venerdì 23 marzo 2012

Recensione INTERCEPTOR

Interceptor - One with the Beast.. Meet with the Damned
(2011, Autoprodotto)
Thrash


Direttamente da Pescara arriva “One With the Beast.. Meet with the Damned”, l’EP di debutto degli Interceptor, band speed/thrash vecchio stampo formatasi nel 2009.
Dopo qualche problema di line-up i thrashers abruzzesi riescono infatti a realizzare il loro lavoro, che non si mostra certo al di sotto delle aspettative; successivamente ad un intro strumentale della durata di un minuto circa, parte la traccia “2012”, che con plettrate e riff pienamente vecchio stampo ci lascia già intuire quale sarà lo stile intrapreso dalla band durante l’intera durata del prodotto; dopo 4 minuti del pezzo possiamo assaporare l’assolo, anch’esso convincente e di stampo old school.
Nella successiva traccia (la seconda dopo l’intro), intitolata “Drag Me to Hell”, si confermano anche le altre due caratteristiche essenziali della band: voce raschiata e ritmi di batteria tipicamente thrash, con la presenza degli immancabili cori durante il ritornello.
Altro fondamentale elemento caratteristico della band, che si conferma con i successivi brani “Take it Out!” e con la title-track “One With the Beast.. Meet with the Damned”, e che personalmente apprezzo moltissimo, é la presenza di brani di media-lunga durata, generalmente di 5 minuti, e quindi di tracce ben sviluppate ed elaborate. La title track conferma inoltre un buon lavoro del batterista Leonardo al doppio pedale, sebbene le “urla” lanciate da Fausto e i gradevolissimi assoli eseguiti da Christian non siano certo da meno.
Coraggiosissima è infine la scelta di concludere l’EP con una cover della storica “See you in Hell” dei Grim Reaper, vera e propria pietra miliare dell’heavy metal classico, che in chiave più thrash rende, a mio parere, benone: esperimento riuscito!!
Dopo questo convincente lavoro, siamo senz’altro tutti in attesa di quelli futuri, che siamo sicuri si mostreranno all’altezza.. auguriamo buona fortuna con tutto agli Interceptor!!

Voto: 8/10

Tracklist:
01 Intro
02 2012
03 Drag Me to Hell
04 Take it Out!
05 One with the Beast… Meet with the Damned
06 See you in Hell (Grim Reaper Cover)


Contatti band:
www.reverbnation.com/interceptorthrashspeedmetalfrompescara
www.youtube.com/user/InterceptorThrash


Dave
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giovedì 22 marzo 2012

Intervista - CLOD THE RIPPER

1) Clod, il tuo è un supporto al Metal estremo incondizionato, sia come musicista in band del calibro di septycal gorge e modus delicti che come organizzatore, da dove nasce l'esigenza di creare il tatoo death fest?

Hai detto proprio bene, Incondizionato! Non ti nego che spesso mi domando chi me lo faccia fare....
In ogni caso il TATTOODEATHfest nasce nel 2004 con l'intento di unire le mie due grandi passioni, il metal e l'arte del tattoo, infatti le prime 3 edizioni ospitarono, oltre alle bands, tatuatori nostrani ed internazionali, che si esibivano in performance di Art-Fusion, creando opere d'arte a più mani a tempi di musica!


2) Unmerciful, Human Mincer, Insidious Decrepancy, Fleshgod Apocalypse, Hour of Penance e solo per citare alcune band che hanno preso parte alle varie edizioni, il livello qualitativo delle band è sempre alto e più si alza il livello più aumentano i costi, quante difficoltà ci sono dietro l'organizzazione di un edizione?

Davvero tante! Soprattutto sei fai tutto quasi esclusivamente da solo ed in una nazione quale l'Italia....


3) Come hai visto cambiare il festival in questi anni? sia come impostazione che come affluenza e supporto.

Purtroppo l'affluenza è ormai stabile, la cosa che più mi stranisce è vedere che dall'estero arrivano sempre più persone, mentre gli italiani sono sempre qui soliti affezionati...


4) Personalmente credo che il vero punto di forza del festival sia il supporto e la coerenza della scelta delle band italiane nel bill, come vedi l'underground estremo italiano?

