giovedì 23 maggio 2013

Recensione ONIRICA / BIOS POLEMOS

Onirica / Bios Polemos - Split
(2013, Autoprodotto)
Melodic/Suicidal Black Metal

Ammetto che si tratta della prima volta che mi capita di recensire un disco split. Non so come mai, ma finora ho sempre "snobbato" questo tipo di produzioni, fedele come sono alla concezione classica di "full lenght" o al limite di ep. Devo però ricredermi totalmente, e ammettere che il mio era soltanto un cieco pregiudizio: produzioni come lo split di Onirica e Bios Polemos è servito a farmi cambiare idea. Ma procediamo con ordine.
"Split" è composto complessivamente da otto tracce, e si apre con quattro canzoni del progetto Onirica, una one-man band salentina di black metal melodico. Quattro pezzi incisivi, graffianti, dal riffing esplosivo e dalla malinconia marchiata a fuoco in ogni passaggio. Uno screaming sofferente e disperato ma con accenni ben marcati di violenza e aggressività. Una produzione fai-da-te che eccelle anche sotto l'aspetto sonoro, oltre che come songwriting.
Il disco procede e conclude con quattro brani di un'altra one-man band, denominata Bios Polemos. Qui la ferocia lascia lo spazio all'introspezione, alla calma gelida e piovosa degli ultimi giorni d'autunno: sensazione che spesso mi suscita il depressive black metal, e che funge da ottimo prosequio per questo split, che ricopre quarantacinque minuti complessivi di durata. Le poesie di Andrea Donaera, musicate nelle canzoni di Onirica, lasciano lo spazio alla poesia strumentale di Bios Polemos, a creare un ottimo tappeto sonoro per la conclusione del disco.
L'unico difetto ben visibile (o meglio, udibile) di questa singolare composizione musicale è rappresentato dalla differenza troppo marcata a livello di produzione: mentre per i brani Onirica ci troviamo su standards elevati, per i Bios Polemos abbiamo una produzione più scadente, oltre ad un volume di registrazione troppo basso. Ripeto, è la troppa differenza di produzione fra le due parti a farmi storcere leggermente il naso, null'altro: il depressive black, infatti, ben si sposa coi fruscii e i rumori, che anzi contribuiscono enormemente a creare un'atmosfera in grado di toccare le corde della nostra anima.
Che altro dire quindi: ottima prova per entrambe le band, ognuna fa la sua parte per offrire all'ascoltatore un'esperienza a suo modo unica nel genere, senza che nessuna prevarichi sull'altra. A me, personalmente, questo Split è piaciuto davvero molto, considerando anche i suoi difetti e le sue imprecisioni.

Voto: 7,5/10

Tracklist:
(Onirica)
01) Furor in mortem vertit
02) Le mani
03) Il verbo
04) Nodo

(Bios Polemos)
05) Inanitas
06) Tears
07) Perpetual
08) Rassegnazione


Contatti:
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E-Mail:
oniricaband@gmail.com
hellishpoet@gmail.com

