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sabato 3 marzo 2012

Recensione DISEASE

Disease - The Stream Of Disillusion
(2011, Autoprodotto)
Extreme Progressive Metal

Sebbene il progressive metal non sia considerato un genere propriamente di nicchia, ben poche band underground decidono di abbracciare i canoni dei tecnicismi e della precisione esecutiva, perché appunto il progressive non ammette sbavature o incertezze.
I Disease propongono un progressive molto malato e sporco, grezzo e ruvido fino alle viscere, accompagnato dalla voce estrema e da un songwriting che prende un po’ dal death melodico, e molto dall’heavy metal/hard rock di chiaro sapore eighties. Già, strano accostamento, che tuttavia va premiato per la sua originalità.
Peccato soltanto che questo sia anche il difetto principale di “The Stream of Disillusion”: sebbene non ci siano evidenti pecche compositive, il miscuglio sonoro appare in molti punti approssimativo e (leggermente) confusionario, senza una chiara identità stilistica che dia un’impronta stabile ai pezzi, che faccia cioè in modo di poterceli ricordare con facilità dopo l’ascolto. Che poi in fin dei conti non è una cosa grave, essendo che parliamo pur sempre di progressive metal, ma un po’ di “carattere” in più non avrebbe di certo guastato alle canzoni che talvolta preferiscono ripercorrere lo stesso sentiero e adagiarsi sul “sommario” senza farsi “riconoscere” chiaramente. Ultima critica che mi sento di fare: le clean vocals che nell’album fungono da coro avrebbero potuto essere studiate meglio per creare un “contorno” di migliore effetto.
Detto ciò, devo però anche ammettere che “The Stream Of Disillusion” non è un disco malvagio, anzi. Aggressivo, tecnico, ruspante e graffiante, con quel retrogusto ottantiano che non guasta mai. Tecnicamente validissimo quindi, suonato da musicisti che meritano tutti un applauso per il loro talento e la loro capacità esecutiva. Infine, i miei complimentoni al cantante e al suo growling convincente e insolito per il genere suonato. Davvero un’ottima aggiunta.

Voto: 6.5/10

Tracklist:
01 – Different Suns
02 – New closer hypocrisy
03 – The stream of disillusion
04 – Release the emptiness
05 – Infinity / Enter the wave
06 – For my deliverance
07 – In this morning
08 – Empty (Anathema cover)


Grewon
Continua…

venerdì 7 ottobre 2011

Recensione INSOMNIA CREEP

Insomnia Creep - Hallucination City
(2011, Autoprodotto)
Extreme Alternative Metal


Davvero controverso questo debut album degli Insomnia Creep, side project del chitarrista dei Cold Aenima, il cui ultimo lavoro è stato recensito proprio qui su Metalarci. Controverso in quanto è molto difficile definire un genere in cui inserire la band. Troviamo infatti molti elementi di Death melodico di scuola svedese, riff e fughe tipiche del Black, alcune partiture Progressive, ma poi spesso e volentieri si sfocia nell’Alternative metal.
Non avendo trovato personalmente alcuna band di riferimento, passo subito ad analizzare quest’album. Tecnicamente siamo su livelli molto elevati (persino superiori, per alcuni aspetti, a quelli dei Cold Aenima), e anche il songwriting si difende benissimo, pur non facendo gridare al miracolo. “Hallucination City” è composto da 9 tracce, omogenee e ipnotiche, nel loro incedere a volte rabbioso, altre volte cupo e introspettivo, altre volte onirico e sognante. Il cantato intervalla il growling, lo screaming, il grunt, e anche il cantato pulito. A parte alcune piccole stonature e una pronuncia inglese non eccezionale, fa davvero un ottimo lavoro, trovandosi a suo agio in ogni punto del disco, senza sfigurare mai. Sugli altri strumenti non ho molto da puntualizzare, se non che svolgono il loro lavoro senza sbavature.
Non voglio sembrare un recensore di manica larga, assolutamente. Il fatto è che di questi tempi è molto difficile trovare una band senza talento, o un disco senza lati positivi. Attualmente, grazie al bagaglio tecnico del musicista medio, è possibile ottenere un disco di discreto spessore anche senza disporre di grandi budget. È per questo che anche “Hallucination City” si distingue nel numero per un songwriting particolarmente vario e ispirato e per un prodotto complessivamente assai valido, in grado di comunicare qualcosa di nuovo anche dopo diversi ascolti. “Only bleed” la mia traccia preferita fra tutte.


Grewon

Tracklist:
01 – Way to act
02 – Enslaved
03 – Welcome to crystal lake
04 – No one trust you
05 – Your last prayer
06 – Only bleed
07 – Guilty man
08 – Hail to the king
09 – Hallucination city

Continua…