Paradossalmente l'italia vanta un gran numero di ottime bands ormai più che conosciute al livello internazionale, mentre la scena rimane sempre scarna, soprattutto se paragonata alla vicinissima Svizzera piuttosto che Germania (paradiso del metal) o in generale il nord ed est europeo.

5) Parliamo della prossima edizione, Derenged, Beheaded, Trifixion, Blasphemer, ecc. un bill davvero fantastico, cosa ti aspetti per quest'edizione?

Quest'anno la location è cambiata, offrendo sicuramente un'acustica ed un posto migliore, quindi mi aspetto come al solito un festival dove la gente si diverte comprese le bands ed un'occasione per rincontrare amici vecchi e nuovi!



6) Perchè in italia esistono così poche realtà che supportano l'underground in un bill totalmente estremo? ironicamente in italia più sei metal e meno spazio hai per suonare, perchè secondo te?

Perchè il metal da noi è considerato per ragazzini, quindi appena si cresce un po' lo si snobba! Oltrettutto siamo un popolo di leoni da tastiera ma poi bradipi quando si parla di fare 20 min di strada in macchina e spendere qualche soldo per supportare la scena; c'è sempre un buon motivo per stare a casa (quella band non mi piace, quella l'ho già vista, cazzo quel giorno ho un impegno) però poi i soldi per le birre non mancano mai....
Oltretutto continuiamo solo ed esclusivamente ad andare a vedere i live della grandi bands ormai affermate invece di supportare l'underground, quando magari a nostra volta suoniamo in una band e pretendiamo poi che tutti ci vengano a vedere quando è il nostro turno di esibirsi live!


7) come vedi il futuro del tatoo death fest?

Come tutto quì in italia, pessimo, ma io sono una testa dura !!!


ti ringrazio per il supporto alla scena sia come musicista che come organizzatore e soprattutto per aver dato vita ad un festival puramente estremo che tanta visibilità da' alle nostre band. 

. : get inked by the Serial-Tattooist CLOD THE RIPPER : .
www.facebook.com/ClodtheRipperTATTOO



Furia

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Intervista - INVERACITY

I: Ciao, scusateci se c'è voluto tanto per ritornare. Siamo stati incasinati da morire con gli Inveracity scrivendo nuova roba per il terzo disco e coi Dead Congreation che andranno in tour in Aprile. Quindi eccoci qui!

1) Inveracity, Brutal Death Metal band dalla Grecia, attivi dal 2000 col demo "Defeated human raped", da dove prendete ispirazione per il vostro sound mortale?

I: L'ispirazione viene dalle Death Metal bands che amiamo e il Death Metal in generale ci vale come ispirazione, semplicemente.


2) Da "Defeated human raped" a "Circle of Closest" fino a "Extermination of million", quali sono i temi di cui parlate nei vostri testi?

I: I testi hanno sempre un legame con la violenza, fisica e mentale. Abusi, repressione, inganno, e lo stato mentale di un uomo che cerca di fuggire dalle situazioni di cui sopra. Non penso che questo cambierà mai perché la musica violenta richiede questo tipo di argomenti nei suoi testi.


3) Dopo "Extermination of millions", guardando avanti ad un vostro nuovo album, cosa c'è di nuovo su quel fronte?

I: Abbiamo il 90% di quest'album già pronto, che possibilmente si chiamerà "Lowlife syndicate". 10 tracce che combinano la ferocia di "Circle of perversion" con un maggiore tecnicismo come "Extermination of millions", ma l'elemento tecnico sarà solo messo a servizio della brutalità, non sarà l'aspetto predominante della musica.


4) Cosa pensate dell'underground estremo EURP, vi sembra che i generi stanno finalmente riscoprendo gli estremi?

I: Dipende come la si vede. Non penso che l'estremo ha bisogno di essere riscoperto o qualcosa del genere. E' già stato fatto tutto in passato quindi a mio avviso è giusto una questione di ispirazione, pura e semplice. Quando i primi dischi Death Metal comparvero verso la fine degli anni 80 o gli inizi dei 90, non penso che si possano confrontare con quello che viene prodotto oggi. Se riesci ad aggiungere qualcosa di nuovo alla tua proposta, va bene e ci sono band che lo fanno con successo, ma può anche essere una trappola in cui la tua band può cadere e diventare soltanto un numero nella folla.


5) Cosa pensate del fatto che ci sono sempre meno festival che promuovono le band underground, specialmente le più estreme?