Grewon

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Recensione DERDIAN

Derdian - Limbo
(2013, Autoprodotto)
Power Metal

Attendevo con ansia il nuovo album dei lombardi Derdian, soprattutto a livello affettivo, dato che la recensione del loro capolavoro "The Apocalypse" è stata la mia prima recensione pubblicata su MetalArci. Temevo di essere deluso dal nuovo lavoro, che a loro dire si sarebbe un po' distaccato dalle tematiche fantasy e filo-rhapsodiane, ma restavo fiducioso nella bravura artistica del combo milanese e non vedevo l'ora che questo "Limbo" vedesse la luce (perdonate la pessima battuta).
Di cose, in questi tre anni che separano "Limbo" dal disco precedente, ne son cambiate parecchie. Prima fra tutti la rottura con la Magna Carta, prestigiosa casa discografica produttrice di alcune perle sonore come i While Heaven's Wept o il progetto Liquid Tension Experiment, che ultimamente si stava lasciando andare con pessime scelte gestionali. I Derdian hanno quindi optato per l'autoproduzione, e posso tranquillamente affermare che la differenza non si nota: suoni potenti, puliti, perfettamente livellati, come se dietro i mixer ci fosse non dico la Nuclear Blast, ma quasi.
Tuttavia il cambiamento più radicale è avvenuto all'interno della formazione: è stato sostituito il precedente bassista (a cui ero particolarmente affezionato, lo ammetto. Ma anche il nuovo sa farsi valere benissimo) e anche il cantante. Si, Joe Caggianelli non fa più parte dei Derdian. Il suo contributo nella band è stato fondamentale e la sua voce, non troppo alta e sempre piacevolissima da ascoltare, ha sempre rappresentato uno dei maggiori punti di forza.
D'altro canto, il suo sostituto, Ivan Giannini, è un autentico mostro. Tecnica canora impeccabile, una voce pulitissima ed eclettica, perfetta e versatile, pronta ad affrontare con maestria ogni repentino cambio di tono e di tempo. Dico davvero, è quanto di meglio si possa ascoltare nel panorama power, con la giusta dose di potenza e melodia. Una voce, però, ancora pressoché sconosciuta nel panorama metal e che meriterebbe una visibilità ben maggiore, non avendo nulla da invidiare ai nomi altisonanti.
L'ultimo cambiamento (anche se preferisco parlare di "evoluzione") riguarda infine l'intero songwriting, maturato all'ennesima potenza e capace di toccare le corde dell'anima fin dalle prime note, per non lasciarci più fino alla sua struggente conclusione. Come già anticipato, in "Limbo" siamo lontani dalle tematiche piene di mostri mitologici e divinità oscure da sconfiggere, per affrontare argomenti più attuali, filosofici, riflessivi, espressi in modo stupefacente dalla penna e dagli spartiti di coloro che ne hanno composto testi e musiche. Ci allontaniamo quindi dai Rhapsody of Fire per avvicinarci maggiormente ai Vision Divine del loro periodo migliore, quello con Michele Luppi alla voce. E' facile infatti associare "Limbo" al magnifico "Stream of Consciousness": vi assicuro che le emozioni provate sono le stesse.
Inutile dilungarmi ulteriormente su quest'ulteriore conferma alle mie convinzioni: i Derdian meritano molta più visibilità di quella che hanno e sono una band, assieme agli Ancient Bards, in grado di sostenere il "duello" con tutti i mostri sacri del genere e con qualsiasi controparte internazionale. Sono band e dischi come questi che devono portare nel mondo il nome della nazione, non le cagate uscite dai talent show. Ma l'arte, la bellezza, la cultura, sono privilegio per pochi eletti in grado di coglierne l'essenza, si sa.

Voto: 9/10

Tracklist:
01) Carpe diem
02) Dragon life
03) Forever in the dark
04) Heal my soul
05) Light of hate
06) Terror
07) Limbo
08) Kingdom of your heart
09) Strange journey
10) Hymn of liberty
11) Silent hope

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Grewon
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Recensione HYDRA

Hydra - Ghost Town
(2013, Autoprodotto)
Alternative Metal/Metalcore

Questa band mi era quasi passata davanti al naso senza che avessi l'opportunità di ascoltare quanto aveva da proporre. Grande sacrilegio, quando si parla di un'alternative metal band, che sia al tempo stesso anche validissima e non scadente nei vari cliché di sorta.
Gli Hydra sono una formazione genovese assemblata non in tempi recenti, ma che nel corso degli hanni ha avuto diversi cambi di line-up e conseguentemente anche di indirizzo musicale. Grazie all'entrata dell'ultimo cantante, ha potuto finalmente definire una direzione ben precisa, e portarla avanti fino alla realizzazione di un full-lenght di debutto, intitolato "Ghost town".
Quanto proposto, è un sound particolare e innovativo, su base alternative: sia a livello strumentale ma soprattutto a livello vocale si riconoscono chiarissimi richiami (che a volte sembrano quasi scopiazzature, senza però esserlo realmente) ai System Of A Down. Per il resto, le influenze riscontrabili spaziano dal metalcore/groove metal all'heavy metal ottantiano.
Un minestrone? Esatto. Esso è croce e delizia dell'album: sebbene aggiunga infatti novità ed eterogeneità al composto, al tempo stesso priva la band di un'identità musicale ben precisa. I brani che compongono "Ghost town" risultano spesso relativamente prolissi e ripetitivi, essendo comunque la radice da cui provengono, l'alternative metal, non comprensiva di molte variazioni sul tema.
Ciònonostante, questo debut album completamente autoprodotto (e supervisionato da un membro dei Sadist durante la registrazione e il mixaggio) riesce a convincere sotto l'aspetto del songwriting, che con delle correzioni (per limitare sbavature, lungaggini e qualche calo di tono) avrebbe potuto essere all'altezza dell'atmosfera, che è il punto di forza dell'album. Già, esattamente: ciò che colpisce di "Ghost town" è appunto la sensazione claustrofobica e sofferente che i brani, seppur generalmente tirati, sanno dare con inaspettata disinvoltura. Il cantante, che ogni tanto si concede qualche stecca, sa stupire per l'ecletticità e la destrezza con cui passa dai timbri puliti a quelli sporchi, e tutto sommato dà una prova più che dignitosa delle proprie potenzialità.
Non mi sento quindi di dare un voto molto elevato all'album, in virtù delle pecche che ha. Si tratta però di un lavoro degno di tutta stima: geniale, innovativo e particolare. Pieno sostegno pertanto ai genovesi Hydra: che possano farsi valere in sede live e proporre in futuro un album coi controcazzi, meritevole di essere annoverato come capolavoro. Le basi e le capacità ci sono tutte.

