro ascolto più approfondito, senza stancare l’ascoltatore. Se proprio devo trovare un difetto nella proposta musicale dei Vinterblot, posso magari parlare della loro poca originalità: essendosi così profondamente ispirati agli Amon Amarth, non sono riusciti a sviluppare una loro identità ben distinta. Ma ci sono due punti a favore dei baresi: per prima cosa non esistono molte band che suonino quel genere, quindi la presenza di una band italiana (e pugliese!!!) così vicina agli Amon Amarth è già comunque a suo modo un’originale novità; e poi comunque pur seguendo le orme dei maestri, i Vinterblot non hanno scopiazzato nulla, nemmeno un semplice riff o un giro armonico. Le cinque tracce (esclusa l’intro) dell’ep potevano tranquillamente risultare nella tracklist di un nuovo disco degli Amon Amarth, senza nessuna caduta di stile, anzi. Quindi i miei più sinceri complimenti ai Vinterblot, con la speranza che presto si possa ascoltare un full-lenght, magari prodotto da un’etichetta che possa garantire ai baresi la visibilità che meritano.

Grewon

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