I: Beh la cosa ha senso, no? Siccome il Metal è così popolare ora, e i festival sono così tanti, ogni organizzatore vuole che l'intera organizzazione frutti più soldi di quelli che ha speso quindi non penso che se i soldi non vengono dalle band popolari possano venire dalle band underground estreme (ride, Nda). Fortunatamente ci sono ancora dei festival estremi underground per chi vuole parteciparci.


6) Cosa pensate della situazione estrema in Italia?

I: Sta andando forte di sicuro. Ci sono delle band veramente cattive che vengono dal vostro paese e lo dico anche facendo il confronto con la scena greca. Siamo stati in contatto con qualcuna di queste band e abbiamo in progetto di fare dei concerti in Italia, anche se sembra ancora un po' strano che questo non sia mai successo prima.


7) Quali sono i vostri piani per il futuro e quando vi vedremo in sede live?

I: Pubblicare il nostro terzo album è la priorità principale adesso. Subito dopo vengono i concerti e il tour e stiamo già contrattando per farne possibilmente uno coi ragazzi dei Cerebral Bore. Sperando in questo modo di riuscire a calcare anche i palchi italiani. Grazie per le domande.


Grazie a voi per la vostra gentilezza, i vostri fan e io speriamo di vedervi presto in un concerto qui in Italia.


Furia

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Recensione STRYDEGOR

Strydegor - In The Shadow Of Remembrance
(2012, CCP Records)
Viking Metal


Interessante formazione quella degli Strydegor, combo germanico autore di un Viking Metal molto particolare e contaminato da vari generi e influenze. I ragazzi sono alla loro seconda fatica (il primo album, “Back on Ancient Traces”, risale al 2009), e i passi in avanti sono notevoli. Per carità, non sto dicendo che il loro primo album fosse brutto, anzi aveva molti spunti positivi, ma risultava sommariamente acerbo e aveva un certo retrogusto di “monotonia del già sentito”. “In the shadow of remembrance” invece, dimostra quanto gli Strydegor siano stati capaci di capire le direzioni del loro percorso musicale e di imboccare quelle più degne di considerazione. Nel nuovo disco infatti il sound si è fatto più maturo, corposo, introspettivo, e le melodie più studiate e originali. Le contaminazioni, ad ogni modo, sono diverse: quella più frequente è il black metal melodico, col suo riffing e i suoi tempi tiratissimi. Ma possiamo anche trovarci qualcosa di death melodico di “Amon Amarthiana” memoria (The Memorial Fire e Berserk sono gli esempi più lampanti), così come anche lievissimi accenni di Thrash Metal, spruzzati qua e là (in misura più consistente in “Fight For Decay”) per decorare il tutto. C’è da dire, tuttavia, che il sound non è epico in ogni parte del disco: alcune tracce come ad esempio “Everlasting allegiance” sono un chiaro ossequio al “Gotheborg death metal” portato avanti da mostri sacri come i Dark Tranquillity, giusto un nome fra i tanti.
La seconda parte del disco, introdotta da un breve intermezzo strumentale, risulta invece avere un ritmo generalmente più andante e un mood più introspettivo: anche i brani si fanno più lunghi, e descrivono oniricamente scene più complesse, da gustarsi con calma e da riascoltare più volte per essere digerite al meglio. A chiudere il disco, la splendida ed epica strumentale “Meadguard”.
Bella prova ragazzi, che questo nuovo album possa portarvi i risultati che meritate.


Voto: 7,5

Tracklist:


01 – Intro
02 – The memorial fire
03 – Fight for decay
04 – Everlasting allegiance
05 – Berserk
06 – In the shadow of remembrance
07 – Vafthrudnismal
08 – Independent realm
09 – Ride into the night
10 – Waves of sorrow
11 – Meadguard