Voto: 6,5/10

Tracklist:
01) Welcome to...
02) ... Ghost town
03) Hope in my bedroom
04) Can't go
05) Dream of a life
06) Gunshot
07) Eliminate
08) She's the love
09) Oracle
10) Brand new world
11) Thank you very f***in' much


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Grewon

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Recensione MERCILESS ATTACK

Merciless Attack - Mercy for None
(2013, Autoprodotto)
Thrash metal

Dalla città "romantica" per antonomasia, Venezia, e dalle sue incantevoli stradine, arrivano i Merciless Attack, un combo composto da quattro ragazzi, pieni di energia metal distruttiva...Orgio alla voce, Fede alla chitarra, Punzo al basso e Marco alla batteria, sfornano, in questo loro demo, circa 20 minuti di puro e “old style” Thrash Metal...! Il sound è sporco al punto giusto e i riff sono veloci e taglienti come una lama di rasoio; la parte ritmica, regolare e potente, fa degnamente il suo lavoro, senza strafare ma dando sempre l'apporto giusto; la voce di Orgio, sempre in "clean", è rabbiosa e ricorda un po' l'hardcore e il crossover. I testi dei sei brani spaziano dalla religione con “Pray to your God”, a personaggi di film famosi come Texas Chainsaw Massacre con “Leatherface”, per parlare poi di nucleare in “The toxic avenger” e “Nuclear tsunami”; e, soprattutto, della passione per il metal e per i concerti, con un brano come “In the pit” e con la title track.
Ora passo a esaminare i punti deboli di questo demo: questi quattro ragazzi veneti hanno dimostrato che idee ed energie ne hanno da vendere...ovviamente, peccano ancora di poca esperienza nel writing (che ha margini di miglioramento), nella produzione e qualità del suono; e, infine, in quel “qualcosa” (il “quid” latino) di personale, pur restando in un genere ben definito, che fa fare il salto di qualità a ogni band.

Voto: 7/10

Tracklist:
01 - The Toxic Avenger
02 - In The Pit
03 - Nuclear Tsunami
04 - Leatherface
05 - Pray To Your God
06 - Merciless Attack

EvilViking

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Intervista BURNING NITRUM

Qui per noi oggi su METALARCI WEBZINE il leader di una delle band più promettenti della scena metal barese, Davide Cillo, singer dei thrashers baresi BURNING NITRUM


1) Ciao Davide, iniziamo parlando del vostro ep "Pyromania" che sta giustamente riscuotendo ottimi pareri. Te l'aspettavi di entrare così da subito nelle grazie della critica del settore?

Ciao, grazie dello spazio! Mentirei se dicessi che me l'aspettassi, no non me l'aspettavo affatto. Spesso o per invidia o per pregiudizio o per altro é molto difficile riscuotere certi consensi quando si é così giovani. Per questo posso dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso!


2) La soddisfazione è ancora maggiore se pensiamo al fatto che hai dovuto penare non poco per problemi di line up, ma alla fine la tua determinazione è stata premiata, parlaci di questa faticosa gestazione del gruppo e come si è arrivati alla line up attuale.