Contatti:
Sito web: www.strydegor.com
MySpace: www.myspace.com/strydegor


Grewon

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Recensione TRODDEN SHAME

Trodden Shame - Chaos Let Be My World
(2010, Autoprodotto)
Thrash/Groove

Il disco si apre con l’intro Walking On The Last Mile, che è un break down preceduto da una sequenza sonora che richiama una camminata. La traccia è collegata al secondo brano, You Can’t See My Face, che si apre con una potente intro, che poco dopo lascia spazio ad un ritmo più cadenzato. Degni di nota gli assoli di chitarra e la precisione di esecuzione dei ritmi col doppio pedale del batterista. In Never Look Back c’è un bel lavoro di voce da parte del cantante nelle parti cantate, con un bel flow sulla strofa e un ottimo growl sulle vocali lunghe. Ottima anche la parte strumentale, che rende il pezzo molto coinvolgente. iGOD ha un’intro atipica, ma quando il pezzo decolla nella velocissima strofa, ti obbliga a muoverti ed iniziare a pogare con te stesso, con l’armadio, con il cane, o con qualunque cosa ti stia vicina. Molto bello anche il melodico assolo di chitarra. Jarhead è il pezzo più Hardcore del disco, ed è quindi quello che forse convince di più, essendo più slegato dagli schemi compositivi del Thrash Metal, offrendo intermezzi strumentali molto gradevoli alternati allo splendido timbro di voce del cantante e a rapidissimi assoli di chitarra, richiamando un pochino la struttura di Battery dei Metallica. The Mad è un brano, contrariamente al precedente, molto legato agli schemi Thrash, ma molto gradevole all’ascolto. Batteria potente e precisa, senza troppi fronzoli, riff insistenti di chitarra, linea di basso durissima, e un break down da paura! La penultima traccia è l’immancabile title-track, che è anche il pezzo più lungo del disco (con i suoi 4 minuti e 17 secondi). Avrebbe reso meglio, probabilmente, con il cantanto in scream su tutto il brano, al posto di un’improbabile linea vocale che mi ha un po’ fatto storcere il naso. La canzone, a mio parere, perde un po’ di aggressività senza lo scream. Avrei preteso di più da un pezzo del genere, che sarebbe potuto essere il migliore dell’album. Ancora una volta grande lavoro dei chitarristi negli assoli. L’album si chiude con A.I.M., caratterizzata da continui cambi di tempo e break down strumentali. Concluso l’ascolto, è necessario fare un’analisi ancora più accurata del disco: degna di nota la produzione dell’album, che offre dei suoni molto distinti, ben registrati ed ottimamente mixati. Tuttavia, la band rimane un po’ troppo ancorata a quella che è la tradizione Thrash, distaccandosi poco dal genere ed offrendo un prodotto un po’ troppo old school per il mercato odierno. Questa non vuole essere una critica distruttiva, anzi, spero che il gruppo faccia tesoro della mia riflessione (può darsi che mi sbagli, anche, dato che è una riflessione che ho fatto io, notando che nell’ambiente Thrash/Groove gli unici che sopravvivono nelle classifiche di vendita sono i Megadeth (sì, i Metallica oramai non li considero un gruppo thrash), dato che sono anche spariti addirittura i Machine Head...) dettata dallo sguardo che do quotidianamente a quello che è il mercato mondiale della musica e guardando in che direzione si orientano i gusti dei ragazzi di oggi.
Do un sei e mezzo di stima alla band perché le potenzialità ci sono tutte. La chiave per sfondare sarebbe “modernizzare” un pochino le strutture dei pezzi e lo stile compositivo, perché il Thrash ormai non ha più futuro. Se il gruppo seguisse una svolta verso un Post-Grunge alla Godsmack o un Nu-Metal alla Korn vecchio stampo (Life is Peachy, per intenderci) potrebbe fare un boom pazzesco. Personalmente, l’album mi è piaciuto parecchio, ma è fatto solo per le orecchie degli intenditori... Questo è ciò che frena i Trodden Shame... Spero di sentir parlare presto di loro, e di sapere che hanno applicato i miei consigli o hanno smentito la mia opinione! D’altronde, culturalmente, devo crescere ancora parecchio io!

Tracklist
1) Walking On The Last Mile
2) You Can't See My Face
3) Never Look Back
4) iGod
5) Anger
6) Jarhead
7) The Mad
8) Chaos Let Be My World
9) A.I.M


JoeMFZB
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martedì 6 marzo 2012

LIVE REPORT - COUNTDOWN TO APOCALYPSE

Extreme Metal Fest – I edizione

Domenica 26 febbraio 2012
@Trinity College, Marano di Napoli (NA)

FLESHGOD APOCALYPSE
Lahmia
Symbolyc
Midian
Blood Ravens
Disturbia

Organizzazione: Kick Ass Corporation

Prima edizione del Countdown to Apocalypse, festival estremo organizzato dalla neonata associazione Kick Ass Corporation, da qualche mese attiva sul suolo partenopeo con l’organizzazione di eventi live atti a far rinascere la scena partenopea, sopita da alcuni anni. L’occasione è di quelle grosse, visto che torna nel capoluogo campano una band di spessore internazionale: gli headliner del festival sono infatti i Fleshgod Apocalypse, la Symphonic Technical Death Metal band sotto contratto con la Nuclear Blast, al suo primo tour in Italia da headliner. A far compagnia al mastodonte perugino ci sono i romani Lahmia e quattro bands campane: Symbolyc, Midian, Blood Ravens e Disturbia.
L’affluenza del pubblico è stata, come prevedibile, sotto le aspettative: solo una settantina di persone sono infatti accorse nella music hall del pub maranese ad assister ad uno show che, alla fin dei conti, è risultato decisamente buono. Un po’ l’affluenza appena sufficiente, un po’ dei problemi tecnici in corsa che hanno fatto slittare l’orario d’inizio e fermato un paio di volte le esibizioni (vedasi la corrente elettrica saltata ben due volte), un po’ per il comportamento non consono dei gestori del Trinity College, specie nella persona del “direttore artistico” (un completo cretino che nulla ha a che fare col Metal, ma anche con la musica Live in generale), non si è comunque goduto appieno del concerto, che ha avuto il proprio culmine con la monolitica performance dei Fleshgod, capaci di tenere in mano l’intero locale.

DISTURBIA
Ad aprire la prima edizione del Countdown to Apocalypse ci sono i casertani Disturbia, giovane band Death Metal dotata di una buona tecnica che è ben riuscita nel compito di scaldare il pubblico accorso. Quattro pezzi più un intro per i Disturbia, fermati sulla prima song, “Alien” dalla corrente elettrica saltata. Intoppo a parte, buona prova per i ragazzi casertani.

Setlist:
1. Intro
2. Alien
3. Criminal
4. Thirteen
5. The Fourth Kind

BLOOD RAVENS
Veloce cambio palco ed è la volta dei Blood Ravens, act Brutal Death che festeggiava per l’occasione l’uscita dell’EP d’esordio “At the Order of Ra”. I Blood Ravens non mostrano alcun timore reverenziale verso le bands che seguiranno la loro performance, brutalizzando l’audience che comincia a scatenare i primi focolai di pogo. Il setlist permea soprattutto, e non c’erano dubbi, sull’EP fresco uscito: degni sicuramente di menzione sono “For Gods Who Have Not Believed” e “At the Order of Ra”, che hanno aperto la mezz’ora di Claudio e soci. C’è spazio anche per due cover: “Rapture” dei Morbid Angel e “Conquer All” dei Behemoth, ottimamente eseguite da questi ragazzi, che, se di esame per loro si fosse trattato,l’avrebbero passato certamente.

Setlist:
1. For Gods Who Have Not Believed
2. At the Order of Ra
3. Rapture (cover dei Morbid Angel)
4. Conquer All (cover dei Behemoth)
5. Throne of Blood

MIDIAN
Dalla provincia di Caserta arrivano anche i Midian. La band capitanata dalla vocalist Miriam Granatello è, negli ultimi tempi, tra le più attive on stage della regione e l’esperienza accumulata la si nota immediatamente dalle prime note del loro set, grazie ad una tenuta del palco ottima. Miriam arringa il pubblico e lo tiene in mano, guida con la sua voce i Midian in uno spettacolo senza la minima pecca. Lo spettacolo della Thrash/Death band casertana è incentrato sull’album di debutto, “Screaming Demon”: si susseguono quindi buoni pezzi come “Eternal Ways of Sorrow”, “Kingdome Gone”,la strumentale “Midian” e la conclusiva “Burial Alive”. Anche per i Midian prova ampiamente superata. A questi ragazzi il merito di migliorarsi continuamente: un futuro roseo li aspetta. Si spera.