Beh, sì é davvero stata una "tragedia", io mi auguro che adesso i problemi siano finiti... l'unico che é con me dalla nostra nascita é il batterista Dario, per il resto mi é toccato fare 7 cambi di bassista, uno alla chitarra ritmica e uno alla solista. Visto l'importanza che questo progetto ha per me ci sono stati dei momenti che devo dire non facili. Ma alla fine tutto é bene quel che finisce bene! Speriamo di aver trovato il nostro assetto definitivo!


3) Ti risparmio la solita banalissima domanda sulle influenze musicali, è chiaro che vi riferite al thrash old school di vecchia scuola, spiega ai nostri lettori però cosa spinge 5 giovanissimi nati negli anni 90 ad abbracciare tali sonorità anzichè le più "facili" e inflazionate ritmiche groove/post thrash di adesso?

Cosa ci spinge? La passione. E anche la convinzione, la convinzione che il thrash sia tutt'oggi un genere sottovalutato a cui sono anteposte proposte musicali di minor valore. Il metal vecchio stampo non deve essere messo da parte, anzi và rivalutato per quello che é, uno dei pochissimi generi veramente riusciti
all'interno della storia della musica. E lo dice uno aperto ad ogni, se valida, sonorità. Spesso leggo recensioni o mi dicono frasi del tipo "nulla di nuovo, però bello" o "bello per gli amanti del genere". Perché? Non capisco il perché di questa cosa. Perché una qualche cosa deve essere nuova, se il "modello
precedente" era uscito meglio? Questo genere ha ancora tantissimo da dare, e ci teniamo di cuore a dimostrarlo noi per primi.


4) Da ottimo conoscitore thrash come giudichi la scena attuale, sia a livello regionale che italiana.

Micidiale. Sul serio. Potrei parlare dell'underground thrash della nuova ondata negli Stati Uniti, Sud America, Medio Oriente, ecc. ma nessuno supera quello italiano, nemmeno la terra dove questo genere é nato, anzi. Vedere gente che riscuote una certa fama all'interno del genere impugnare le chitarre e realizzare
che qui in Italia abbiamo ragazzi di livello ben superiore, mi fa venire a pensare che ci siano pregiudizi contro noi italiani da parte delle grandi label e non solo. E' ignoranza, é una situazione vergognosa. L'acciaio italiano non delude mai!! Un'idea più chiara di ciò che sto dicendo? Basta visitare il link e la avrete. Troverete più di una trentina di band di altissimo livello che possono essere già ritenute pronte per ogni tipo di scenario internazionale.


5) Come ho accennato in precedenza siete un gruppo con un'età media molto bassa, e quindi con ampi margini di miglioramento e con grandi prospettive, da leader del gruppo come però vi penalizza quest'aspetto? Immagino che il fronte live sia stato un pò compromesso, giusto? Vi gira meglio in compenso in quanto a figa?

Sì, specie qui nel Sud Italia non é raro trovare "senatori" del genere pronti a giudicare solo in base alla tua età. E magari preferire a te una band di gente d'esperienza che però sul palco e a livello compositivo non dimostrano nemmeno la metà. Ma grazie al cielo non sono tutti così, c'é anche gente simpaticissima
ed organizzatori che andrebbero onorati, per il lavoro che fanno. Certe volte penso che senza certa gente la nostra scena sarebbe in seria sofferenza, e il rispetto che ho per chi si impegna nel portarci avanti é indescrivibile. Basti guardare qui in Puglia eventi come il Metal Symposium, o organizzazioni come Rockcult.
Di figa potrei averne quanta me ne pare certo, ma sono un amante di quelli che ritengo i sani principi: non c'é niente di meglio di una bella relazione piena di affetto con la persona giusta, é una delle soddisfazioni irripetibili della vita. Mentre andare a scopare a cazzo, senza poi quel sentimento di fondo, che
soddisfazioni dà? Ben poche, la verità é che la gente lo fa (o dice di farlo) perché é la più triste moda dei tempi recenti. O perché non ha capito ciò che nella vita veramente conta.


6) Di recente il thrash ha perso una delle sue leggende, come hai preso la notizia della scomparsa di Hanneman?