Setlist:
1. Intro/Living Madness
2. Divine Delation
3. Eternal Ways of Sorrow
4. Kingdom Gone
5. Midian
6. Time to Die
7. Burial Alive

SYMBOLYC
Si entra nel vivo del festival con la salita sul palco dei napoletani Symbolyc. Un’esibizione il cui inizio è slittato di 20 minuti circa a causa di un problema alla cassa del basso, ma una volta partiti i deathsters napoletani hanno dimostrato, una volta in più, come siano al momento tra i migliori esponenti di Metal estremo nel capoluogo campano. La band, capitanata da un Diego Laino in stato di grazia, sta preparando ”Apocrypha”, nuovo album che dovrebbe essere in uscita per questo 2012. E dal prossimo album i ragazzi presentano anche un pezzo: “Ad Litora Inferni”, che ben lascia sperare per il prossimo capitolo di casa Symbolyc. Per il resto, i pezzi proposti sono dal primo album per My Kingdom Music, “Engraved Flesh”. Immancabili “Suffering” e “Within the Realms of Human Awerness” (personalmente i due pezzi che più preferisco di Sox e Co.), così come la potentissima “The Parasite’s Curse”, che chiude lo show della band napoletana. L’highlight è stato però il penultimo pezzo: la cover degli Slayer “Raining Blood”, eseguita a velocità sperimentate giusto dalla NASA.

Setlist:
1. Intro
2. Suffering
3. Dead Inside
4. Wingless
5. Denied
6. Within the Realms of Human Awerness
7. Ad Litora Inferni
8. Oncoming Apocalypse
9. Raining Blood (cover degli Slayer)
10. The Parasite’s Curse

LAHMIA
Si avvicina la salita sul palco dei Fleshgod Apocalypse, ma prima c’è da assistere allo show dei Lahmia, Melodic Death Metal band romana che ha seguito il quintetto perugino nel tour italiano. Ero rimasto già particolarmente colpito dai capitolini ascoltando il loro disco “Forget Every Sunrise” (e detto da me che poco sopporto il Melodic…), e con il loro concerto in terra partenopea non hanno fatto altro che confermare la buonissima impressione avuta in passato. Solo sei i pezzi suonati dai ragazzi romani, quasi tutti presi dal nuovo disco, anche per loro in uscita quest’anno. Quasi perché insieme alle varie “Drag me to Hell”, “Into the Abyss”, “Nightfall”, “The Tunnel” e “Strenght for my Wounds”, i Lahmia hanno proposto anche un’interessante rivisitazione di un classico dei Judas Priest, “Nightcrawler”. Con una prova compatta, i Lahmia hanno dimostrato perché hanno seguito in tour i Fleshgod Apocalypse e perché sono ritenuti da molti una delle più interessanti realtà del panorama Swedish Death nazionale.

Setlist:
1. Drag me to Hell
2. Into the Abyss
3. Nightfall
4. The Tunnel
5. Nightcrawler (cover dei Judas Priest)
6. Strenght from mu Wounds

FLESHGOD APOCALYPSE
Face painting nero. Frac. Tommaso Riccardi, Paolo Rossi, Cristiano Trionfera, Francesco Paoli e Francesco Ferrini salgono sul palco. È il momento dei Fleshgod Apocalypse, headliner di quesa prima edizione del festival. Una prova sontuosa per la band della Nuclear Blast, autrice di uno spettacolo musicalmente e scenicamente perfetto. Il mix di Death Metal brutale e sinfonia “dimmuborgiriana” viene proposta dal quintetto in egual modo al cd: non una nota fuori posto, un assalto continuo, il tutto condito da una presenza scenica mostruosa.
L’intro “Temptation” inizia ad accendere gli animi del pubblico, ma è con “The Hypocrsy” che si scatena il putiferio: il calore dell’audience partenopea avvolge il gruppo facendo da contorno alla sontuosa prova dei Fleshgod. Alla fine dei pezzi i ragazzi si girano di spalle, parte un introduzione sinfonica, Tommaso si gira e presenta il pezzo con poetiche citazioni (certo con quel tono…..) e si riparte col massacro.con “The Egoism” si scatena un moshpit selvaggio, che prosegue con il salto nel passato della band umbra, che propone “Thru our Scars” e la bellissima “Requiem in SI Minore”, prima di demolire quel che resta di sano nelle ossa dei fans con “The Deceit”. Arriva poi il momento che tutti aspettavano. Parte l’intro orchestrale, Tommaso cita il Sommo Poeta (“Fatti non foste per viver come bruti…”), i violini incalzano: “The Violation” scatena il pubblico napoletano. Spinti dall’entusiasmo dei fans i Fleshgod spingono sull’acceleratore, offrendo con il loro singolo il pezzo con la miglior performance del loro set. Da brivido l’urlo col quale tutto il pubblico accoglie le primissime note del pezzo, sorprendente quando sulle parti pulite di Paolo i ragazzi nelle prime file si girano verso di lui cantandogli appresso. Col penultimo pezzo i Fleshgod compiono un nuovo salto nel passato con “In Honour of Reason”, prima di chiudere un concerto fantastico con “The Forsaking”.
Uno spettacolo come non se ne vede da anni, con forse l’unica pecca della tosse che ha attanagliato Paolo e che gli ha impedito di offrire una buona prova con le clean vocals: spesso, andando in difficoltà, ha dovuto abbandonare i suoi classici acuti, ma ciò non abbassa il livello qualitativo del loro concerto.