Malissimo. Sul serio. Non abbiamo perso un genio ma IL genio. Chi aveva la sua creatività? Chi creava i riff come li creava lui? Chi quell'attitudine, che derivava anche dalle sue influenze hardcore punk? Se esiste il nostro genere lo dobbiamo anche alla validissima scena punk hardcore, e negarlo sarebbe da ipocriti.
Jeff era l'anima, l'anima del nostro genere. Anche oggi devo ancora farmi una ragione della sua scomparsa.


7) Se avessi la possibilità di portare sullo stesso palco le tue 4 bands thrash preferite di sempre chi sarebbero i tuoi big four?

Domanda cattivissima. Credo che i big four meritino di essere loro, ci sono Metallica e Slayer che hanno dato vita ai due "settori" del genere, quello classico e quello più estremo. I Megadeth che sono i miei preferiti, il loro "Rust In Peace" lo ritengo un capolavoro insuperato. Gli Anthrax sono stati di grande aiuto
per lo sviluppo di un altro genere di thrash, che personalmente amo altrettanto. Se poi ci si chiede chi avrei voluto vedere insieme nei loro tempi d'oro... Megadeth, Slayer, Exodus e Testament. Quattro band che ritengo importantissime anche per il mio lato artistico.


8) Dove volete arrivare voi Burning Nitrum? Quali sono i sogni nel cassetto e i progetti futuri?

Non ci prefissiamo limiti, faremo il massimo possibile giorno per giorno e vedremo quali soddisfazioni riusciremo a raccogliere. Condividere il palco con le band con cui siamo cresciuti e magari perché no stringere un rapporto di amicizia con quegli artisti sarebbe però senza dubbio una grande fonte di soddisfazione.
Ieri é uscito il nostro nuovo singolo, "Turned to Ashes (Nothing Stands Still)", invito tutti a dare un ascolto. Per l'anno prossimo é invece prevista l'uscita del nostro album di debutto, che avrà un più che adeguato supporto live in Italia e all'estero! Tenetevi pronti perché noi siamo carichi!!


9) Senza peli sulla lingua: è il momento del vaffanculo pubblico. Nella tua ancor breve carriera metal ti saranno senz'altro girate parecchio le palle per qualche trattamento ricevuto da qualche addetto ai lavori / organizzatore / band. Se vuoi mandarlo affanculo, questo è il momento.

Un bel vaffanculo alla mafia del "pay to play", a questi proprietari (e proprietarie) di locali del cazzo che non ti fanno suonare perché non sei una cover band, anche dopo che ci sei andato apposta a parlare e fissato la data. Un bel vaffanculo ci sta anche agli invidiosi che non riuscendo a raccogliere nulla nella vita sentono l'esigenza di criticare, e a quelli che stanno a cazzeggiare come dei coglioni o passare le serata davanti al computer invece di venire i concerti e supportare il proprio underground. You will burn!!


10) L'intervista si conclude qui, ti auguro tante soddisfazioni con la tua cazzutissima band. Chiudi come preferisci

Ragà, supporto, siamo una famiglia! Se si inizia a rosicare e fare gli invidiosi, ad essere presenti solo al concerto della propria band, qui non si và da nessuna parte! E comprateli i cd di noi band underground, invece di buttare i soldi per qualche stronzata o per qualche fighettina stronza. THRASH 'TILL DEATH!!
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giovedì 7 marzo 2013