Setlist:
1. Temptation (Intro)
2. The Hypocrisy
3. The Egoism
4. Thru Our Scars
5. Requeim in SI Minore
6. The Deceit
7. The Violation
8. In Honour of Reason
9. The Forsaking

Così la prima edizione del Countdown to Apocalypse passa agli archivi. Un’edizione che, leggendo in giro i feedback entusiastici di chi ci è stato, ha lasciato contenti tutti, dalle bands al pubblico. Peccato solo per l’affluenza mediocre, che non paga delle prove egregie di tutte e sei la bands e gli sforzi organizzativi della Kick Ass Corporation, l’associazione che più di altre sta cercando di far qualcosa per la scena partenopea (contando soprattutto che gli altri promoters sono praticamente inesistenti: tra chi dice d’organizzare ma lo fa con i soldi degli altri e chi fa festival su festival e va a chieder soldi, la situazione non è delle più rosee). L’appuntamento con il Countdown to Apocalypse II dovrebbe essere nel prossimo dicembre: il 21.12.2012, per la precisione. Con un nome simile, non esiste in effetti data migliore per questo festival.

Ogre

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sabato 3 marzo 2012

Recensione VERATRUM

Veratrum - Sentieri Dimenticati
(2012, Autoprodotto)
Black-Death

Dopo il loro ottimo demo Sangue, i bergamaschi Veratrum ultimano questo concept album,Sentieri dimenticati agevolmente improntato su sonorità death/black metal.
Dopo l'anonimo intro La voce del silenzio, l'attacco di Uomo, ci riporta dove Sangue ci aveva lasciati, un mix tra death metal di matrice polacca e black dal sound svedese, tra Vader ed Azarath per inquadrare il sound, fatto sta che i progressi fatti sulla precisione e la violenza del sound sono grandissimi.
Il cantato italico sicuramente dà valore a tutto il lavoro, ma in Lo sventramento dei guardiani della terra cava, I trionfi più grandi ed Ars goetia, la valorizzazione dei punti di forza della band rappresenta la svolta artistica, le partiture sono sempre più violente e taglienti, supportate in egual dose sia dalla sezione ritmica che dalla prova canora, una maturità compositiva ed una ricercatezza nei testi che ora è un dato di fatto di questa band.
Il brano I braceri del tempio di thot rappresenta un intramezzo strumentale molto bello e ben incastrato nel contesto dell'album, talmente ben eseguito che porta diretti alla ferocia cadenzata di Ritorno ad atlantide, non perdendo mai l'attitudine ed il groove che rappresenta la band stessa, ogni pezzo è una dose di adrenalina e violenza mai confusa, ma sapientemente calcolata ed eseguita ad ogni colpo.
Orizzonte è buona per ricaricare le batterie ma insieme alla parte iniziale di Thule è il preludio del massacro sonoro che con Agarthi chiude questo album davvero bello, sapiente frutto di una miscela di death e black che solo con ottime qualità tecniche e compositive poteva dare questo risultato.
Se il demo Sangue era affascinante, questo Sentieri dimenticati è una conferma del valore di questa band e della personale ferocia del sound che ricrea.
Ottimi sotto ogni punto di visto, con l'aggiunta del cantato in italiano a rappresentare il valore aggiunto di personalità e qualità.

Voto: 7

Tracklist:
1 la voce del silenzio
2 uomo
3 lo sventramento dei guardiani della terra cava
4 i trionfi più grandi
5 ars goetia
6 i braceri del tempio di thot
7 ritorno ad atlantide
8 orizzonte
9 thule
10 agarthi

Furia

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