Recensione NAHABAT

Nahabat - Essence
(2012, Autoprodotto)
Ambient/Dark Metal


La copertina di un disco è raramente garanzia della sua bellezza musicale. Serve più che altro a suscitare una particolare emozione che raggiunge il cervello e a sua volta si collega al portafogli dell'acquirente (spesso accade con quelle copertine che ritraggono donnine nude et similia). Altre volte invece fungono da biglietti da visita, a spiegare in maniera visiva il contenuto sonoro (vale ad esempio con le copertine dei Rhapsody o dei gruppi black metal). Più raramente, infine, offrono a chi le scruta simbolismi arcani o allegorie occulte, in modo da catturare l'attenzione di chi certe cose le percepisce. E' proprio questo il caso di Essence, il primo EP dei Nahabat, con una copertina che definire emblematica è poco. Multi-interpretativa anche. E la cosa bella è che le sensazioni che suscita tale raffigurazione si riscontrano perfettamente anche nelle canzoni (solo tre, purtroppo) presenti nell'EP: un dark ambient molto etereo e oscuro, che però guarda verso la luce. Onirico come non mai, Essence è una piccola e brevissima perla sonora capace di canalizzare il pensiero verso direzioni uniche. A me, ad esempio, ha suscitato l'immagine di un cielo coperto, nubi fitte, e una luce che a spiragli ci filtra attraverso. Un'atmosfera cupa, lugubre, ma con un retrogusto di speranza.. o forse di paura. Chi siamo noi, angeli in pena che bramiamo il ritorno del sole? O demoni timorosi della luce divina? Chi è la figura angelica, sofferente e al tempo stesso estasiata, raffigurata sulla copertina? Potrebbe essere ognuno di noi, esseri figuratamente alati e in grado di volare, ma ingabbiati in una società tecnocratica che non fa altro che distruggere i nostri sogni e tenta di sotterrarci, sebbene siamo fatti per toccare l'infinito.
Questa è l'interpretazione che ci ho dato io, ma ognuno di noi può scorgere qualcosa di differente, ed è proprio questa la genialata di Essence. Un tappeto di liquide e sognanti atmosfere tastierose che mi hanno ricordato le sonorità che ho tanto amato nei primi anni '90, unite ad una batteria morbida che raramente si concede dei brevi slanci di velocità. Essa però, come anche chitarra e basso, sono suonati in maniera soffusa e dolce, per suscitare appunto quella sensazione di "trasporto" che contraddistingue una produzione fuori dagli schemi, che proprio per questo motivo va incoraggiata e supportata. Il composto è arricchito da una voce femminile calda e dolcissima, con una malinconia velata che ben si sposa col sound dell'EP.
Non dò un voto più alto di 7 solo perché appunto si tratta di un EP di brevissima durata. Non si fa nemmeno in tempo a lasciarsi trasportare ed estraniarsi dal mondo che... è già finito. Che questa recensione valga pertanto come incoraggiamento per la produzione di un full-lenght che attinga a piene mani da Essence ma che allunghi l'emozione per la durata di un album vero e proprio.

Voto: 7

Tracklist:
01) Prelude
02) Essence
03) Helios anima


Grewon
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Recensione THE ABYSS GODS

The Abyss Gods - Birth Of The Gods
(2012, Autoprodotto)
Heavy/Progressive Metal

La biografia dei The Abyss Gods è ricca di date, festival e collaborazioni di grande spessore. Mentre il loro debut album è alle porte, mi accingo a recensire il loro ep autoprodotto, dal titolo “Birth of the Gods”. La mitologia, reale o fantastica, sembra quindi essere il filo conduttore dei loro componimenti, che musicalmente risentono di diverse influenze. Di base, troviamo un heavy metal molto “americaneggiante”, con una voce aspra e ruvida e richiami anche all’hard rock di fine anni 80. In alcuni passi è però facile sentire la correlazione col metal oscuro e introspettivo dei primi Amorphis, quelli di “The Karelian Isthmus” e “Tales from The Thousand Lakes”.
Birth of the Gods” è composto da soli tre brani di lunghezza standard; un demo dunque, più che un ep, ma le definizioni si sprecano, è la musica ciò che conta.
Sommariamente, devo ammettere che non sono rimasto particolarmente affascinato da questo disco: non è per la produzione carente (caratteristica ovvia per le band alle prime armi, e che non intacca minimamente il giudizio complessivo), ma proprio per il songwriting in generale, che in diversi punti mi è parso approssimativo e incontra il suo picco creativo solo nella strumentale “Into destiny”. Un altro elemento disturbante è rappresentato dai cori aggiunti alla voce principale, che non ottengono a mio avviso il risultato sperato, cioè quello di supportare la lead vocal. Questo problema è facilmente risolvibile a livello di produzione, e si deve tener anche conto che in sede live queste imprecisioni assolutamente non si sentono.
Cos’altro dire: i The Abyss Gods sono musicisti abili e decisi, e questo si vede. Questo breve ep di debutto è ancora un po’ acerbo, ma le potenzialità di questa band si vedono eccome: sicuramente dal vivo le impressioni sono di indubbio spessore. Resto in attesa del loro full-lenght, e sono personalmente molto fiducioso per il loro futuro.

Voto: 5

Tracklist:
01) Birth of the gods
02) Into destiny
03) Race against time


Grewon
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